Thursday 30 August 2007

UN UOMO SENZA IMPORTANZA: CAPITOLO UNO


Diciamo che ho titubato un pò. Uno, perchè questo non è un semplice racconto di poche paginette, ma una specie di "romanzo" (oddio, usare la parola romanzo mi sembra esagerato!!!) di crica 80 pagine.
Ad ogni modo, lo scritti nel 2005. Il titolo venne da un'opera del drammaturgo inglese Alan Bennett, "A woman of no importance", che tradotto in italiano diventa "una donna senza importanza". E' la storia di una donna che, pur avendo una malattina mortale, continua a comportarsi come se fosse assolutamente utile all'umanità, pur non essendolo affatto.
Il mio "romanzo" è leggermente diverso: narra infatti di un laureato in ingegneria, rozzo, incapce e pure schifosamente ottuso che si crede il migliore di tutti. Si sente bello, virile, intelligente e se qualcosa gli va storto non pensa alla sua inettitudine, ma piuttosto alla sfortuna (se non trova un lavoro decente è perchè c'è troppa "concorrenza" di donne e amici degli amici).
Pur rendendosi ad un certo punto conto della sua incapacità, e cercando di porvi rimedio, combinerà solo altri guai.
Il personaggio principale, Angelo, è ispirato ad una persona che conosco veramente nella realtà. E vi posso garantire che egli è al 99% come Angelo. Un amico del mio mulo, è grazie alle mie osservazioni e ai suoi aneddoti che Angelo è nato.
Se credete che una persona simile non possa esistere, venite a Saronno e ve la presenterò. Vi basterà stare solo mezza giornata con lui perndervi conto!!! :-p
Ma passiamo al primo capitolo
L’INIZIO DI UN MITO

Sono le otto e cinque ed è veramente in ritardo. Le lezioni iniziano alle otto e trenta. Come l’anno precedente. Come sempre. E il primo giorno di scuola lui non può permettersi di arrivare in ritardo. Lui è professore, deve dare il buon esempio! Quest’anno deve veramente migliorare. Vuole essere un buon professore. Certo, prima o poi troverà un lavoro adatto alle sue competenze e capacità. Ma per ora si deve accontentare di quello. Ha comunque “interessanti prospettive per il futuro”.
Con quella Ka rosso fuoco tutta piena di bozzi, si tuffa nel traffico del mattino. Sembra una bolgia dantesca. Basta una sola macchina che vada più piano delle altre per intasare ogni via di fuga. Le bestemmie e gli strombazzi di clacson arrabbiati non si fanno certo attendere. Di solito Angelo è il primo a farsi sentire. Le sue bestemmie sono da guinness dei primati. Il suo record di mano sul clacson è di due minuti netti. Ma quella mattina è stranamente silenzioso. Ha altro per la testa. Non riesce a pensare e a suonare il clacson contemporaneamente.
Ma il tempo non aspetta certo che il traffico si snellisca. Verso le otto e un quarto Angelo ormai capisce che non riuscirà ad arrivare in orario. Si arrabbia. Picchia la mano sul clacson. Bestemmia con furore. Suda. In un attimo l’abitacolo è invaso da una puzza orribile di sudore fresco e stantio. Il suo marchio di identificazione. Tutti lo conoscono per quel suo “profumo”. E gli hanno affibbiato un nomignolo adatto: puzzone. Infatti Angelo non è un tipo che ama rimanere nella vasca fino a diventare molle come una prugna sottospirito. Non ama coprire il suo odore con profumi, saponi e deodoranti. Lo ha letto una volta sul giornale femminile di sua sorella. Alle donne piacciono gli odori naturali del maschio. Le eccita. Il suo amico Daniele poi, il “coglione” perché ha sposato una russa che poi se ne andata portandosi via anche i mobili di casa, ha confermato. Da quel momento Angelo evita di lavarsi troppo. Una doccia alla settimana. A volte anche una ogni due. Così non copre gli odori. Così le donne si eccitano. A volte, quando vuole far sentire il suo “odore maschio” alza le braccia e indossa camice non lavate. Il risultato è un penetrante odore di frittata cipollata che farebbe scappare anche una cammella in calore.
Angelo cerca di divincolarsi da quella morsa. Ma proprio mentre trova una via d’uscita viene sorpassato da una macchina. Una Panda nuovo modello blu metallizzato. Dallo specchietto retrovisore Angelo nota che è una donna, e per giunta bruttissima.
È una sfida. Un affronto. Nessuno mi sorpassa, pensa. Soprattutto una donna. Comincia quindi una “gara” all’ultimo sangue tra lui e la macchina davanti. Il cofano della Ka non disterà più di pochi centimetri dalla macchina che precede. Ogni momento è buono per poterla superare e farle vedere chi guida meglio.
Sembra che quella mattina non gli debba andare bene. E mentre attraversa la statale senza il benché minimo rispetto della distanza di sicurezza, gli appare una visione. Una ragazza di non più di quattordici, quindici anni. Forse russa. O anche una polacca. O una lettone. Una bellezza fulminea ed elettrizzante. Una prostituta mattutina. A quella visione Angelo strabuzza gli occhi. Poi, mentre la macchina sorpassa la visione, lui volta la testa di quasi 180°.
- Che figa!-
Emette un sibilo serpico carico di libido.
Si immagina completamente nudo, con l’attrezzatura del piacere al massimo della sua forma, insieme alla ragazza, stesi su un materasso lercio. Poi la chiave entra nella toppa e forza oscenamente la serratura, mentre lui ulula di piacere come un licantropo.
Quella fantasia gli è deleteria. Si è dimenticato che non è in grado di guidare e contemporaneamente fare “altro”. Semplicemente perché non è possibile.
Booom! Si ritrova quasi soffocato dall’air-bag che gli esplode in faccia. Un qualcosa di positivo in quella giornata: si è stranamente allacciato la cintura di sicurezza. Di solito lui si allaccia solo la cintura dei pantaloni. Questo “inconveniente” ha evitato che la faccia mal rasata che lui considera sexy all’estremo diventi una poltiglia sanguinolenta.
- Ma dico, sei deficiente?-
La donna alla guida della Panda scende “leggermente” contrariata. Una brutta grassona quarantenne, con il culo molliccio e piatto. Se fosse stata una bella donna, avrebbe potuto mettere in campo il suo “charme” e sistemare amichevolmente la situazione. Magari gli sarebbe potuto scappare anche un appuntamento! Ma con quella lì…solo l’idea lo fa vomitare.
- Io deficiente? Se lei non sa guidare non è colpa mia! Si può sapere perché si è fermata in mezzo alla strada?-
- In mezzo alla strada? Mi dica, lei non si ferma mai alle rotonde quando sono impegnate? No, non credo. Uno che guida come lei certo no!-
In un attimo di lucidità si rende conto che quella bruttona ha ragione. Non si può osservare una bella donna, farsi pugnette e guidare contemporaneamente!
Alla fine la questione si risolve. La colpa è di Angelo. Punto e basta. La bruttona sembra soddisfatta. Rimonta in macchina e se ne va.
Anche Angelo dovrebbe andare. È il primo giorno di scuola. È professore. Deve arrivare in orario. Ma sono le nove e dieci. E poi la macchina non parte. Ha rotto il radiatore. Oddio, lui non sa nemmeno come funziona un radiatore. Lui è ingegnere, mica un manovale!
Osserva il misero spettacolo. La Ka di sua madre. Lei non sarà certo contenta. E nemmeno il suo portafogli, perché adesso deve chiamare il carro attrezzi e questo pretenderà un pagamento faraonico.
Visto che non vuole spendere i soldi per il carro attrezzi, spinge la macchina sul ciglio della strada. Poi fa i suoi calcoli ingegneristici. Dal punto in cui si trova alla scuola ci saranno circa cinque chilometri. Se si mettesse a correre dovrebbe metterci circa mezz’ora.

Alle dieci meno venti un uomo sulla trentina, con le ascelle pezzate, la faccia mal rasata brillante di sudore, la borsa di finta pelle sporca di fango e il fiato grosso arriva davanti alla portineria di un istituto tecnico della provincia di Milano. Il bidello, un uomo sulla sessantina dal viso sottile e lo sguardo intelligente, lo saluta freddamente.
- Buongiorno professore- dice con un filo di disprezzo nella voce da fumatore incallito.
Lo guarda con disgusto. Quell’uomo. In teoria dovrebbe essere un professore di matematica. Si presenta al mondo sporco di unto, sudato, puzzolente e con la borsa sporca di fango. Una cosa simile, pensa, non l’ho mai vista. E pensa sconsolato che l’istruzione ha davvero toccato il fondo. Se come professori assumono gente simile…
Angelo però capisce il contrario. Il suo sguardo, secondo lui, è di gelosia perché non è un bell’uomo, laureato in ingegneria elettrica e con “interessanti prospettive per il futuro”. Angelo non sopporta quella gente. Perché sono stupidi e ignoranti, pensa sempre. E non sanno stare al loro posto.
- Buongiorno- dice Angelo ansimando.
Cerca di mantenere quel distacco che la sua superiorità gli impone.
Si ricompone rapidamente e si avvia. Percorre lentamente i pochi metri che lo separano dalla sua classe.
Perché Angelo, ingegnere (brillante come si definisce lui) uscito dal politecnico di Milano con una votazione mediocre è finito a fare il professore in un istituto tecnico della provincia di Milano? Come può un ingegnere ridursi ad insegnare invece di andare giustamente “in cerca di gloria”?
In realtà la carriera di Angelo era iniziata in modo promettente. Fresco di laurea, era stato assunto in una piccola impresa. Il “padrone” (come lui definisce il direttore generale) lo aveva accolto in modo molto amichevole e professionale. Angelo si sentiva al settimo cielo. Tanto felice da pregustare già la poltrona di finta pelle da dirigente e le tette sode di una bella segretaria davanti agli occhi. Mentre faceva questi sogni, combinava un guaio dietro l’altro. Non riusciva a inviare i fax, a fare le fotocopie e nemmeno ad usare correttamente il computer. Gli dicevano di fare una cosa e lui faceva il contrario. Prendeva appunti, se li studiava a memoria, per un po’ faceva le cose bene poi si “resettava”. Eppure tutto sembrava così facile sui testi universitari! Erano così pieni di speranza i suoi sogni! Passava le notti intere a ristudiarseli (a memoria), ma appena arrivava al lavoro tutto sembrava il contrario. La vita lavorativa era totalmente diversa.
In due mesi aveva commesso errori di ogni genere. Non era in grado di fare nemmeno le cose più elementari. I suoi colleghi dovevano sempre sistemare i suoi pasticci e a lungo andare la cosa li aveva inaciditi. Le leggende d’ufficio su di lui erano tantissime. Non ci badava. Pensava fossero gelosi. Solo lui li dentro era ingegnere. Gli altri avevano tutti miseri diplomini o lauree di “basso livello”. Ovvio, pensava sempre lui, hanno paura che gli faccia le scarpe!
C’era poi una bella biondina in ufficio. Una ragazza alta e snella. Stupenda. Era la segretaria del suo “padrone”. Gli sorrideva ogni volta che lo salutava. Era cordiale. Angelo sentiva sempre le trombe ogni volta che la vedeva. E si era talmente messo in testa che se la doveva fare che non riusciva a pensare ad altro. Anche perché non è mai stato capace di occuparsi di due cose contemporaneamente.
Poi il periodo di prova era finito, e si era trovato di fronte all’amara realtà.
- Sei un incapace!- gli aveva urlato il suo capo. – Non ho mai visto un deficiente come te. Vai a impastare mattoni!-
Se un datore di lavoro ti parla in quel modo vuol dire che sei veramente un impiastro. Ma Angelo aveva troppa stima di sé. Ed aveva pensato che il vecchio lo avesse cacciato perché aveva paura che lui, ingegnere “brillante”, gli portasse via il lavoro. E anche la donna! In fondo era giovane, bello, virile, con “interessanti prospettive per il futuro”. Dunque era stato “mobbizzato”. Lui. Un ingegnere. Non poteva sopportarlo.
In realtà le cose erano andate diversamente. Il suo capo lo aveva licenziato perché aveva provocato troppi danni con la sua totale inettitudine. Era diventato un peso morto per l’azienda.
Aveva passato un breve periodo di sconforto. Soli mille euro in tasca. Colloqui dopo colloqui. Tutti senza esito. Troppa concorrenza, pensava ogni volta. Poi aveva avuto il colpo di fortuna, ed aveva cominciato a pensare ad “interessanti prospettive per il futuro”.
Era stato assunto in una multinazionale tedesca. Contratto come Co. Co. Co. Mille e cinquecento euro al mese. Angelo aveva strabuzzato gli occhi ed aveva sentito il melodioso suono del registratore di cassa rimbombare nel suo cervello. Mica male! Niente ferie. Niente malattia. E chi se ne frega, aveva pensato. Io non mi ammalo mai.
Prima collocazione di Angelo: ufficio marketing. Sul suo curriculum aveva segnalato le sue grandi competenze nel settore (che in realtà non aveva). Risultato: disastro totale! Due stampanti distrutte. Un fax a pezzi. I colleghi lo deridevano dalla mattina alla sera. Le donne lo snobbavano.
Seconda collocazione di Angelo: progettazione. È un ingegnere elettrico, no? Visto che non sapeva fare nulla nemmeno li, scartabellava tutto il giorno i cataloghi di manufatti elettrici. Quando il suo lavoro era diventato inutile, urgeva un’altra collocazione. Quindi terza collocazione di Angelo: archivio. Almeno li non avrebbe fatto danni.
Passava tutto il giorno ad archiviare pratiche, fatture e affini. Un lavoro che poteva fare chiunque. Ma lui era ingegnere cavolo! Aveva studiato otto anni e mezzo per cosa? Si era imparato a memoria tutte quelle formule matematiche solo per archiviare inutili pezzi di carta? Possibile che tutto doveva essere contro di lui? La frustrazione era giunta al massimo storico. Mandando in vacanza la sua avarizia patologica, quasi ogni sera andava a sfogarsi con qualche prostituta minorenne proveniente dai paesi dell’est. Era l’unico suo svago.
Poi in una ventosa giornata di ottobre la sua vita lavorativa era cambiata. Il suo capo era una biondona quarantenne con due tette monumentali. E da qualche giorno, dopo pochi mesi dalla sua assunzione, lo guardava in modo interessante. Una sera si era trattenuto un po’ di più e lei gli era letteralmente saltata addosso. Lo avevano fatto come animali, rotolandosi sul pavimento insipido dell’archivio.
Era iniziato il loro triste ménage. Lo facevano sempre dopo il lavoro. Una cosa di massimo quattro/cinque minuti. Un rapporto triste e grigio come una mattina autunnale, che si concludeva con un urlo da uomo di Neanderthal. Era felicissimo.
Il capo non era per niente soddisfatta.
- Tu non sai fare niente- gli aveva detto un giorno. – Duri troppo poco! E molto più bravo il Richetti, che ha vent’anni in più di te!-
Angelo si era sentito offeso. E quello era stato il suo più grande sbaglio. Troppo orgoglioso di sé, pensava ormai di aver piegato ai suoi voleri il donnone stile tedesco. L’orgoglio provato aveva provocato danni irreparabili. Perché lui l’aveva trattata male e l’aveva pure insultata.
Il giorno dopo si era stato convocato dall’ufficio personale. Gli avevano dato il preavviso. Era fuori anche da lì.
Ed eccolo qui, che cammina lentamente lungo il vialetto ciottoloso e sconnesso di quell’istituto tecnico di basso livello. Cammina e pensa che la vita sia troppo ingiusta con lui. Ma succede sempre così, pensa: è un momento di crisi economica questo. Troppa concorrenza, troppi pochi posti. E quei pochi che ci sono vengono affidati “agli amici degli amici”. E alle donne, che come al solito “fanno le troie”. E lui? Niente. Perché è bravo. Perché non ha “amici degli amici”. Perché non è una donna, e quindi “una troia”. Emigrerebbe, se solo potesse. Ma i suoi calcoli ingegneristici gli dicono che il gioco non vale la candela. Troppi soldi spesi, e per cosa poi?
La sua classe. In quale classe è? Ormai è suonata la terza ora. No, deve ancora suonare. Ah ecco, fa ancora in tempo ad entrare per la seconda ora. Quindi si trova in III D.
La classe è al secondo piano di un edificio squadrato e schifoso che tutti chiamano “anonimo”. Classi con enormi finestroni sempre puzzolenti di muffa e tristi come un collegio di suore. Sulle tende ci fanno i nidi i ragni. In quel tugurio gli studenti sono obbligati a seguire le lezioni. Un tugurio abbandonato a se stesso, tipico delle scuole statali. I soldi non ci sono mai. Eppure i ministri se ne fanno grandi scorpacciate, pensa Angelo. Vorrei anch’io farne indigestione, per una volta nella vita.
Si precipita in classe senza guardarsi in giro. Gli studenti sono seduti composti ai loro banchi. Sembrano stupiti di vederlo entrare.
- Salve a tutti. Scusate il ritardo. Adesso facciamo l’appello e iniziamo subito la lezione-
I ragazzi cominciano a ridacchiare e a bisbigliare tra di loro. Mi sfottono, pensa. Sempre così gli studenti. Non hanno rispetto per gli insegnanti. Questi stronzi! Tanto poi ve la farò pagare! E già pregusta il potere del registro dei voti.
- Ben arrivato! Ma che ti è successo?-
Ha parlato qualcuno. Una voce di donna che non appartiene ai suoi studenti.
Ed in effetti c’è una donna seduta alla cattedra. Ha i capelli neri, mossi. È giovane. Non deve avere più di trent’anni. Indossa dei vestiti casual, ma che non riescono a nascondere le sue belle forme. Ha un viso sottile, delicato, con due grossi occhi azzurri. È una bella donna. Una delle più belle che Angelo abbia mai visto in quella scuola. Forse è per questo che sente come una tromba suonare nel suo cervello. E una gran voglia di allungare le mani. Quella visione sta risvegliando in lui una certa voglia. Ma è una voglia diversa. Una voglia…nemmeno lui è in grado di descriverla. Sa solo che si sente stranamente bene. Come se la vita avesse preso un gusto dolciastro che accarezza il palato e i sensi.
- Ciao! Spero non ti sia successo nulla di grave. Io mi chiamo Margherita Reiner. Sono la nuova insegnante di inglese. Adesso avevo un’ora buca e la preside mi ha mandato qui a sostituirti. Tu sei il professore di matematica vero?-
- Certo sono Angelo. Piacere-
Si stringono la mano. Com’è morbida la sua mano, pensa. Una mano calda, energica, contro la sua molliccia, sudaticcia e sfuggente.
Intanto gli studenti ridacchiano e bisbigliano. A causa dell’emozione ha fatto cadere la giacca e la borsa.
Margherita ride anche lei. – La preside ha fatto chiamare a casa: pensava fossi malato.-
- Adesso vado a parlare con la preside e sistemo tutto!-
Intanto si prepara ad una bella chiacchierata, pensando agli argomenti da trattare con lei. Perché lui sa cosa piace alle donne. Sono tutte uguali, loro.

- Allora, l’anno scorso avevamo parlato…-
E’ appena entrato in classe dopo l’intervallo. Getta la sua valigetta sporca sulla cattedra ed inizia la lezione. A dire la verità non ricorda cosa ha trattato l’anno precedente. Ma guarda il libro nuovo e capisce subito da dove iniziare. Dal primo capitolo.
Inizia la spiegazione. Con il libro aperto in mano, legge la prima riga. È l’introduzione. Giù risatine moleste. Lui fa un colpo di tosse. Comincia ad infastidirsi.
E pensare che l’anno precedente era iniziato così bene. Gli studenti così educati, rispettosi. Poi era successo qualcosa. Stava “spiegando” le equazioni di secondo grado e uno studente aveva alzato la mano. Non aveva capito bene l’argomento e chiedeva spiegazioni. Lui, aveva guardato l’alunno. Poi il libro. Poi ancora lo studente. Aveva cominciato a sudare. La sua unica risposta era stata “sul libro è scritto così!”. Gli studenti avevano subito capito con chi avevano a che fare.
Ecco il primo argomento. Comincia a “spiegare” e a scrivere gli esempi riportati sul testo. Gli studenti non capiscono niente.
Una pallina di carta lo raggiunge alla testa. Lui si volta. È rosso in viso.
– Allora? Ricominciamo come l’anno scorso? Basta!-
Silenzio sepolcrale. La “spiegazione” riprende. Risatine sommesse. Si, quest’anno sarà particolarmente crudele. Metterà 3 a raffica. Farà interrogazioni a sorpresa. Compiti in classe senza preavviso. L’idea lo elettrizza. E va in “trip utopico”. Adesso si sta immaginando lui, Giulio Cesare circondato dai suoi schiavi. E le ragazze, tanto belle, sono tutte le sue “puttanelle”.
È ancora immerso nel suo sogno ad occhi aperti, con il gesso sospeso a mezz’aria, quando lo colpisce un’altra pallina. In nuca stavolta.
– Allora, vogliamo piantarla? Sto spiegando! Possibile che nessuno di voi è interessato allo studio?-
La rabbia fa si che lui si “lasci andare”. Scarica così uno scorreggione osceno, che ha cercato inutilmente di trattenere fino al suono della campanella.
Adesso le risate sono argentine e tuonanti. Sembra vogliano far crollare l’edificio. Angelo, rosso come un pomodoro maturo, non sa più cosa fare. A che servirebbe arrabbiarsi? Ormai la “truppa” si è “ammutinata”.
- Basta ho detto! Vi mando tutti dalla preside, mannaggia a voi!-
Le risate si fanno più intense. Mi stanno prendendo per i fondelli, pensa. Sono il loro clown. Sono sempre stato il loro clown. Maledetti stupidi, ignoranti…non gli vengono altri termini.
Schizza fuori dall’aula, sbattendo violentemente la porta. Andrà al cesso, a fumarsi una sigaretta in barba alla legge antifumo.

La quinta ora è finita. Lui è esausto. Non li sopporta. Veramente, non ce la fa più! Gli studenti sono più irrispettosi che mai. Gli tirano palline, fanno pernacchie, disegnano sue “caricature” corredate di insulti tipo “fallus impudicus” et simila. Nemmeno lui sa dove possano avere imparato quelle parole. Ma non ha importanza dove le abbiano apprese. La cosa principale è che non hanno rispetto di lui e del suo lavoro. Lui fa del suo meglio, cavolo. Ma non è il suo campo. Lui dovrebbe lavorare in una grande industria. Lui è ingegnere, porca vacca! E poi se c’è crisi mica è colpa sua.
Alcuni professori parlano entusiasti del bel rapporto che hanno con gli studenti. Come Alexis, l’insegnante di conversazione inglese. Un’australiana mezzo-sangue sempre in jeans. Una laida paurosa, secondo Angelo. Questa qui è sempre in giro a parlare con gli studenti. Durante l’intervallo, prima dell’uscita della scuola. Sembra una di loro. Non la sopporta assolutamente. Ma alla fine ha mandato giù il rospo e le ha posto la fatidica domanda: come fai? Lo ha fatto solamente perché era stufo di essere ingiustamente denigrato. Si era aspettato chissà cosa. Boh, forse una formula magica. Dei termini altamente tecnici. Niente di ciò. Sorridendo e mettendo in mostra dei denti perfetti, aveva semplicemente risposto che bisognava essere se stessi, essere gentili, non mostrarsi superiori. Perché se noi siamo laureati, aveva detto, questo non significa che siamo migliori di loro. Angelo non era rimasto soddisfatto. Ma…io sono superiore a loro, aveva pensato. Io sono ingegnere! Ho studiato otto anni e mezzo all’università. Di questi qui, aveva pensato, quanti ne andranno all’università? Conclusione: per lui era impossibile fare come Alexis. Lei era una laureata in lettere. Lui in ingegneria. Il suo livello era nettamente superiore.
Si siede in aula professori. Alcuni si stanno preparando per la sesta ora. Altri se ne vanno a casa. Lui, semplicemente, sta seduto senza nessun pensiero particolare in testa.
- Ciao! Tutto bene? Mi sembri depresso: qualcosa non va?-
La Reiner si siede proprio di fronte a lui. La maglietta attillata che indossa fa fatica a nascondere le forme, che sembrano vogliano far esplodere l’indumento. Angelo, mal per lui, va in “trip utopico”. Pensieri vietati ai minori di 18 si affollano nella sua mente confusa. Scrolla la testa, nel tentativo di cacciare via quelle immagini che gli offuscano la mente.
- Angelo, allora? Tutto bene?-
- No, niente di grave. Solo lo shock del primo giorno-
Lei sorride. Ha un sorriso meraviglioso. Dei denti stupendi. Tutto in lei è assolutamente meraviglioso. Non riesce a capire come una donna bella come lei abbia potuto diventare insegnante. Quante altre cose avrebbe potuto fare, una con quelle caratteristiche fisiche!
Prende la sua borsa e si allontana. – Ci vediamo domani-
- Certo-.
Angelo sta seduto ancora qualche minuto, per riprendersi completamente dal “trip”. Poi prende la sua borsa sporca di fango e si avvia verso casa. A piedi. Dieci chilometri sotto un sole africano.

Le urla di sua madre le hanno sentite tutto il palazzo. Suo padre, incazzato come una bestia, per poco non lo sbatteva fuori di casa. Sua sorella invece è stata colta da una crisi isterica. Per solidarietà. Il danno fatto alla macchina ha reso tutti molto nervosi. Forse perché è il quarto in un anno. Tutti provocati dall’estrema disattenzione di Angelo.
- I danni li pagherai tu!- urla sua madre.
- Ci pensa l’assicurazione!- dice lui incavolato.
- Tu pagherai i danni a me! Nel senso che pagherai i costi del noleggio di un’altra auto!-
Angelo sbuffa e va in camera sua. A sbollire la rabbia. Non è colpa sua. Non è mai colpa sua.
A cena nessuno parla. Le immagini del telegiornale scorrono veloci davanti agli occhi dei commensali. Angelo grufola come un suino, criticando le notizie con il suo solito fare di superiorità. Dice che è giusto “sbattere fuori dalle balle” i musulmani perché fanno solo danni. Un paese civile come l’Italia, dice, non può assolutamente accogliere degli estremisti e degli stupratori. E intanto pensa alle donne musulmane, che si scoperebbe volentieri. Quegli occhi scuri, voluttuosi. Quanto si eccita, mentre le guarda passeggiare avvolte in quei pastrani!
Passa poi a descrivere l’Italia utopica sotto la guida della Lega. Si infervora, sputacchia, batte il pugno sul tavolo. Non ha niente da invidiare a Mussolini quando annunciò che l’Etiopia era diventato colonia italiana.
I genitori e la sorella lo guardano indifferenti. Sono abituati a quei discorsi e non ci fanno più caso. E poi lui, quando la gente non risponde, si sente bene. Non sanno cosa dire perché dice cose “intelligenti”.
Finisce di ingollarsi la sua peperonata. Sorbisce, fa rumori strani, rutta, mastica a bocca aperta. E lo fa in un modo tanto osceno che persino un maiale avrebbe schifo a sedersi a tavola con lui.

Di sera Angelo corregge i compiti. Ma la scuola è appena iniziata e non ha compiti da correggere. La noia comincia a bussare alla sua porta.
Sbadiglia. Rutta con voluttà. Si sdraia sul suo letto. L’immagine della Reiner lo invade come un’onda anomala. Ha deciso: se la deve fare. È una questione di principio. Nessuno in quella scuola ha le caratteristiche fisiche per poter conquistare la Reiner. Tranne il prof. Ermanno Galli, di educazione fisica. Una specie di montagna umana. Ma il Galli può essere escluso perché omosessuale dichiarato. Dunque, per la prima volta in tutta la sua vita, non ha concorrenza.
Riuscirà a farsela. E lei sarà attratta da lui. In fondo, che cos’ha di sbagliato? È bello, intelligente, virile. Se riesce a portarsi a letto le quarantenni, che come ha sempre pensato lui hanno il palato fine, perché non dovrebbe riuscirci con una giovane?
Si alza dal letto, si spoglia e ammira orgoglioso il suo petto peloso. Poi si toglie le mutande e contempla le sue natiche villose e il suo “lombrico”. Ama troppo quella parte. Quante ne avrebbe da raccontare, se potesse parlare!
Il pensiero della Reiner lo fa andare su di giri. Guarda l’orologio: solo le undici. Non ci sono filmetti sexy a quell’ora. Vorrà dire che guarderà dei filmati piccanti che ha scaricato da internet. Oddio, per scaricare quei filmati ha speso ore di connessione e decine di virus che hanno infettato il suo computer. Ma ne è valsa la pena. Tanto il computer mica lo ha sistemato lui!
Appena appaiono i titoli di testa, Angelo comincia a “scaldarsi”. Quando inizia lo spettacolo lui è definitivamente caldo. Le immagini mostrano tre ragazze nude che fanno il bagno in una vasca idromassaggio.
- Si, godi, troia!- erutta. Lo fa per darsi la carica.
Quando lo spettacolo entra nel “clou” Angelo da di mano come un frullatore alla massima potenza.
L’orgasmo lo coglie di sorpresa. – Uaaaaaaaaaaaah!- si ritrova ad urlare. Poi bestemmia da record: cinquanta secondi.
Accaldato, fa “la fontanella” contro il muro.
Nudo, si lascia cadere sul letto. È durato circa un minuto. Il filmato continua.
- Angelo, che succede?-
Non poteva certo prevedere che quell’impicciona di sua sorella entrasse in camera in quel momento! Fa appena in tempo a fermare il video e ad infilarsi sotto le coperte.
- Angelo, allora?-
- Niente- mente – ho solo visto che la mia squadra ha vinto!-
La sorella fa un’alzata di spalle e se ne va. Angelo tira un sospiro di sollievo. È in preda ad una crisi da umiliazione estrema.

È mezzanotte e mezza e si sente depresso. Porca miseria, pensa, quanto vorrei che Margherita fosse qui! Deve fare qualcosa per sopperire alla mancanza. Sta impazzendo.
Ruba la macchina di suo padre e va sulla statale. A quell’ora pullula di prostitute. Trova la sua preferita, una russa quindicenne dai capelli rossi. La carica in macchina. Vanno nel solito angolo. Ne “usufruisce” al limite dello stupro. Tanto è solo una puttana.
La paga con il solito disprezzo e torna a casa. Si sente un vero uomo.

See ya next week con il secondo capitolo! :-p
P.S. Ovviamente, Angelo è un personaggio di fantasia. E per quanto assomigli a questa persona, non è questa persona...diciamo che è ispirato, ma non così negativo! :-) Meglio precisare, prima che qualcuno pensi alla diffamazione volontaria! :-D

3 comments:

Francis [il mulo parlante] said...

si, avrà pure tutti questi difetti: ma chi non li ha? (ognuno a proprio modo). Comunque è un mio amico, e ad ogni modo, lo apprezzo per quello che è, per quello che può fare, con i suoi difetti, ma anche con i suoi pregi (perchè so che ne ha tanti).

Ombre said...

Credo che la precisazione finale al fatto che il personaggio sia inventato potesse anche essere superflua (fatta eccezione per il fatto che all'inizio specifichi di conoscere una persona al 99% simile al tuo personaggio. Il tuo personaggio e' oltre il limite del grottesco, come oltre il limite del grottesco appare l'intera narrazione.

Per esprimere un commento completo attendero' la lettura completa dell'intera opera. Per ora posso dire che lo stile di scrittura e' sempre molto buono, anche se nel delineare il personaggio sembra esserci stato un abuso di stereotipi. Volontario, sicuramente, come volontaria era la creazione del personaggio di Fantozzi... ma in certi momenti appare quasi fine a se stesso (almeno Fantozzi era delineato cosi' per far ridere): per questa ragione preferisco attendere di leggere di piu' prima di esprimere un commento coerente. :)

Shogun said...

Devo dire che anche stavolta sono d'accordo con Ombre, ho trovato il personaggio di Angelo un po' stereotipato.
La scrittura è come al solito molto scorrevole e pulita come al solito. Attendo il seguito per vedere cosa pul arrivare a combinare Angelo.