Saturday 9 December 2006

IL DIRITTO ALLA MORTE

Il caso Piero Welby è sulla bocca di tutti. L'uomo che, da anni, è obbligato a "vivere" solo grazie ad un respiratore artificiale è diventato oggetto di molti speciali e di molte, ahimè, accuse. I benpensanti, coloro che pensano sempre di fare del bene alla collettività, di essere "pastori di uomini", lo accusano di strumetalizzare la sua condizione. Che cosa vuole lui, se non giustamente porre fine alla sua condizione di "non vita"? E' vivere quello, rimanere attaccato ad una macchina? Forse la sua più grande sfortuna è stata quella di avere il corpo paralizzato, ma la mente più che lucida.
Questo caso ci riporta ad una questione annosa e spinosa: l'eutanasia, ovvero il diritto di morire. Ci sono molte persone che, come Welby, chiedono solo di andarsene da una vita che loro non considerano più tale. Ma i "benensanti", i "buoni cristiani" non vogliono. E' un oltraggio a dio, perchè la vita non ci appartiene, siamo qui di passaggio, ecc... E sinceramente non ammetto molto che, nel 2006, ci sia ancora gente che creda alla stupida idea della vita dopo la morte.
Questo è quello in cui io credo. La vita dopo la morte non esiste. La giustizia divina non esiste. Niente di quello che ci hanno insegnato a catechismo esiste. E' solo una scusa ridicola e idiota per esorcizzare la paura della morte, dello scomparire per sempre. Costringendoci a vivere in una condizione di ignoranza e a volte dolore estremo, come quella di Welby.
E' suo desiderio. E' convinto di ciò. Lasciatelo morire. Perchè ostinarsi a farlo "vivere" in quelle condizioni? Possibile che la gente non riesca a capire? Eppure, secondo le leggi dell'evoluzione, siamo gli animali più intelligenti. Perchè non si usa l'ingelligenza? Usala o la perderai. Molti, per me, l'hanno già persa.
E' tutto.
A presto.

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