Friday 14 September 2007

MI DOVREI VERGOGNARE...

...Una blogger seria non pubblica certe cose sul suo blog! Ma visto che non ho niente di meglio da pubblicare, sputtaniamoci pubblicamente! Ecco il terzo capitolo del racconto "Un uomo senza importanza".

LA VENERE NERA

Patrizio lo aspetta fuori dal cancello della scuola, che Angelo ha ribattezzato “Alcatraz”. È venuto a trovarlo dopo un lungo periodo di assenza per motivi di lavoro. Ad Angelo la cosa fa un piacere immenso. Può scroccare un passaggio, visto che è venerdì, piove e fa un freddo cane.
Prende sempre l’autobus adesso, dopo che i suoi gli hanno impedito di usare la macchina. Per evitare altri danni. Lui però la cosa non l’ha mandata giù. Lui, Angelo, che prende l’autobus con i perdenti e i ragazzini brufolosi! Come farà a farsi bello davanti alle donne senza la macchina? Ma soprattutto, come farà con la Reiner? Non potrà nemmeno offrirsi di accompagnarla a casa, e non potrà “provarci”! Come si sente sconsolato! Ma adesso Patrizio è lì, suo salvatore, e può riporre nella tasca della sua giacca l’abbonamento stropicciato e con la scritta sul retro “viva la figa e chi la castiga”.
- Ciao! Da quanto tempo!- lo saluta calorosamente.
- Troppo!-
Si abbracciano amichevolmente. Angelo sente le sue ossa scricchiolare sotto le possenti e robuste braccia dell’amico.
Patrizio è un ragazzone di trent’anni alto e massiccio. Lui e Angelo, come è successo con lo Scalzi, hanno studiato insieme all’università. Poi Patrizio si è laureato con il massimo dei voti, mentre Angelo ha “vegetato” altri tre anni, per poi laurearsi con mediocri risultati.
Patrizio è laureato in ingegneria meccanica. Anche Angelo all’inizio aveva pensato di seguire quel corso. Ma di ingegneri meccanici ce n’erano e ce ne sono troppi. Di ingegneri elettrici ce ne sono pochi. Quando aveva visto Patrizio fare quella scelta gli aveva quasi riso in faccia. Rimarrà un disoccupato a vita, aveva pensato.
Eppure non è stato così. Stipendio non altissimo ma discreto, lavoro di responsabilità: quasi sempre in giro, in Italia o nel mondo. A volte in luoghi che pullulano di “materia prima”, come direbbe Angelo. Altre volte, come l’ultimo viaggio, in posti dimenticati da dio e dagli uomini, a malapena popolati da vecchi sdentati e sclerotici.
- Allora Pat – riattacca Angelo – ti va di uscire domani?-
- Uaoo! Certo che mi va? Dove si va?-
- Non lo so. Sulla statale?-
Patrizio lo guarda sornione. – Conosco di meglio-
- Eh? Meglio delle slave? Ma che stai dicendo?-
Patrizio scuote la testa con gli occhi fuori dalle orbite. – Si, c’è di meglio! È un fenomeno-.
E gli racconta di Omphale. È una nigeriana di trent’anni, bella e giunonica. Una prostituta libera. Una che in dieci anni è riuscita a “farsi” un attico poco fuori Milano. Un po’ cara, 120 euro, ma che li vale tutti.
- Fa tutto quello che vuoi- dice Patrizio – e anche di più! E poi è una persona piacevole. Si parla molto con lei, si scambiano battute, si parla di politica. È una donna intelligente. Cavolo, se non fosse una prostituta…mi accaserei volentieri con lei. Ma lei non ama intrallazzi sentimentali con i clienti. Peccato!-
Angelo ride tra sé. Sposare una puttana negra, pensa. Che fine ha fatto il Patrizio che la pensava come lui? Che fine ha fatto il ragazzone leghista con cui passava lunghissime e memorabili nottate a fare il “puttantour” per le statali nord di Milano?. Sospira: tutti i miei amici sono cambiati. Possibile che sono solo io quello rimasto uguale? Si sente depresso. Fra poco non ci sarà più nessuno con cui fare baldoria e rimarrà solo. Non pensa che, forse, arrivati ad una certa età bisogna anche cambiare “strategie d’approccio”.
L’idea comunque di una prostituta “particolare”, che fa cose diverse, lo stuzzica parecchio. La sua fantasia comincia a galoppare, senza che la ragione possa controllarla.
Lo accompagna fino sotto casa.
– Allora ci vediamo domani?- domanda Angelo.
- Domani alle nove!-
- Andiamo con la tua macchina-
- Perché? La tua Ka consuma di meno-
Angelo gli spiega tutta la storia. Patrizio se la ride di gusto e gli dà un’enorme pacca sulle spalle. Lo compatisce, perché Angelo gli fa pena. Esce con lui solo perché tutti i suoi amici sono “accasati”, e alla sera preferiscono stare a casa con le fidanzate piuttosto andare nei locali a bere e “sparare” quattro minchiate. Si fa di necessità virtù, come dice quel vecchio proverbio che pure i sassi conoscono. Ma sa che tutto questo prima o poi finirà. Ha conosciuto una bella ragazza, simpatica, intelligente. Ha perso la testa per lei. Sente le campane ogni volta che la vede. È anche sicuro che lei ricambi i suoi sentimenti. Ma fino a quando non si passerà a cose serie, uscirà con quello sfigato superegocentrico. Alla fine, pensa Patrizio ridendo, è comunque simpatico.
Si salutano e Patrizio parte in sgommata. Angelo entra in casa con un sorriso beota stampato sul volto mal rasato.
Passa tutta la serata a fremere. Quanto vorrebbe che le ore cominciassero a correre, e che fosse subito sabato sera. Ma non può certo comandare il sole. Ma l’idea di quella bella pelle nera, del suo “frutto” esotico, succoso e dolcissimo…mamma mia, non ce la fa più! La spaccherà in due!
Comincia ad immaginarsela, a comporla, scomporla, creare un’immagine virtuale della donna dei suoi sogni. La crea alta, con due tette esagerate, un culo tutto da succhiare e mordere…Dopo aver emesso un paio di sibili serpici, si rende conto di essere eccitato.
Per sfogarsi un po’ si guarda qualche filmetto scollacciato anni ’70 e si fa un po’ “da solo”. A mezzanotte si addormenta, esausto, dopo aver “inondato” il muro con il suo caldo fluido biancastro.

Generalmente il sabato non passa mai. È lungo quanto la fame, pesante come un macigno e noioso come un film intellettuale di sinistra. Gli studenti sono più svogliati del solito, i professori esausti. Angelo è l’unico ad essere in piena forma, quel sabato.
Entra in II F e viene accolto da una pernacchia dello Smilzi. È d’uopo ormai. Infastidito per essere stato insultato nella sua “autorità”, lo prende per l’orecchio, gli urla dietro quattro insultoni e lo scaraventa fuori dalla porta.
- E stai lì imbecille!-
Lo Smilzi se la ride. Angelo non sopporta la risata. Gli urla dietro che è un “figlio di buona donna”.
- Come dici tu, capo!- dice Luca, ridendo. – Però tu vieni sempre prima di me!-
Angelo lo manda a quel paese. Si sente forte come non si è mai sentito in vita sua. Tanto forte da riuscire, per la prima volta nella sua vita, a dare un 4 a Lucia De Luca, la più bella della II F, molto spesso protagonista dei suoi sogni proibiti. Del resto, in sogno nessuno può sbatterlo in galera perché si fa una quindicenne.
All’intervallo va in sala professori, come al solito. Trova lo Scalzi e la Reiner che parlano amichevolmente di politica. E su niente sembrano dare giudizi positivi.
Angelo arriva proprio nel momento in cui si parla di giustizia, il tema più spinoso: la giustizia. Gli indulti, gli indultini, tutti fuori, le leggi “ad personam”. Si fanno quattro risate amare su Mr. S., mentre il Semeranza sputa sugli immigrati, come suo solito.
Poi Mike fa una battuta che Angelo non capisce. Sia lui che la Reiner ridono come due matti.
Si parla poi dei media. Del grande numero di culi e tette che affollano i telegiornali e di come le notizie semi-serie durino al massimo cinque minuti, mentre quelle stupide occupano tutto il telegiornale.
- Io ormai mi informo solo in rete!- dice la Reiner. – Ma la cosa che più mi sconvolge è il fatto di leggere certe cose sull’Italia sui giornali stranieri!-
Poi Mike fa un’altra battuta. E giù risate. Anche il Semeranza ride come un matto.
Angelo li guarda tutti e tre e si rende conto di non capire: perché parlano male dei telegiornali? A lui piacciono i telegiornali, specialmente il tg quattro che dice sempre cose molto interessanti sulle veline.
- Se mi permettete un’osservazione – si intromette Angelo con fare “sapiente” – Berlusconi, perché è di lui che state parlando, è solo un coglione. Insomma come potete pretendere che l’Italia vada bene se c’è lui al governo? E poi, non parliamo della sinistra!-
Snocciola alcune cose sulla sinistra, che ha letto a memoria su “libero”, che nemmeno lui capisce. Sa solo che sono tutti comunisti, mentre quelli di destra sono tutti fascisti. Non fa distinzione. Poi arriva la sua “illuminazione”:
- La Lega! Ecco chi potrebbe veramente mettere ordine in Italia! Umberto Bossi. Quello è da una vita che dice cosa bisogna fare! La Lega ha potenzialità infinite. L’istruzione migliorerà senza gli immigrati che ci impongono i loro programmi. Anche la criminalità diminuirà, con meno marocchini tra le palle. E il terrorismo…vedrete come andrebbero bene le cose se ci fosse Bossi al governo!-
Conclude la tirata con un sospiro di sollievo. Sembra un comizio elettorale. Lo Scalzi ride di sottecchi. La Reiner lo guarda a bocca aperta. Poi ride pure lei. Angelo non capisce che cosa abbiano da ridere tanto. Si sente bene come non si è mai sentito prima.
Il Semeranza ride e poi dice scherzando: - Hai ragione scemo!- ma è chiaro che lo sta prendendo in giro. Ma Angelo non si sente per niente umiliato. Ben altre “meraviglie” lo aspettano quella sera. Ormai la sua testa è solo sulla statale.
Mike si accomiata salutando affettuosamente la “Meggy” e dando una pacca sulla spalla di Angelo. Lui si siede accanto alla Reiner e decide di preparare il primo compito di matematica dell’anno scolastico. È metà ottobre, è ora di “spremere” quei bei “limoni” e quelle stupende “arance”. La dolcezza che ricadrà sulla sua lingua sarà meglio del miele. Il suo volto, all’idea dei 3 e dei 4 che rifilerà a quel branco di ignoranti, si tira in un sorriso soddisfatto.
Apre il libro di matematica e copia qualche esercizio a caso, sicuro che quelli lì non abbiamo mai aperto il prezioso volume.

È sera finalmente! È l’ora, è l’ora!
Si fa una doccia. Il momento è catartico. Si lava abbondantemente le parti intime, i capelli, le ascelle. Si profuma esageratamente con un profumo trovato nell’armadietto di suo padre.
Indossa uno dei due completi “buoni” che ha nell’armadio: il completo estivo che ha indossato per il matrimonio di sua zia, nonostante fuori ci siano solo cinque gradi.
Et…voilà! Angelo è pronto. Sembra un dirigente. Si osserva allo specchio e sorride. Si vestirà così tutti i giorni quando abbandonerà quella fogna di scuola e diventerà finalmente quello per cui ha studiato tanto: un ingegnere strapagato! Eh si, pensa, finirà questa crisi prima o poi!
Si fa bello per una prostituta. Anche troppo cara, bisogna dirlo. 120 euro. Quando infila i soldi nel portafogli, gli tremano le mani. Ma ha troppa voglia e ha deciso di fare questo grosso “sacrificio”. E poi si fida di Patrizio. Se ne intende, lui.
Beeeeep! Il clacson della macchina di Patrizio. Angelo si precipita in strada “divorando” i gradini due a due. Inciampa, per poco non cade, si ricompone, e finisce di “divorare” gli ultimi scalini.
Si fionda in strada in giacca e camicia leggera.
- Allora, sei pronto?-
- Prontissimo!- risponde Angelo.
- Andiamo!- dicono all’unisono.
Si fermano in un pub tranquillo e puzzolente di fumo, in barba alla legge antifumo.
- Non dovevi portarmi da…-
- Sono le nove e mezza. Lei inizia a lavorare alle undici-.
Cazzo, pensa Angelo. Troppo bello per essere vero! Non gli resta che aspettare.
Si bevono una birra e parlano di stronzate. Per fortuna la consumazione la paga Patrizio. Intanto una bella cameriera passa ogni tanto davanti a loro. Angelo ne approfitta per farle una strizzata di occhio. Lei non lo degna di uno sguardo. Quando lei porta il conto, Angelo le infila in tasca un tovagliolo di carta dove ha scritto il suo numero di cellulare. Lei lo prende, lo guarda con indifferenza e lo straccia. Angelo ride. In un altro momento si sarebbe sentito depresso. Ma quella sera è troppo gasato. Squadra la cameriera da capo a piedi, le manda un bacio e pensa: stupida, non sai cosa ti perdi!
Finalmente arrivano le undici. Angelo non sta più nelle mutande. Comincia ad emettere sibili serpici preoccupanti. Patrizio lo guarda e scuote la testa. La birra l’ha pagata lui, ma lo spettacolo comico è gratuito. In effetti, se ci pensa bene, perché cercarsi altri compagni di bevute quando si ha un clown a disposizione?
In macchina conta i metri che lo separano dalla “bella”. I suoi pensieri sono affollati di parolacce e insulti razzisti. E poi ricominciano le visioni. Non sono mai state tanto eccitanti. Lui e lei fanno di tutto: sotto, sopra, di lato, dietro, davanti, fruste, catene, cinghie della macchina ecc. Se potesse dare forma a quelle immagini confezionerebbe un film porno da best seller. Diventerebbe uno degli attori più famosi del mondo porno, guadagnerebbe un sacco di soldi! Fare film porno…la nuvoletta di illusioni scoppia, come nei cartoni animati. Troppa concorrenza in quel mondo, pensa.
Finalmente arrivano. Ci sono tre donne di colore attorno al fuocherello. Tutte grasse, bruttine, cellulitiche.
- Dov’è la negra?- domanda Angelo.
Patrizio lo squadra, ma lui non ci fa caso. È troppo impegnato a pensare ad altro.
Si guarda intorno. Dov’è questo fenomeno? Se è veramente così bella, pensa, non è certo tra quelle tre. Sarà magari nel suo locale profumato ed esotico, avvolta da fumi di profumo in un’atmosfera erotica eccitantissima.
- Hey Omphale!- urla Patrizio.
La donna di mezzo, quella più alta e più grassa, si fa avanti. Quella? Ma è bruttissima!, pensa. Tette grosse, ok. Ma leggermente mollicce. Culo enorme e pieno di cellulite. Viso grassoccio e butterato. E lui dovrebbe spendere 120 euro con una ranocchia simile? Le slave sono molto più belle e costano molto di meno.
Angelo la guarda per un secondo.
- Ma…è questa?- domanda a Patrizio.
- Certo, è Omphale!-
Cerca di dire qualcosa ma ogni parola gli rimane sulla strozza. Doveva essere “bellissima”. No, a dire il vero Patrizio non ha mai detto quella parola, ma solo “particolare”. E particolare non è sinonimo di bellissima.
Angelo deglutisce. Si sente preso in giro. Ma ormai non può più tirarsi indietro. Deluderebbe Patrizio. E visto che lui lo ha accompagnato fin li e ha pagato pure le birre…
- Ciao bello- dice lei. E dà un bacio a Patrizio.- Allora, tutto bene? Sei venuto a sfogarti un po’ dopo tanto lavoro? Ti faccio lo sconto del 50%!-
- Ti ringrazio, ma stasera io non c’entro. Qui c’è il mio amico Angelo. Gli ho parlato tanto di te.-
- Che onore!- dice.
Strizza l’occhio ad Angelo. Lui fa un lieve cenno con la testa.
Omphale accompagna Angelo nel suo “angolo”: un container riscaldato da una stufa elettrica. Non assomiglia nemmeno lontanamente ad un “rifugio esotico eccitantissimo”. Una branda in un angolo, la stufa in un altro, un tavolo al centro. Pulito, certo, ma povero e desolante.
- Questo è il mio regno, bello – dice – Quando fuori fa freddo, nel rifugio di Omphale è sempre estate!- ride.
- Capisco- dice Angelo, cacofonico.
Una volta che se la trova davanti nuda, si ricrede. Non è poi così male. Le tette enormi sono veramente eccitanti. E a parte la pancia e la cellulite sulle cosce, è comunque desiderabile. L’eccitazione di Angelo si risveglia ancora. Adesso è ad un livello che lui chiama “possibile esplosione atomica”.
Si spoglia con furore. Per poco non si strappa di dosso le mutande. Nel giro di pochi secondi è nudo anche lui. Ansima. Suda. Allunga le mani.
Omphale lo allontana. – Eh no! Prima i soldi!- e fa il gesto con le due dita.
Angelo sbuffa. Gli costa molto separarsi da quei 120 euro.
Angelo le allunga due banconote da cinquanta e una da venti. Lei, come un prestigiatore, le fa sparire nella borsetta.
– ok, adesso…-
Angelo non dice niente. La sbatte solo sul lettino, e fa quello che vuole. Non pensa a niente, soprattutto a lei. Pensa solo a divertirsi, a sfogarsi, a sognare e volare.
Urla come un lupo agonizzante. È durata solo tre minuti. Il suo record in negativo. Il sogno svanisce come una bolla di sapone.
- OK, finito!- dice lei.
- Come finito? Ehi bella, ho appena iniziato!-
Per 120 euro, pensa, ci manca solo che non faccia il bis!
- Se vuoi ancora, altri 120!-
- Ma sei matta?-
- Ehi, è sempre stato così. Si paga a “venuta”-
- Ma è durato pochissimo!-
- Mi dispiace. Non è colpa mia. Se vuoi, dammi altri 120. Visto che sei amico di Patrizio, sono disposta anche a farti pagare solo 90. –
- Non ho questi soldi-.
A dire la verità li ha. Ma non ha intenzione di darglieli. Per 120 euro vuole il bis. Ed è fermissimo sulla sua posizione.
- Allora mi dispiace ho finito-
- Non è giusto! Il cliente ha sempre ragione!-
- Tu hai dei problemi di eiaculazione amico mio. Prendine atto. Il tuo amico dura molto di più, e anche gli altri- e si fa una grassa risata.
Questo è troppo. Deriso da una prostituta che gli dice pure che dura poco. Ma che cazzo ne sa lei di sessualità maschile?, pensa incavolato. E poi, per 120 euro…120 euro! Quella cifra gli martella il cranio. 120. Come ho potuto dare retta a Patrizio? Come ho potuto?
La donna esce. Fa freddissimo. Patrizio l’aspetta in macchina, con una sigaretta in bocca.
Angelo si precipita fuori dal container. Non ci vede più dalla rabbia.
- Tu, brutta schifosa!- urla – Mi ha preso per il culo, negra di merda!-
Ha fatto un grosso errore.
Si scaraventa su di lui e lo mitraglia di borsettate. Poi gli tira un pugno in pieno viso, tanto forte da far invidia a Tyson. Angelo barcolla e cade nel fango, sporcandosi il bel vestito. Gli sanguina il labbro inferiore.
- Brutto schifoso maschilista e razzista! Tiè!- e ancora una borsettata. – Io non sono la tua pezza da piedi, capito? Io voglio rispetto, cane!- Gran finale con un calcio di tacco.
Poi Omphale ha un crollo di nervi e si mette a piangere. Patrizio l’abbraccia, la consola, battendole amorevolmente la schiena con il palmo della mano.
- E’ un poveraccio- dice – non prendertela. È un povero sfigato, ignorante e stupido. Guardalo! È un meschino, uno che ha trent’anni, ingegnere e ha un lavoro di merda. Non ha uno straccio di donna perché nessuna lo vuole. Compatiscilo!-
Angelo assiste a tutta la scena, ammutolito. Perché dice cose simili? No, pensa, sta fingendo. Consola la puttana per poi farsela gratis, il furbacchione. È mio amico, mi stima. Sa benissimo quanto io valga. Me lo ha detto tante volte.
- Oggi basta lavoro, va bene? -
Lei abbozza un sorriso e sussurra: - Grazie-
Patrizio sorride bonario.
Salgono in macchina. Angelo, ancora scombussolato, fa per aprire la portiera posteriore. Ma Patrizio parte in sgommata, senza nemmeno dirgli una parola. Lo lascia lì, sulla statale, al freddo, sporco di fango, sanguinante e pieno di atroce umiliazione.

Non gli resta che tornare a casa a piedi. È notte fonda. Ha freddo, sonno, sente dolori dappertutto e non sa nemmeno che ora è. Ha dimenticato l’orologio (gli era costato ben 20 euro!) nel container di quella prostituta.
Comincia pure a piovere. Le macchine sfrecciano veloci accanto a lui, senza degnarlo di uno sguardo. Fare l’autostop, pensa, non servirebbe a nulla.
Una macchina gli passa accanto e lo schizza da capo a piedi.
- Brutto…- le parole gli muoiono in gola.
Cammina lentamente con la testa bassa. Che giornata di schifo, pensa. Tutto fa schifo ormai. La gente, gli amici, le puttane. E rimugina su quei 120 euro che ha perso, solo per una cosa di neanche cinque minuti. Io avevo ragione, pensa ancora. Io ho sempre ragione!
Si ferma un attimo, fa un sorriso e riprende a camminare. Capisce che non se la deve prendere per gli errori commessi da altri. Perché tutti commettono errori, anche lui. Ha infatti commesso un errore a fidarsi di Patrizio. Adesso non potrà sfogarsi “seriamente” per almeno due settimane. Ma fa niente, pensa. Le cose miglioreranno.
Torna a casa tardissimo. I suoi dormono della grossa. Va in bagno, getta i vestiti da lavare e torna in camera sua nudo.
Va a letto completamente nudo e si addormenta. I sogni che fa gli fanno dimenticare cosa lo aspetta non appena riaprirà gli occhi, il giorno dopo.

See ya! :-S

2 comments:

Ombre said...

Nuovo capito e questa volta devo dire che (forse perché ormai il racconto è totalmente avviato e le situazioni sono note), la lettura si fa più scorrevole e piacevole. Sebbene la figura stereotipata del protagonista è ancora estrema non meno che negli altri capitoli, il contrasto che inizia ad avere nei confronti degli altri personaggi inizia a mostrare che miri ad un chiaro messaggio di fondo e questo rendere il tutto migliore, colmando quelle che sembravano "lacune" nei primi due capitoli.
Si conferma, quindi, quello che ipotizzavo: non si può giudicare una cosa prima di averla letta per intero. ;)

P.S. In riferimento ad un tuo commento su un tuo altro racconto ed al fatto che Francesco ha detto che dovrebbe essere VM18, neanche "Un uomo qualunque" si può proprio considerare destinato ai bambini! :D E non solo per il linguaggio e le scene presentate (evidentemente adatte ad un pubblico adulto), ma anche per lo scopo finale dell'opera che anche già da un adolescente difficilmente credo riuscirebbe ad essere compresa. :)

duhangst said...

Sono sincero sto poveraccio mi fa ha tutti i difetti del mondo e non se ne rende conto, è la cosa peggiore.