Thursday 20 September 2007

E ANCORA...

Ebbene si! Ritorno con il quarto capitolo della saga di "Un uomo senza importanza".
Una persona una volta mi ha chiesto: "ma perchè pubblichi il tuo racconto online? Speri di ottenere consensi e gloria?".
Ora rispondo: io non voglio né consensi né gloria. Voglio solo condividere, con qui vuole, ciò che mi appassiona. Ognuno può avere un giudizio positivo o negativo sul mio operato, ma questo fa parte della vita. Del resto non si può pretendere di piacere a tutti! Sarebbe da egocentrici e superbi e visto che di gente così ne conosco fin troppa e mi da i nervi, evito di comportarmi nello stesso modo.
E poi so che non diventerò mai una grande scrittrice: il grande scrittore è quello morto!
Ma non divaghiamo. Ecco il capitolo.

@NGELO1975

Fa sempre più freddo. Piove quasi tutti i giorni. Angelo ormai prende l’autobus regolarmente. Dieci minuti, o anche di più, di viaggio insieme a studenti sbarbatelli e studentesse dalle voci squillanti. Prendendo l’autobus ogni giorno, Angelo ha capito che non è un mezzo solo per studenti acneici e sfigati cronici. Avrebbe mai detto di rifarsi gli occhi in quel modo, guardando tettine in erba e culetti non sfigurati dalla cellulite? Ormai, ogni volta che sale sull’autobus, il volto di Angelo si tira in un sorriso beota che per lui significa “sono al settimo cielo”.
Un mattino di novembre particolarmente nebbioso e umido, Angelo arriva a scuola con due ore di anticipo. Non si è ricordato che al martedì inizia alla terza ora. Poco male, troverà nuovi modi per “torturare” gli studenti. Quell’anno gli sta venendo particolarmente bene. Specialmente con quel cretino dello Smilzi. Lui continua fargli pernacchioni e trattarlo con quel suo modo spaccone di fare, ma lui mica si intimorisce. Sa che ha un punto debole: suo padre. Ha parlato con lui settimana scorsa. È molto preoccupato per il rendimento del figlio. Ha paura che venga bocciato ancora. E se dovesse venire bocciato ancora, gli aveva detto battendo il pugno sul banco, lo gonfierò di botte. Se la ride alla sola idea di quel cretino di Luca picchiato dal quell’armadio umano di suo padre. Ora sa che cosa deve fare per piegarlo al suo volere: spaventarlo. Il problema è trovare le parole giuste. Lo Smilzi riesce sempre a contrattaccare.
Vede la Reiner seduta al suo tavolo e viene colto da un fremito. La saluta calorosamente e lei ricambia. Il suo saluto è però tiepido e distaccato. Ormai fa sempre così da quando è uscito allo scoperto.
Aveva iniziato a “provarci” a inizio ottobre. Aveva usato la solita tecnica. Prima di tutto, espressione facciale da “combattimento”: un sorrisetto strano e difficile da comprendere, a metà tra il beota e il troppo sicuro di sé. Con gli occhi accesi e quel sorrisetto dipinto sulla faccia, aveva cominciato la sua “offensiva”. Le stava sempre a “culo”, come si fa quando si vuole sorpassare una macchina. Aveva cominciato a fare il gentile. Le portava la borsa, i libri. Le faceva complimenti. Criticava i comportamenti negativi dei maschi. Diceva che le donne hanno sempre ragione, che gli uomini le sfruttano, e cose di questo genere. Voleva far colpo su di lei, sicuro che quelle parole l’avrebbero convinta della sua intelligenza.
Poi c’era la parte migliore, quella del “tuttologo”. Angelo è essenzialmente un insicuro, nonostante la sua faccia di tolla. Deve quindi mostrare le sue capacità sugli altri, cercare consensi. E doveva mostrarsi bello con la Reiner.
Aveva iniziato a leggere più quotidiani, perché aveva saputo che alla Reiner piacevano le persone informate. Leggeva soprattutto “Libero”, il suo quotidiano preferito. Poi aveva aggiunto “Repubblica” e il “Corriere della sera”, anche se li considerava troppo “comunisti” per i suoi gusti. Appena arrivava la Reiner, lui alzava il giornale per farle vedere che lo leggeva. Poi con finta indifferenza commentava. Eh guarda qui. Va bene tutto ma…Io non sono razzista, ma a certa gente bisogna insegnare a stare al loro posto, ecc…Si sentiva forte, perché catturava l’interesse di Margherita.
E lei? Sorrideva sempre. Sosteneva la conversazione. Creava un dialogo. Non lo mandava mai a quel paese, nonostante a volte fosse così fastidioso che sopportarlo era una specie di impresa titanica. Certo, aveva capito fin dall’inizio che Angelo non era il suo tipo. Troppo spaccone, troppo ottuso, incapace di fare distinzioni, incapace di capire quello che stava facendo. Ma aveva anche capito che, alla fine, era un bravo ragazzo. Ecco perché lo sopportava. E poi la divertiva molto. Le sue “perle” la mettevano di buon umore anche nelle giornate più nere. Era bello vedere uno che non si demoralizzava mai, almeno all’apparenza, e che comunque era sempre vicino, anche se le sue intenzioni erano quelle che erano. La Reiner aveva cominciato ad “affezionarsi” a lui. E, poco a poco, aveva cominciato a provare un affetto simile a quello che si prova per un bambino un poco stupidino.
Angelo, come al solito, aveva capito il contrario: secondo lui Margherita era “innamorata persa”. Adesso non doveva far altro che darle il “colpo di grazia”: un appuntamento.
Quindi, una mattina uggiosa mentre si avviavano alle aule, Angelo aveva attaccato:
- Sai – aveva detto una mattina – potremmo uscire una di queste sere. Che male c’è?-
Margherita si era fermata. Si era voltata e gli aveva sorriso dolcemente. Dentro di sé una voce urlava di mandarlo a quel paese. E lo avrebbe anche fatto. Poi, incontrando lo sguardo sicuro e beota del suo collega, aveva deciso di trattenersi.
- Guarda, te lo dico subito: sei molto gentile, ti ringrazio, ma devo dirti di no. Non amo avere troppa confidenza con i colleghi con cui lavoro. Siamo solo colleghi e tali dobbiamo rimanere. Non è una presa di posizione nei tuoi confronti, sappilo. Io ho un principio: non uscirò né darò mai un bacio ad un collega. Scusami, ma sono fatta così-.
Se ne era andata di corsa, lasciando Angelo impalato in mezzo al vialetto, preda di una cocente umiliazione.
Quando si era ripreso si era sentito più rinvigorito. Dice così, aveva pensato, perché è interessata a me. Quando una donna dice no vuol dire che è si. Vuole solo farsi desiderare.
Il sabato precedente una mezza tragedia. Lo Scalzi e la Reiner parlavano insieme. Come al solito. Il sabato la Reiner è inavvicinabile. E ad Angelo, di starsene in un cantuccio non andava proprio. Non poteva perdere tempo, doveva “provarci”. Come poteva farlo se Mike era in mezzo ai piedi?
I due se ne erano poi andati. Li aveva seguiti “per caso”. Con passo felpato. Li aveva sentiti confabulare qualcosa riguardo una cena e poi si erano salutati. La Reiner gli aveva dato un bacio sulla guancia. A lui, Angelo, non glielo aveva mai dato. Si era ricordato di quella frase, quella volta che ci aveva provato troppo spudoratamente, dandole un appuntamento. Non uscirò né bacerò mai un collega. Mike è un professore a mezzo servizio. Ma è pur sempre un collega. E allora perché lo stava baciando?
Si era sentito rodere di rabbia. Il suo viso era diventato rosso. Aveva voglia di andare li e spaccargli la faccia. Con la Reiner ci stava provando lui, e questa volta Mike lo sapeva. E vuoi vedere che la sua solita frase “guarda che non sei il suo tipo” significava che si voleva ancora mettere in mezzo? No, aveva pensato, questa volta non glielo permetterò. Doveva riflettere, trovare una soluzione. Ma era troppo arrabbiato.
Era tornato in sala professori infuriato come un toro. Aveva detto alla preside di stare poco bene ed era tornato a casa. Qui aveva insultato pesantemente sua sorella, aveva mandato a quel paese sua madre e si era chiuso in camera sua a sbollire. La sera era andato a sfogarsi con la sua solita prostituta. Era stato molto violento e l’aveva pure insultata pesantemente.
Alla fine si era calmato, nonostante i 50 euro spesi. E si era pure pentito di averla insultata.
- Tutto bene, vero?- trilla Angelo, facendo l’occhiolino.
Margherita sorride.
- Certo che va bene, grazie! Ho soltanto molto da fare. Anzi, adesso è meglio che vada in biblioteca a cercare del materiale che mi serve per la lezione. Ci vediamo-
Lo saluta tiepidamente, come succede tra colleghi, e se ne va.
Si sente abbacchiato perché lei se ne è andata in quel modo, senza dargli l’opportunità di “gettare l’amo”. Aveva già in mente una tattica infallibile che l’avrebbe fatta letteralmente cadere ai suoi piedi. Pazienza, pensa, sarà per la prossima volta. Ho “interessanti prospettive per il futuro”.
Per riprendere il buon umore trotterella senza scopo attraverso i corridoi vuoti. Le gambe lo portano davanti all’aula d’informatica. Perché non navigare?, pensa. E’ gratis! Tutto ciò che è gratis è buono: questa è la sua filosofia.
Naviga per una mezz’ora senza scopo. Passa da uno stupido sito di vendite matrimoniali per corrispondenza ad un sito di omosessuali che per poco non gli fa vomitare le quattro tazze di caffé e lo spicchio d’aglio mangiato a colazione.
Vola poi su un motore di ricerca e digita “incontri on-line”. Gli si apre una pagina di un sito italiano che nemmeno conosceva. Migliaia di uomini e donne in rete, da ogni parte del paese. Quasi tutti giovani. Questa cosa lo incuriosisce. Si decide: mentre cerca un modo per conquistare la Reiner, farà nuovi incontri.
Al sito bisogna iscriversi. Lo fa senza esitazioni. Si iscrive come @ngelo1975 e con questa descrizione:
sarebbe troppo semplice definirsi bello, intelligente e simpatico. Detesto l’ipocrisia e la falsità. Amo molto fare sport, viaggiare e cerco una bellissima donna a cui dedicare tutto me stesso”
Rilegge la sua descrizione. Gli piace. Poi allega una foto che porta sempre con sé sul “floppy dei compiti in classe”. L’ha scattata al mare l’estate precedente. È un’angolatura particolare: mette ben in risalto il suo fisico latino, che piace tanto alle donne. Invia il tutto. Intanto suona la campanella della seconda ora.
Esce dall’aula computer prima che una frotta di ragazzini allegri la invada come un branco di locuste affamate. Ma prima di andar via rilascia un “vento”che, mischiandosi all’odore di aglio, rende l’aria decisamente pesante. Un bel ricordino per quelli studenti stupidi che non lo apprezzano.

Classe II F, ore 11.00. Angelo entra senza salutare. È nero. Questa cosa proprio non riesce a digerirla.
La Reiner lo ha fermato poco prima in corridoio. Sorrideva. Era bellissima. Lui si è sentito al settimo cielo. La sua mente aveva iniziato a galoppare verso mete irraggiungibili.
- Posso farti una domanda?- aveva detto lei, con un sorriso.
- Certo. Puoi farmi tutte le domande che vuoi!-
- Ecco…non so come chiedertelo-
- Dimmi pure-
- Senti, dovrei mandare una mail a Mike. Il problema è che al suo indirizzo e-mail non riesco a mandare niente. Forse ha un problema. Non sai per caso se ha un altro indirizzo di posta elettronica? Sai, è una cosa piuttosto importante. È…un affare di lavoro!-
Angelo è lento, ma non certo un cretino totale. Che cosa avrebbe potuto mandare un’insegnante di inglese ad un professore di fisica a mezzo servizio? Era ovvio che…Angelo aveva sentito i fumi dell’ira uscire dalle orecchie. Ma non poteva dirle di no. Non a lei.
Le aveva dato l’indirizzo di posta elettronica del suo ufficio. Poi era suonata la campanella. Stavano iniziando le lezioni.
Getta la sua valigetta per terra e si siede alla cattedra con fare “imperiale”.
- Oggi interrogazione!- dice freddo.
La solita pernacchia muore nella strozza dello Smilzi. Le risatine moleste delle studentesse ricadono nelle loro gole esterrefatte.
- Prof. – azzarda Lucrezia Michelucci, la seconda in classifica di bellezza stilata da Angelo. – Oggi aveva detto che spiegava!-
- Ah si? Beh, ho cambiato idea!-
- Ma prof.- continua lei – noi non abbiamo studiato: abbiamo avuto il compito di inglese oggi!-
- Di inglese? E chi se ne frega!-
- Mah…-
- Non mi interessa quello che avete fatto. Interrogo e basta!-
La povera Michelucci si siede al banco, sconsolata. Angelo è talmente arrabbiato che non nota nemmeno la sua maglietta scollata.
Il dito di Angelo scorre veloce sul registro. In classe è calato un silenzio sepolcrale. Sembra di essere sul set di un film ad alta tensione. Tutto può accadere, in quel silenzio irreale. E in una giornata di scuola non c’è niente di peggio di un’interrogazione a sorpresa.
- Bene! Allora chiamiamo…-
Angelo guarda gli studenti. I loro volti tirati lo fanno ridere di soddisfazione. Il potere che assapora in quel momento è più dolce del frutto immacolato di una vergine.
- Allora chiamiamo…Luca Smilzi!-
Lo Smilzi si alza dal banco e va alla cattedra. Angelo lo osserva con sguardo “imperiale”. Quanto si sente onnipotente! Potrebbe dominare il mondo, in quel momento, se solo ne avesse il potere.
- Prof.- inizia lo Smilzi con calma – non ho studiato-
- Oh beh, mi sarei veramente stupito se mi avessi detto il contrario!-
Apre il registro, sempre con fare “imperiale”.
– Allora che voto vuoi che ti metta? Un due o un tre? Scegli! Io sceglierei un tre: più facile da recuperare-
Scoppia in una fragorosa e stonata risata da ritardato mentale.
- Prof. non è giusto comportarsi così-
- Ma va? E allora dimmi: che cosa propone il tuo cranio vuoto?-
- Prof. lei dovrebbe essere più gentile e collaborativo con gli studenti-.
Angelo lo fissa dall’alto del suo “trono”.
- Ah si? Allora mi conviene inginocchiarmi e baciare a tutti il popò!-
Ride ancora. Si sente bene come non mai in vita sua.
Si alza dal suo “trono” e lo guarda, tronfio dell’autorità che sente scorrere nelle vene. Sta superando ogni limite umano, ma l’Ego da cui è posseduto bisbiglia nelle sue orecchie parole infuocate. Un Ego reso più “cattivo” dalla frustrazione cocente provata poco prima.
La sua mente galoppa. Ed eccolo in preda ad una crisi di “male assoluto”. Si immagina cinto da un grosso mantello con il bordo di ermellino. Ha una corona in testa e una frusta in mano. E con questa frusta fustiga furiosamente lo Smilzi, che urla di dolore e implora pietà. E lui ride, e ride, felice della sua onnipotenza!
L’illusione si dissolve in una bolla di sapone non appena Luca Smilzi appoggia entrambi i piedi sul supporto che separa i banchi dalla cattedra. Angelo se lo trova davanti, e nota che è più alto e grosso di lui. E sembra anche un po’ contrariato. Ma alla fine non può fargli niente. Lui è lo studente. Se facesse del male al professore verrebbe espulso. E suo padre lo picchierebbe a sangue. Vincerebbe sempre lui, in ogni caso.
Ma sembra che Luca non abbia alcuna intenzione di alzare le mani su di lui.
- Prof. lei non ha il diritto di trattarmi in questo modo!-
Angelo sgrana gli occhi. Cosa? Luca Smilzi, mediocre studente ripetente che dice a lui, il professore, cosa deve fare? Ormai vede solo rosso.
- Cosa hai detto tu?-.
- Sei sordo? Ma chi ti credi di essere? Entri, fai i tuoi comodi, non insegni un cazzo e poi pretendi anche di dettare legge? Guarda lì-
Lo obbliga a guardare la scaletta delle verifiche e delle interrogazioni appesa al muro.
– L’abbiamo fatta all’inizio dell’anno. È utile per alleggerire lo studio. La rispettano tutti i professori. L’ha approvata anche la preside! Dimmi adesso, chi sei per permetterti di non rispettarla?-
- Luca Smilzi, fuori dalla classe-
Angelo scende dal suo “trono”, apre la porta della classe e ritorna nella precedente posizione.
- No professore, stavolta non me ne vado!-
– Luca Smilzi, ho detto fuori dalla classe!-
- E io ripeto che non me ne vado!-
- Ti darò una nota di quelle che…-
- E fallo, se ne hai il coraggio!-
Scoppia la bomba di Hiroshima. Questo è veramente troppo. Angelo attacca con una sfuriata che fa impallidire tutti gli alunni.
- Come ti permetti tu, brutto stupido?-
Urla come un dannato. Piccole gocce di bava gli bagnano le labbra e schizzano sulla cattedra e sul registro.
- Chi sei tu per dirmi cosa devi fare? Sei laureato tu? Eh? Dimmi, sei laureato? Tra me e te esiste un abisso che tu non colmerai mai. Io sono ingegnere. E tu non lo diventerai mai perché non hai la capacità mentale per studi di questo genere! Hai capito, stupido ignorante? Io sono ingegnere, io ho cultura, mentre tu rimarrai “inioranto” a vita!-
La troppa rabbia gli è deleteria. E il peggio è che questo errore lo sottolinea con particolare violenza.
Smilzi scoppia in una risata fragorosa, seguita dal resto della classe.
- Eh già, tu sei “ingegnere” ed io sono “inioranto”!-
Quando Luca sottolinea la parola “inioranto” tutti i ragazzi ridono a crepapelle.
Angelo è rosso in viso. Sputacchia e suda.
– Basta! Brutti…brutti…-
Le risate non cessano.
- Vi do tre a tutti!-
Giù risate più forti. Gli occhi di alcuni ragazzi lacrimano per il troppo ridere.
- Vi mando dalla preside!-
Niente da fare. Le risate non cessano. Angelo sente che sta per esplodere.
- Basta! Basta! Io…io…io…maledetti! Maleducati! Stupidi cretini!-
Basta. Non lo ascoltano più. Ed è tutta colpa di Luca Smilizi.
Non gli resta che sbatterlo fuori di peso.
Mentre si prepara “all’azione” inciampa nella sua borsa e fa un “volo” ad arcangelo reale che lo fa “decollare” fuori dalla classe.
“Atterra” davanti ad un paio di piedi femminili calzati da scarpe da ginnastica bianche. Alza lo sguardo e si ritrova davanti la Reiner, che trattiene a stento una risata. Al suo fianco c’è la peggiore di tutti: Claudia Pizzi, meglio conosciuta come “transiberiana”, per via della sua lunga lingua. Angelo sa già che farà un gran bel resoconto a tutti i professori dell’istituto.
- Tutto bene Angelo?- domanda Margherita.
Non riesce più a trattenersi.
Sia Margherita che la Pizzi scoppiano in una risata fragorosa che sconquassa il silenzio irreale del corridoio. Attirati dalle risate, alcuni studenti escono dalle classi. Vedere un professore prono ai piedi di uno studente e di due insegnanti è troppo esilarante anche per i più seri e rispettosi.
L’Anonimo echeggia di risate variopinte. “Che scemo”, sente Angelo. “Ma chi è?”, dice una voce femminile nasale. “E’ il prof. Angelo”. Il professor Angelo di matematica, il coglione, il puzzone, l’alitone, ecc.
La scena è buffa, veramente irresistibile. Angelo si sente come Gesù Cristo al martirio. Le risate lo sferzano, gli occhi della Reiner sono come una lancia che si conficca nel suo costato. La faccia gli brucia come se il sole lo stesse prendendo a schiaffi. Zitti!, vorrebbe urlare. Zitti brutti stupidi! Come vi permettete? Io sono… Ma non emette un fiato. Si sente troppo umiliato per parlare.
Si alza lentamente, con la testa bassa, mentre le risate continuano.
- Non prendertela – gli dice la Reiner – in fondo non è successo niente. Gli studenti domani non ricorderanno più nulla-.
La sua voce è dolce e fiduciosa. Gli mette pure una mano sulla spalla, ma stavolta Angelo non ha nemmeno voglia di guardala in faccia. Ha fatto una figura barbina di fronte alla donna che a lui interessa più del suo lavoro. Dopo un incidente simile, pensa, che cosa potrebbe pensare di me se non che sono un coglione? Gli viene quasi da piangere.
Si rintana in bagno, come un animale ferito, fino al suono della campanella. Poi corre in classe, prende la sua borsa e si defila. Ha l’impressione che le risate degli studenti lo rincorrano, feroci e squillanti, per tutto l’edificio.

Forse non ho successo con le donne perché ho la faccia troppo da ragazzino, pensa Angelo. Si guarda allo specchio: in effetti la sua faccia è poco pelosa. Come può pretendere di piacere alle donne con una barba di soli sei giorni? Da quanto ne sa, alle donne piacciono gli uomini fisicamente virili. Come lo sa? Lo suppone. A dire la verità, è troppo orgoglioso per chiedere a qualcuno se è vero. Ma è anche troppo sicuro di sé per pensare di avere torto.
Verso metà novembre decide di farsi crescere il pizzetto. Per fine novembre il suo mento è coperto da un folto pizzetto nero, incolto e arruffato. Non mette più il dopobarba e pochissimo deodorante. All’improvviso si sente più figo.
Cambia la foto sul sito di appuntamenti, sostituendola con una recente che mostra il suo pizzetto “maschio”. La risposta concitata di una donna pochi giorni dopo il cambiamento gli fa credere di aver fatto la scelta più intelligente della sua vita.
Sono Bellasempre” dice il messaggio “ ti trovo molto interessante e vorrei conoscerti. Perché non mi racconti più di te?”.
Angelo, curioso, va a vedere la foto della tizia. È una bellissima ragazza bionda, di non più di vent’anni, in posa sexy con un tanga da far svenire Elton John. Il suo cuore comincia a palpitare. Sente qualcosa nei pantaloni che si muove. È amore!
Le risponde in fretta e furia. Si dà un tono da “tuttologo” intelligente. Inventa una marea di palle. Dice di essere un affermato ingegnere elettrico. Di lavorare in una grande azienda di Milano. Di avere un attico in corso Buenos Aires e una mercedes ultimo modello. Tra una balla e l’altra va ad ammirare la foto. Prorompe con un “Che figa!”, ed un sibilo serpico carico di libido.
Si scambiano messaggi teneri e ammiccanti per circa una settimana e mezza. Angelo, che di solito non si connette a casa per non spendere, sta connesso alla rete tutte le sere. Per non meno di un’ora. Chattano. Dicono stupidate, lui inventa una palla dietro l’altra. Bellasempre né risulta estasiata. Angelo è ormai sicuro di averla nelle sue mani. Se solo non avessi come obiettivo Margherita, pensa, a quest’ora me la sarei già portata a letto. Ma è Margherita il suo obiettivo, e quella deve essere solo un gustoso aperitivo prima del piatto principale.
Un venerdì di sole pallido e malaticcio, arriva la risposta-bomba:
Voglio incontrarti stasera, al Dolcevita, attorno alle dieci. Voglio vedere se dal viso sei veramente così eccitante come in fotografia. Tanti baci, abbracci e qualcosa di più. Bellasempre”
Un invito. Al Dolcevita, il locale più esclusivo (e caro!) nei dintorni di Milano. Ed è stato invitato da una bellissima donna. E’ la prima volta in tutta la sua vita. Angelo sente come se il cuore si fosse fermato. È talmente sorpreso che non ha nemmeno la forza di sibilare.
Angelo risponde che ci sarà e poi va in classe.
Non riesce a concentrarsi su niente. Spiega peggio del solito, non reagisce alle provocazioni degli studenti, né alle loro risatine. Ha solo Bellasempre in testa, con quel suo corpo da mozzare il fiato.
Appena a casa cominciano i preparativi. Doccia, capelli, profumo. Poi abito elegante: ancora più bello di quello che ha indossato per la prostituta nigeriana, una ferita ancora aperta che fa fatica a rimarginarsi.
Alle otto di sera è già pronto. Proprio mentre sua madre lo chiama per la cena.
Si strafoga di pollo alla diavola e di salame pieno d’aglio e non fa commenti sulle notizie del telegiornale.
Dopo aver emesso un paio di sonori rutti, si precipita per le scale e frega l’auto di suo padre. Sono le nove e mezza.
Con la solita disattenzione che lo contraddistingue (taglia di netto uno stop, non si ferma ad un semaforo rosso, per poco non investe un pedone), si ritrova al Dolcevita alle dieci e venti. Parcheggia la macchina lontano dall’entrata (mica possiede il mercedes lui) e si posiziona davanti all’ingresso. È elegante come non mai, e si è pure deodorato un pochino.
Cammina nervosamente avanti e indietro davanti al buttafuori. Sembra una rana gettata nell’acqua bollente. Ha le mani sudate, la fronte grondante e comincia pure a puzzare come un’acciuga lasciata al sole. Ripete ad alta voce “il suo copione”. Il buttafuori lo guarda e ride.
Attorno alle dieci e mezza sente una voce che lo chiama.
- Sei Angelo?-
Angelo si volta. È una donna di circa cinquant’anni. Bassa, chiatta e molliccia. Ha una faccia da far spavento ed è truccata pesantemente. Indossa un vestito che la rende particolarmente ridicola.
- Sono Angelo. Ma tu chi sei?-
- Cristina, ovvero Bellasempre!-
Angelo ha un attacco di nausea. Per poco non vomita il pollo alla diavola che fa su e giù tra il suo esofago e il suo stomaco (non avrebbe dovuto mangiarne così tanto). Dov’è finita la bella ragazza in tanga? Dove sono quelle superbe forme che lo hanno fatto sognare per giorni e notti intere?
- Scusa, ma…aspettavo una ragazza di massimo vent’anni-
- Scusami, ti ho preso in giro. Non avrei voluto. Quella è la foto di mia figlia. Lo so, adesso penserai che…-
Si guardano senza spiccicare parola. Ma si, pensa, alla fine me la devo solo scopare. E chi se ne frega! Gli dispiace solo per i soldi che spenderà al Dolcevita. Lui non li trova mica sugli alberi, i soldi. Se solo fosse davvero un ingegnere affermato…
Entrano, si fanno un paio di caffé (costano meno!), parlano. A quanto si capisce, non è solo Cristina/Bellasempre quella che ha detto balle. Angelo ne ha sparate di più grosse, dicendo che è un affermato ingegnere e lavora in una ditta di Milano, eccetera. Una balla che avrebbe retto, se la figlia di Cristina non stesse facendo uno stage nella segreteria della sua scuola e non lo conoscesse di fama. I due si guardano ancora, imbarazzati.
- Ti va di ballare?- domanda Cristina.
- Va bene-.
Ballano allacciati per un po’. Il profumo di quella donna gli riempie le narici, facendogli venire forti attacchi di nausea. Il pollo alla diavola sembra voglia schizzare tutto intero fuori dal suo stomaco e ritornare a razzolare felice. Cerca a fatica di trattenere due sonori rutti. Che figura ci farebbe?
Ballano allacciati nonostante la musica sia da discoteca. Angelo comincia a “tastare il terreno”. Si struscia contro le sue tette, le tocca: sono mollicce. Le tocca il sedere: idem. Cristina non fa una piega. Poi la bacia sul collo, trattenendo la nausea. Le passa la lingua dietro l’orecchio. Le solleva la gonna e le infila una mano nelle mutande, sul davanti. Lei è sempre immobile come uno stoccafisso. Si, pensa Angelo, ci sta.
Escono dal locale verso le due di notte. Non si parlano, non si guardano.
Si siedono nella macchina di Angelo. Che non è una mercedes ultimo modello, ma una vecchia Ford Escort che odora di “Arbre Magique”. Lì si “accoppiano” ferocemente sul sedile posteriore. Durata totale della copula: sette minuti, con urlo inarticolato come “sigla di chiusura”. Si ritrovano stesi sul sedile posteriori, nudi e ansanti.
Si salutano tristemente davanti al parcheggio di un grande magazzino.
- Ci vedremo ancora?- domanda lei.
Angelo alza le spalle. – Può darsi-.
Lei abbassa gli occhi. – Va bene-.
Ha capito benissimo che quello è stato il loro primo e ultimo incontro.
Angelo la vede andarsene e si sente triste. Poverina, pensa. Non ha uno straccio d’uomo. Stranamente si sente in sintonia con lei.
Rimonta in macchina e torna a casa. E’ in preda a violenti rutti al sapore di pollo alla diavola e di pensieri peccaminosi sulla Reiner.
Entra in casa e si getta sul letto senza accendere la luce. Batte una teschiata colossale contro il muro. Bestemmia furiosamente sottovoce, maledicendo il mondo che lo umilia in continuazione.
Si spoglia con estrema lentezza, mentre i rutti al sapore di pollo alla diavola si fanno meno intensi. In preda ad un attacco di fame isterica, va in cucina e si mangia una testa d’aglio intera condita con olio, sale e pepe.
Si getta ancora sul letto, battendo ancora la testa. Ma stavolta non bestemmia. Chiude semplicemente gli occhi, facendo finta di dormire. Immagina la bellezza che credeva “Bellasempre”, nuda e ammiccante, intrecciata a lui in un’estrema posa di erotismo da Kamasutra.

See ya!

3 comments:

Ombre said...

Letto! :)

Il commento è praticamente identico a quello di settimana scorsa: la storia prosegue, ormai però mostrando che non si limita semplicemente all'iperbole ma vuole narrare qualcosa al di là dello stereotipo. Che lo stereotipo è solo un mezzo e non un fine... e questo rende interessante la narrazione, lasciandosi domandare dove andrà a parare.
Non so per quale ragione provo decisa tristrezza per il personaggio di Cristina/Bellasempre: è vero che da un sito di incontri online non poteva pretendere nulla di che e che lei stessa ha mentito, ma ritrovarsi con uno stronzo come Angelo... ommamma, non se lo merita.

duhangst said...

Bella questa quarta parte, sono curioso di vedere come andrà a finire.

l'ingeggnere said...

Oh mamma! Mi sono perso tutti i post precedenti. dannati esami!
Beh, devo ammettere che questo capitolo mi ha fatto un pò sganasciare, ma come faccio a dare giudizi se prima non ho letto gli altri tre? Porta pazienza e poi avrai dei commenti seri!