Friday, September 28, 2007
DUE POST IN UNO
Oggi è una giornata particolare. Non solo perchè è venerdì e io adoro il venerdì. Ma anche perchè oggi questo post sarà doppio.
PRIMO POST:
Oggi nuovo capitolo del racconto "Un uomo senza importanza".

LA FESTA DELLA CAMICIA NERA


Quando si avvicina il Natale Angelo ha sempre dei buoni motivi per deprimersi. Prima di tutto, l’anno sta finendo. Angelo si rende conto che il tempo passa sempre troppo rapidamente. Il prossimo 30 dicembre avrà trent’anni. Laureato da tre, svolge un lavoro schifoso, non ha una donna.
Il secondo motivo di sconforto è una donna alta, con lunghi e ricci capelli neri, occhi azzurri come il cielo estivo e un corpo bellissimo: Margherita Reiner. Con lei non sa più che fare. È sfuggente. Ormai le ha provate tutte: legge tutti i quotidiani, pure quelli di sinistra che gli fanno venire la nausea, pur di mostrarsi informato. Ha pure iniziato a leggere un libro, del qualche non ha raggiunto nemmeno la metà. Lui, che ha sempre e solo amato fare sport. Ha addirittura fatto una donazione di ben 2 euro ad un’associazione benefica di cui aveva una volta parlato la Reiner, per poi farsi bello davanti a lei.
Eppure...Sorrisi, simpatie, ma niente di più. Una corazza dura come il cemento armato. Angelo si sente sconsolato. Di questo passo, pensa sempre, arriverò alla fine dell’anno scolastico senza nemmeno averle strappato un appuntamento.
Terzo ed ultimo motivo di sconforto: il grande Terrore, il Consiglio di classe. È una riunione che si tiene sempre alla fine del quadrimestre, dove tutti i professori discutono dei programmi, degli esami di maturità, dell’andamento scolastico degli studenti, ecc. Agli occhi di Angelo la cosa sembra una specie di tavola rotonda presieduta dal re, ovvero la preside, che siede con fare “imperiale” a capotavola. E per Angelo è paurosamente noiosa. Inizia subito dopo pranzo e può durare fino alle sette di sera. Per questo è stato costretto ad annullare il suo appuntamento di piacere.
Dopo “Bellasempre” ha conosciuto altre due o tre donne di età compresa tra i quaranta e i cinquantasette anni. Fugaci incontri erotici, niente di più. Quella sera, per esempio, aveva appuntamento con una quarantaseienne di Como. Brutta come la peste, ma con due tette da guinness dei primati. Doveva vedersi con lei alle otto vicino all’imbarcadero del lago di Como. Andare a bere e poi concludere in bellezza la serata. Aveva già in mente un paio di posizioni per far impazzire Cucciolina, come si fa chiamare lei. Ma come arrivare a Como per le otto se magari alle sette e mezza potrebbe essere ancora lì? Con il traffico che c’è alla sera? Ha chiesto uno spostamento di orario, ma lei ha negato. Ha dovuto disdire. Adesso, pensa mentre spiega, quella là andrà a trovarsi un altro uomo e io non la incontrerò mai. E dove ne trovo un’altra come quella lì, con tette tanto grandi da farmi dimenticare Margherita? Non può non essere incazzato!
La sesta ora suona, alla fine. È la prima volta in quasi due anni di insegnamento che Angelo vorrebbe che quella non suonasse mai. È talmente giù di morale che il suo trillo gli sembra spettrale e sinistro. Rabbrividisce, come se in classe ci fossero 30 gradi sottozero. Impallidisce, le mani diventano due spugne, comincia a sudare.
Allegramente e in modo scomposto, i ragazzi si precipitano fuori dalle aule. Mentre li guarda uscire, li odia ancora di più. Si, pensa, tornate a casa a divertirvi, ad uscire e a fare shopping natalizio. Io sarò qui, a parlare delle mie fatiche e di quanto voi non le apprezziate. Pensando a questo, sospira. Sta per partire in una “crisi di male assoluto”, ma il dolce sorriso di una studentessa lo desta dai suoi cattivi pensieri.
Prende la sua valigetta ed esce dall’aula. Tutto è deserto. Angelo sente i suoi passi rimbombare sinistramente. E pensare che lui ha sempre pensato che la scuola sarebbe un posto migliore, senza gli studenti e le loro voci squillanti. Invece ora si rende conto che questa è oscura, silenziosa come un sepolcro, fredda come un cimitero abbandonato. Le porte spalancate delle aule gli sembrano cripte pronte ad accogliere le salme. Il banco in fondo al corridoio, quello del bidello, assomiglia al tavolo dell’obitorio. E senza la puzza di fumo e, a volte, di erba l’ambiente e pervaso da un leggerissimo e fastidioso odore di medicina e malattia, assurdità e pazzia. I muri, i pavimenti, le finestre. Tutto ne è impregnato. Infatti la scuola era prima un ospedale psichiatrico. Manicomio, come dice Angelo. E in quel momento ha l’impressione che le voci dei matti si siano rimesse ad urlare, nel tentativo disperato di farsi sentire. E se i fantasmi esistessero veramente?, pensa Angelo. In quel momento sarebbero lì, e lo starebbero guardando.
Angelo schizza fuori dall’Anonimo in preda ad un terrore cieco e inspiegabile.
Entra in sede, e gli pare di essere entrato nella casa di Babbo Natale. Ovunque festoni colorati, lucette psichedeliche, stencil con raffigurazioni natalizie. In aula professori addirittura peggio. Oltre ai festoni, alle palline, agli stencil, qualche malato di mente ha avuto il coraggio di addobbare un piccolo albero sul tavolino del computer.
- Che cagate!- sbotta Angelo.
Si siede al suo tavolo e rimane immobile a fissare quello scempio, senza aprire bocca. La sua testa intanto corre a pensieri di “male assoluto”. Già si immagina con un accendino in mano. Con questo dà fuoco a tutte quelle immagini moleste e alla preside, che diventa una torcia umana. Poi, inarrestabile, “purifica” quella prigione che lo umilia costantemente come uomo e come ingegnere. E esorcizza anche gli spiriti dei matti, che lo vogliono tormentare.
La nuvoletta maligna si dissolve non appena Margherita Reiner fa il suo ingresso in aula professori. Indossa dei pantaloni stretti e un bel maglione aderente con scollatura a “V”. Un abbigliamento un po’ mascolino. Le starebbe meglio una mini vertiginosa, una maglietta con scollatura esagerata e un paio di stivali con i tacchi a spillo. Così sarebbe super, pensa Angelo. Ma è comunque attraente.
Vedendola arrivare, da sola, Angelo decide di “gettare l’amo” per l’ennesima volta. Ormai è troppo deciso ad arrivare al sodo per arrendersi.
- Ciao, tutto bene?-
La Reiner si volta. Si sposta una ciocca molesta dall’occhio e sbuffa.
– Tu non hai idea del carico di stress che accumulo ogni volta che arrivano questi periodi-
- Ti capisco. Succede la stessa cosa anche a me.-
- Ci sono dei momenti in cui fare l’insegnante è stressante-
- Magari avresti potuto scegliere un lavoro migliore. Ma, sicuramente, non ti saranno arrivate proposte!-
Margherita ride.
– Ho iniziato col lavorare in una casa editrice. Correggevo le bozze. Poi è scaduto il contratto e non me lo hanno più rinnovato. Quindi ho scelto la via dell’insegnamento. Inoltre svolgo anche traduzioni per una casa editrice. Ma come lavoro non mi permette di mantenermi. Quindi faccio l’insegnante. Devo ammettere che mi è sempre piaciuto insegnare. E poi mi permette di conoscere sempre cose nuove -
Angelo osserva le sue belle labbra muoversi, ma non l’ascolta. Sono soli in aula professori. Nessuno in vista. Lei vestita in modo tanto attraente. Lui deciso ad arrivare al suo scopo. È il momento giusto per “gettare l’amo”. O la va o la spacca!
- Senti, io starei andando a farmi un panino al bar: voi venire con me?-
Margherita si gira e sorride. Come quella volta che gli ha chiesto di uscire. Angelo è già preparato alla frase: “niente confidenze con i colleghi”.
- Andare a mangiare un panino? Perché no? Ho detto ad un collega che lo avrei aspettato, ma non se la prenderà se lo precedo. Magari, già che sono al bar, mi compro anche qualcosa da sgranocchiare durante il consiglio. Quando mi annoio divento una mangiona da competizione!-
Angelo abbassa la testa. – Ah, capisco, allora…-
Aspetta…ha detto di si! Strabuzza gli occhi. Si dà un pizzicotto sulla gamba. Ahia! È sveglio. Allora la magia del Natale esiste sul serio!
- Ti dispiace se vado un attimo in bagno? È una cosa che non riesco a trattenere!-
Corre in bagno e si chiude a chiave. Comincia ad ansimare. Non riesce a crederci. Si sente…strano.
Sta in bagno per due minuti, seduto sul water, ad ansimare. Poi si rende conto che è tutto vero, si asciuga il sudore, si sciacqua le mani ed esce. Si è tranquillizzato.
- Allora andiamo!-

Il bar è un enorme stanzone nel piano interrato dell’istituto. Pochi tavoli e grande puzza di fumo, in barba alla legge Sirchia.
Si siedono in un angolo e cominciano a parlare di lavoro. Quanti compiti assegnare per le vacanze natalizie? Non va bene farli oziare troppo, dice Angelo. È giusto arrotondare i mezzi voti per eccesso? Angelo propone di arrotondarli per difetto. Specialmente quelli negativi. Si struscia le mani pensando a quanti tre potrebbe assegnare in questo modo.
Margherita risponde a monosillabi, intenta com’è a divorare il suo panino al prosciutto, mozzarella e pomodoro. Bisogna attirare la sua attenzione. Il tempo a disposizione è limitato. Allora gli viene in mente una cosa che ha letto non ricorda nemmeno dove. Ma è sicuro che farà colpo su di lei. Infatti Margherita una volta, mentre parlava con Mike, aveva detto che non sopportava l’aria commerciale del Natale. Quella cosa che ha letto fa proprio al caso suo.
- In Natale – inizia Angelo – è nato come festa cattolica per coprire un’altra festa religiosa pagana. Questa è una cosa che non ho mai sopportato del cattolicesimo. E poi…è nato Gesù? E allora perché non essere veramente più generosi invece di buttare via i soldi in modo tanto stupido-
Margherita lo guarda.- Interessante – dice senza convinzione.
Angelo sorride. Ci sta riuscendo. Forse ha veramente toccato il tasto giusto.
Angelo assume un’espressione seria. - E poi…-
- Ciao Meggy!-
Uhm…accento americano, voce da adolescente…ha riconosciuto il soggetto: Michael Scalzi! Il sorriso “beota” muore sulle labbra di Angelo.
- Ciao Mike- dice Margherita. Il suo volto si illumina. – Ti stavo aspettando. Nel frattempo sono venuta a mangiare qualcosa con Angelo. Non ti dispiace vero?-
- Sarà dura, ma sopporterò il tuo “tradimento”. Scusa se sono arrivato in ritardo, ma ho dovuto finire il mio turno –
Saluta calorosamente Angelo. Lui non fa una piega. Ecco chi stava aspettando: lui era solo una scelta di ripiego, per non rimanere da sola.
Si siede vicino a loro. I due iniziano a parlare. E ovviamente lui rimane in un angolo. Non perché loro non vogliano parlare con lui. E che i loro argomenti non riesce a comprenderli. Non lo interessano. Le loro idee sono lontane anni luce dalle sue, che Angelo ritiene le uniche giuste. E poi non sa cosa dire. È una persona metodica. Diciamo pure esageratamente schematica. Ragiona come un computer: perché riesca a fare qualcosa deve preparare uno schema step-by-step. Di improvvisare non è mai stato capace. E adesso che non ha preparato il suo discorso, è come se quei due parlassero una lingua marziana.
Angelo si alza dalla sua sedia facendo un rumore infernale. È inutile stare lì a reggere il moccolo.
- Io vado- dice. – Devo finire di correggere dei compiti. Ho promesso ai ragazzi che li avrei consegnati domani. Sono già in ritardo di quattro giorni!-
- Allora ci vediamo su!- dice Mike.
- Ci vediamo su-.
Si allontana di corsa, ma le voci di quei due sembrano volerlo inseguire. Sono come pugnali, che lo trafiggono nel vivo.
Una volta fuori cerca di addentare il suo panino ma gli viene la nausea. Lo getta nella spazzatura. Poi si rende conto della stupidata commessa (l’ha pagato € 3,50!) e cerca di riprenderlo. Purtroppo è immangiabile. Bestemmia violentemente e torna in superficie.
Esce fuori. L’aria è fredda, pungente, carica di neve. Si accende una sigaretta che ha “scroccato” al Galli e fuma con stizza, mentre il vento spazza via le ultime foglie morte. Non sa che dire né che pensare. Ma ci deve riuscire, porca vacca! Margherita è diversa dalle altre. Certo è sempre una donna, ma è diversa. È gentile, e poi è intelligente.
Angelo ride. Mai avrebbe pensato una cosa simile di una donna. Intelligente. Lui, che ha sempre considerato le donne incapaci di pensare. No, Margherita è diversa. Margherita è quella donna che potrebbe rendere felice un uomo come lui. Margherita…
All’improvviso un’epifania. E se si stesse innamorando di lei? La cosa lo spaventa e al contempo lo rende felice. Margherita e Angelo. Insieme. Una donna intelligente e un ingegnere con “interessanti prospettive per il futuro”.
Ride. Ma che razza di pensieri! Si, Margherita è una donna diversa dalle altre, ma innamorarsi non è cosa per lui. Ma con lei, dannazione, ci deve riuscire. Non può fallire ancora. Il tempo stringe.
Rientra nell’edificio. I professori salgono ordinatamente uno a uno. Angelo li segue. Inizia il “patibolo”.

È il suo primo sabato libero. Prima era il giovedì. Ha fatto volentieri cambio con Leoluca Righini, professore di lettere nelle sue sezioni. Aveva problemi di famiglia e gli serviva il giovedì libero. Angelo ha accettato con entusiasmo. Ed eccolo a casa per la prima volta al sabato, con indosso solo una canottiera verde e un paio di pantaloni del pigiama, anch’essi verdi.
Il primo sabato di libertà lo coglie sdraiato malamente sul divano, in stato semi-comatoso. La sua mano destra schiaccia a caso i tasti del telecomando, senza trovare un programma di suo gradimento. La mano sinistra è invece occupata in altri “importanti” affari: grattarsi voluttuosamente i “gioielli di famiglia”, il pizzetto barbaro, e torturarsi con estremo piacere il bocciolo di rosa dell’ano.
Attorno alle 10:30 del mattino Angelo si addormenta scomposto sul divano.
È il campanello della porta che lo sveglia. Si rizza a sedere. Ha la bocca impastata e i capelli in disordine. Emette “un’arietta” mattutina, si alza malvolentieri dal divano e va ad aprire la porta.
- Angelo, come ti butta?-
Sarebbe stato meglio se fosse rimasto sul divano, ignorando il campanello. E pensare che aveva pure riconosciuto il trillo, e quindi sapeva che poteva essere solo lui.
Alla porta c’è Gianfranco Perduti, conosciuto come “pipino” per via della sua gnomica statura. Alcuni sostengono, ma nessuno ne è certo, che Gianfranco sia “pipino” anche più in basso. Di una cosa Angelo è sicuro: è la persona più viscida, rompipalle e voltagabbana che abbia mai conosciuto. Lo si può descrivere come una cipolla. Non perché puzzi, ma perché è fatto a strati. Al primo strato si vede un ragazzo estroverso, ciarliero, a volte anche simpatico. Ma se si comincia a “sbucciarlo” lentamente ci si trova davanti ad un rompipalle, egocentrico, viziato e aspirante manipolatore mentale. Forse è per questo che tutti lo hanno mollato. Tutti tranne Angelo. Ma la sua è un’amicizia forzata. Perché il padre di Pipino è amico intimo del suo. Se parla ancora con lui, lo fa solo per suo padre. Anche perché è lui che gli permette di avere un tetto sotto la testa! Non può mica permettersi di fare tanto lo schizzinoso.
- Ciao Giangi: che ci fai da queste parti?-
- Passavo di qui…sai, non ho molto da fare negli ultimi giorni!-
Per forza, pensa Angelo, vivi sulle spalle di tuo padre! Angelo odia i parassiti sociali.
Pipino non è il classico tipo che lavora duramente. O almeno non secondo i canoni. Lui ha una società insieme a suo padre. Astor S.a.s. si chiama. Vende di tutto, soprattutto fumo negli occhi. È un imbonitore senza cervello, e il suo Ego smisurato è decisamente intollerabile. Angelo ricorda che una volta, in preda ad una crisi di egocentrismo mistico, Pipino gli aveva detto che un cliente lo aveva pregato in ginocchio di vendergli un articolo! Angelo aveva riso per tutta la giornata. Lui, Gianfranco, è troppo in “intelligente” per fare un lavoro da dipendente, quindi fa il “libero professionista”. Guadagna molto, dice lui. Ma a conti fatti il suo ricavo è un cerchietto tondo che i matematici hanno chiamato zero. E se la matematica non è un’opinione, ora Pipino sta lentamente depauperando tutti i risparmi del suo papi. Ma lui, il povero Samuele, per il suo”pargolo” sarebbe disposto a vendersi pure il culo.
Pipino si attacca a chiunque pur di fare un po’ di soldi. Inizia a parlare e non stacca più. Per seminarlo bisogna usare l’ingegno. E Angelo non è molto ferrato in quella materia, quindi rimane sempre gabbato.
- Se vuoi accomodarti…- dice Angelo senza convinzione.
- Ma va! Me vado subito!-
Con passo da faina, è subito nell’appartamento. Si getta sul divano, che scricchiola pietosamente sotto i centodieci chili di Pipino.
- Vuoi qualcosa?-
- No, grazie- e si frega una manciata di caramelle alla liquirizia.
- Sai – riprende Pipino – fanno una festa al Luxuria stasera: si chiama festa della camicia nera-
- Molto interessante- biascica Angelo. Nel frattempo continua fare zapping.
- Ci saranno un casino di belle ragazze!-
- Bello-
- Tu come sei messo a donne?-
- Come al solito-
- Ovvero sei solo!-
Angelo ha uno dei suoi sempre più frequenti attacchi di “male assoluto”. Adesso si immagina di prendere Pipino, “pulirlo” e cucinarlo “alla diavola”, per la gioia sua e dei suoi genitori.
- Ho due biglietti omaggio per la festa: tutto gratis! Avevo pensato di andarci con te, visto che la mia Linuccia è malata!-
Angelo aguzza le orecchie. Biglietti omaggio. Tutto gratis. Belle donne. Interessante.
- Mi hai convinto. Vengo con te!-
- Forte! Ci vediamo stasera allora.-
- A stasera-
Gli apre la porta e Pipino se ne va. Non prima di aver elogiato le qualità della sua nuova auto: bella, forte, potente. Sono gli unici aggettivi che conosce. Naturalmente andranno con la sua auto al Luxuria. Meglio, pensa Angelo, non dovrò rubare quella di mio padre e spendere soldi per fare benzina.

Il Luxuria è un locale vip nell’Interland milanese. Festini, balli, belle ragazze, alcool, ecc. Un posto dove non si entra se non si è vestiti eleganti e non si tirano fuori centinaia di euro. Le feste a tema sono frequenti. Giusto perché si hanno tanti soldi e in qualche modo bisogna spenderli.
La festa della camicia nera non ha niente a che vedere con i fascisti. È solo una festicciola a tema con abiti neri. Angelo, però, come al solito capisce male. Ha sempre avuto un debole per i fascisti. Lo ha sempre affascinato quel senso di ordine e disciplina che la camicia nera infonde, senza però conoscere bene cosa ci stava sotto. Ha sempre odiato la storia, Angelo. Che senso ha aprire un libro e studiare quando si può imparare tutto dalla tv? E poi, invece di stare seduto a leggere, lui preferisce fare sport! Quindi non ha mai imparato un cavolo sul fascismo. E la sua ammirazione va alla camicia nera e a quello che rappresenta: pulizia. Specialmente etnica.
Arrivano al Luxuria alle dieci e mezza. Pipino è vestito in modo casual: camicia nera e jeans. Angelo ha un tantinello esagerato. Indossa infatti una camicia nera, dei pantaloni neri, degli stivali che usava quando andava a cavallo e una frusta da cavallo. In poche parole, un vero squadrista.
Entra nel locale pieno di gente, tutti con la camicia nera. Fa il saluto romano. Nessuno lo guarda. Lui guarda tutti, soprattutto le belle ragazze che affollano il locale. Di ragazze più belle di quelle lì ne ha viste pochissime. Si sente come se fosse andato in paradiso. Ma sa benissimo che lui non può fare nulla. Uno, perché ha in mente solo la Reiner. Due, perché quelle li, tutte rifatte, vanno solo con uomini con un conto in banca con sei zeri. Angelo maledice i fortunati figli di papà e la sua sfortuna cronica. Se solo fosse almeno un quadro in una grande azienda, invece che un insegnante sfigato!
Si siedono in un angolo e ordinano una birra. Intanto Pipino elogia il suo ultimo acquisto: cento aspirapolvere importati (illegalmente) dalla Cina. Tecnologia di ultima generazione. Ha intenzione di mettere un’inserzione su un sito di aste on-line. Prezzo stracciato, “così il feedback spara potente”, dice Pipino. Ma prima vuole convincere il suo migliore amico Angelo.
- Guarda che è qualcosa di nuovo!- inizia Pipino – E’ bello, potente! Cacchio se è potente! Ieri ho pulito tutta la casa con quello! È una forza!-
- Si, si- dice Angelo.
Si scola la sua prima birra. Se beve non ascolta Pipino. Intanto si rifà gli occhi con tutti i culi sodi che riesce a guardare. La sua depressione sale.
Angelo alza la mano per una seconda birra, se la scola mentre Pipino continua a parlare.
Comincia a bersi una birra dietro l’altra. Arriva la quarta birra e Pipino sta ancora elencando le “caratteristiche” dell’aspirapolvere. Ogni due parole ci inserisce un “bello”, un “minchia”, un “cioè”, un paio di “potente”. Del resto sono gli unici vocaboli che conosce.
- Il prezzo è una cavolata: solo cento euro, prezzo Astor!-
- Interessante- e si scola anche la quarta birra, mentre la sua mente è in preda ad uno sconforto assoluto.
- Sai, tua mamma potrebbe fare meno fatica con un aspirapolvere tanto potente!-
- Già!- E lecca con la lingua il bordo del bicchiere.
Per allontanarsi da quel fiume di parole, Angelo si butta nella mischia e balla. Lo sa soprattutto per dimenticare la sua infelicità. Il suo modo di ballare è strano e inclassificabile. Si compone di movimenti imprecisi e inconsulti, corredati dal “rito”: sigaretta accesa all’orecchio sinistro e occhi chiusi per meglio seguire la musica. Quando usciva con i suoi amici, nei gloriosi anni del liceo, tutti si spostavano quando Angelo entrava in pista! Bei tempi quelli, ricorda lui con tristezza. Tutto era più bello e luminoso, quando il mondo sorrideva ai giovani con “interessanti prospettive per il futuro”.
Conosce una ragazza di Milano e parla un po’ con lei. All’apparenza sembra avere meno pretese delle altre. Anche perché ha un nasone da far invida a Cyrano, un mento da Maga Magò e un petto che sembra ci sia passato sopra San Giuseppe con la pialla!
La invita ad un tavolo e le offre (tutto gratis!) dei superalcolici. La ragazza beve solo un gin tonic mentre lui si scola un gin tonic, due bicchieri di vodka al melone e due whiskey doppio malto. Nel giro di poco è ubriaco fradicio. In preda ad un mix di egocentrismo, sconforto ed eccitazione cerca di mettere le mani addosso alla ragazza. Questa gli tira un cazzotto da far invidia a Tyson.
Alle due del mattino Angelo esce barcollando dal locale. A dire la verità esce perché i buttafuori lo hanno cacciato. Ha tentato di strappare la gonna ad una ragazza.
Barcolla per qualche metro, poi cade. Si rialza, bestemmia un poco, e continua a barcollare. La città gli sembra un pastiche di luci e immagini elettriche. Quelle luci sembrano ammiccare alla sua persona, sembrano sorridergli. Ha l’impressione che gli parlino addirittura. Che lo elogino. Che lo facciano sentire per quello che è: il migliore. Il mondo non gli è mai parso tanto bello. In quello stato di euforia etilica pensa che tutto gli sia possibile e che possa avere tutto ciò che vuole giusto schioccando le dita.
- Nessuno – urla – nessuno è meglio di me! Donne, venite: Angelo è tutto per voi!-
Ormai non distingue più la realtà dall’illusione. Vede una donna in rosso, bellissima, con la schiena appoggiata al muro. È una puttana sicuramente, pensa. In realtà è un poster pubblicitario.
Comincia a strusciarsi contro l’immagine emettendo i soliti sibili serpici e bestemmiando come uno scaricatore di porto.
– Maiala, dammela!- urla.
In quel momento passano di lì Margherita e Michael. Non si sa perché siano insieme e siano lì a quell’ora di notte. Sta di fatto che vedono Angelo che si struscia in modo molesto contro un poster, bestemmiando e insultando l’inesistente ragazza ritratta.
- Ti manderò in paradiso. Io sono Angelo!- urla ridendo.
- Angelo, dai, vieni qui! Che hai fatto, hai alzato un tantino il gomito?-
Anche se completamente ciucco, Angelo riconosce la voce del suo amico Michael Scalzi. In quel momento gli sembra fastidiosa e molesta come il ronzio di una zanzara nelle orecchie. È colpa sua se la Reiner non lo degna di uno sgaurdo. E’ colpa sua di tutto.
Rutta con violenza e gli scosta violentemente la mano.
- Lasciami stare! – urla – Tu non fai altro che portarmi via quello che voglio!-
- Angelo, sei ubriaco!-
- Vaffanculo!- urla ancora.- Tu non puoi continuare a rovinarmi la vita! Prima Clementina, adesso Margherita. Che cosa vuoi eh? Che mi cali i pantaloni e ti dia il culo?-
- Angelo, dai, seguimi- dice Mike.
- Tu non me la porterai via. Solo io posso renderla felice! Io! Hai capito, razza di femminuccia americana?-
Poi guarda Margherita. Il suo corpo è avvolto da un caldo piumino nero. Si inginocchia ai suoi piedi.
– Maggy, dimmi che ti piaccio. Ti piaccio vero? Sono bello, intelligente. Che cos’ho che non va? Che cos’ho io meno di Michael? Dai, Margherita, dammi un bacetto!-
Margherita prova un forte senso di pena per Angelo. È un bravo ragazzo in fondo, pensa. È solo molto immaturo.
Angelo si protende verso di lei. Magari un bacetto glielo avrebbe pure dato, ma puzza talmente tanto di alcool da farle venire la nausea.
Lo fanno salire di peso in macchina e decidono di portarlo a casa. Da solo, di notte e in quelle zone rischierebbe di fare qualche brutto incontro.
Sul tragitto verso casa nessuno ha voglia di parlare. Angelo, gettato malamente sul sedile posteriore, straparla.
- Non avrei mai pensato arrivasse a questo punto- dice Margherita.
- E questo è niente. Una volta, qualche anno fa a capodanno, lui…-
- Sei un bastardo!- urla Angelo.
- Angelo…è un bravo ragazzo! Ma sembra non voglia capire!-
- Angelo non ha mai capito i suoi difetti. Ecco tutto! Se solo si rendesse conto di dove sbaglia, potrebbe migliorarsi. Le capacità le ha. Non è un cretino! Ho visto deficienti totali arrivare molto più in alto di lui! È solo…che gli manca la logica! Ho provato in tutti i modi di aiutarlo, ma non posso fare i miracoli. E poi ci si mette pure la sua superbia innata, che non gli facilita certo le cose-
- E’ un mediocre, un uomo senza importanza. Ma mi fa pena…in fondo è così simpatico. Ma non potrà mai piacermi, mai!-
Un attimo di silenzio. Angelo rutta violentemente e sente che sta per vomitare. Poi sembra che tutto si plachi.
- Tu sei diverso-
- Non sono migliore di lui-
- Invece si!-
Angelo vede le loro mani congiungersi. Ma è troppo ubriaco per capire bene il significato del gesto.
I due parlano ancora. Angelo ascolta i loro dialoghi, ma le voci si mischiano in una serie di fonemi inarticolati. Ha solo la sensazione di essere completamente solo in un mondo che non riesce più a comprendere. Un mondo che va all’incontrario e che ormai non è più recuperabile. Un mondo di successi e di insuccessi, destinati in modo diseguale alla popolazione. A lui è stato destinato l’insuccesso, e vorrebbe tanto capire perché tutto va al contrario, quando anche lui si meriterebbe di avere successo. Ha fatto tutto quello che poteva fare: che cosa deve fare di più? Gli viene da piangere.
- Sono…mi-migliore io! Sono…sono in-gengere io! Io merito di più!- dice tartagliando.
Si raggomitola in un cantuccio, con la faccia tra le ginocchia, come l’uomo solo che è.
Lo scaricano a “braccia” sotto casa sua. Lui continua a bestemmiare. Sveglierà tutto il vicinato, e loro non vogliono esserci.
- Siete tutti dei bastardi!- urla. – Che vi ho fatto io di male, eh?-
- Dai Angelo, calmati!-
- Non dirmi quello che devo fare, stronzo! Tu sei come loro! Tu godi nel vedermi strisciare! Ti diverti nel vedermi fare qualcosa che è al di sotto delle mie possibilità! Tu mi odi! Tutti mi odiano!-
- Angelo, adesso vai di sopra, ti fai una bella dormita e domani passa tutto-
- Bastardo!-
Cerca di sputargli in faccia ma sbaglia mira.
- Ci vediamo- lo saluta Mike.
Se ne va sospirando.
Rimane fuori al freddo per un tempo incalcolabile. In preda ai fumi molesti, si toglie la giacca e comincia a ballare e cantare per strada. Le lacrime gli bagnano il viso, mentre le bestemmie gli sporcano la lingua impastata di fumo e alcool.
- Perché proprio a me? Io sono migliore di voi! Io sono migliore di tutti!- urla alla fine.
Si accascia a terra con gli occhi vitrei. Sorpreso da forti conati, vomita violentemente sulla macchina di Pipino. Da buon voltagabbana, non appena ha visto le sue condizioni, ha fatto finta di non conoscerlo e ha tagliato felicemente la corda. Ride all’idea della faccia che farà lui, quando vedrà la sua “bella, forte, potente” auto macchiata di vomito.
Riprende con lentezza il controllo, anche se non totalmente. Sente in bocca il gusto amaro e disgustoso della rabbia e dello sconforto.
Sale a casa, vomita un altro paio di volte. Forse è meglio andare a dormire.
Si getta sul letto completamente vestito, prende una zuccata contro il muro e alla fine si addormenta di un sonno pesante e privo di sogni.

SECONDO POST:
La maglietta rossa come supporto al popolo birmano e ai monaci che con coraggio sfilano pacificamente per il paese, senza curarsi delle percosse e delle torture a cui vanno incontro. Un paese distrutto la Birmania, da troppi anni in balia di una dittatura militare che non ha niente da invidiare ai tiranni medioevali. Un paese che ha bisogno di aiuto. Forse indossare una maglietta rossa non servirà a nulla, ma è un modo per dire "non vi dimentichiamo".
I have a dream: che tutte le dittature del mondo finiscano, e che finalmente regni la vera democrazia. Un'utopia...

See ya :-|

 
posted by inis fail at 10:59 AM ¤ Permalink ¤ 2 comments
Thursday, September 27, 2007
BRAVA GENTE

Gli italiani si definiscono spesso "non razzisti". Eppure tempo fa, a Milano, una ragazza scende in metropolitana e viene aggredita da un muratore bergamasco che ha serie intenzioni di violentarla. Un ragazzo marocchino corre in suo aiuto e mette in fuga l'aspirante violentatore. Attirati dalle urla della ragazza, arrivano i passanti. La vedono, sconvolta, tra le braccia del marocchino. Per loro non ci sono dubbi: è stato lui. Si avventano su di lui. Se non fosse stato per la ragazza lo avrebbero brutalmente linciato.
Questa storia si basa sul quel fatto di cronaca, naturalmente mi sono permessa la licenza letteraria. Giusto per dare più enfasi al tema centrale: il pregiudizio indiscriminato verso coloro che hanno una pelle ambrata e parlano una lingua straniera...



I pregiudizi occupano una parte dello spirito e ne infettano tutto il resto.

- Per me, alla fine, gli Italiani non sono poi così razzisti come dicono tutti-

È un uomo di circa cinquant’anni che parla. Alto, dalla pelle ambrata, con i capelli neri macchiati solo da qualche filo d’argento. Seduto ad un tavolaccio di una mensa aziendale, con la sua tuta blu con il nome dell’azienda stampato a caratteri dorati, legge il giornale.

È egiziano. Di Alessandria. È in Italia da circa quindici anni. Ha studiato medicina, grazie agli sforzi di sua madre, donna forte che con i soldi guadagnati al bazar riuscita farlo studiare, per poi morire di stenti. In Italia ha portato la moglie Amina e la figlia, che era ancora piccola. Lei ha frequentato le scuole italiane, si comporta come una ragazza italiana. Lui non ha mai pensato di imporre niente.

- Alla fine, lavoriamo con gli Italiani e loro sono sempre stati gentili con noi-

- Hamad, sei sempre stato un sognatore-

È Farouk. Suo amico d’infanzia. Anche lui laureato in medicina. Un uomo alto, allampanato, con la faccia scavata e gli occhi incavati. I capelli non li ha più da anni. Lui dice che sono caduti per colpa delle ingiustizie subite.

Un uomo pessimista Farouk. Realista si definisce lui. Vede nemici ovunque, si sente sempre sotto accusa, quasi fosse un condannato a morte di fronte a coloro che lo giustizieranno.

- Tu esageri sempre. Alla fine, ci è mai successo qualcosa?-

- Tu non ti guardi mai in giro. Ma non vedi i loro occhi? Non vedi come ti guardano? Non vedi come ti trattano? Ti danno del tu e si permettono pure di essere sgarbati con te senza nemmeno chiederti scusa-

- Io sono un lavoratore onesto. Ho sempre lavorato in modo onesto e mi sono sempre comportato in modo onesto. Pago le tasse e rispetto la legge. Questo è tutto. E se ci sono uomini che se ne fregano delle leggi, fanno del male e ammazzano le mogli e le figlie…beh, sono affari loro, non miei! E questo tutti lo sanno. Qui dentro sanno tutti che sono un uomo onesto. Non ho niente da spartire con quella gente-

Farouk beve un sorso d’acqua e lo guarda.

- Tu ti senti integrato, non è così?-

- Lo sono. Rispetto le leggi, mi sento bene qui e nessuno mi ha mai fatto pesare la mia ipotetica diversità-

- Ecco…tu per loro non sei integrato. Tu per loro sei solo una persona da guardare con sospetto, uno che viene ospitato solo perché loro sono buoni, ma sempre pronto a prendere una donna e stuprarla senza pietà, o ad ammazzare tua figlia e pestare a sangue tua moglie. Ecco cosa sei tu per loro! –

- Come se non lo facessero anche gli Italiani!-

- Già, ma chissà come mai ad un italiano gliela perdonano e a noi no! Cosa c’è il loro stupro è meno grave del nostro? No! Ma per loro noi siamo i peggiori!-

- Farouk, tu…-

- Guardati Hamad. Parli perfettamente l’italiano, sei un uomo istruito, hai pure fatto dei corsi da medico in Italia, eppure non puoi fare niente di meglio che l’operaio e sai perché? Nessuno vorrebbe vedere un medico musulmano in corsia…Nessuno!-

- E che mi dici del mio amico del Cairo che esercita in Italia?-

- Dico solo una cosa: prima dei nazisti gli ebrei e i cristiani convivevano pacificamente. È vero, ci erano sempre stati dei movimenti di estrema destra contro di loro, ma la maggior parte della popolazione non ci faceva caso. Medici, professori universitari ebrei. Tutti erano stimati. Poi è arrivato un omino insignificante che, con la sua demagogia da quattro soldi, ha aizzato il popolo più civile d’Europa contro gli ebrei. E tante famiglie ebree sono state denunciate, “vendute” alle SS dai vicini e amici cristiani con cui avevano preso il caffé fino a pochi giorni prima-

- Tu sei una persona molto intelligente, colta e saggia. Ma gli Italiani non sono i Tedeschi. Non farebbero mai una cosa simile!-

- Pensala come vuoi! Però mio figlio, quando va a trovare la fidanzata italiana, viene sempre fermato dai carabinieri che lo perquisiscono quasi fosse un ladro. Una volta, durante una specie di retata in un locale, lo hanno portato in caserma, picchiato, fatto spogliare e poi mandato a casa perché “non era il loro uomo”, senza però nemmeno chiedergli scusa!-

- E’ stato un caso!-

- Troppi casi! E che mi dici del fidanzato di mia figlia? Ha aiutato una ragazza che stava per essere violentata da un italiano ubriaco ed è finito una notte in cella per tentato stupro! Se non fosse stato per quella brava ragazza, dio la benedica, lo avrebbero espulso!-

- Ascolta…mia figlia va a scuola con gli Italiani. Non è mai tornata a casa dicendo “mi hanno discriminata”. Lei ha deciso di indossare il velo e io non glielo ho imposto. Lei è libera di fare quello che vuole. Lei si sente bene con gli italiani. Visto quanto è brava a scuola ha deciso di andare all’università e io sono disposto a pagargliela. Voglio che studi, che diventi qualcuno. E so che ce la farà. Lei è italiana, non come me e te!-

Farouk ride.

- Tua figlia, per gli Italiani, non è italiana, ma un’immigrata di seconda generazione. E come tale la tratteranno!-

- Farouk adesso basta però! Stai diventando paranoico! È vero, ammetto che in giro c’è del razzismo, ma ovunque c’è! E comunque io sono una persona onesta. Più di questo non posso fare! Prego onestamente, lavoro onestamente, vivo onestamente. Io sto al di fuori-

- Il pregiudizio non guarda in faccia a nessuno. Colpisce tutti, disonesti e onesti-

- Non siamo in Germania Farouk-

- E’ vero, ma siamo comunque in un paese occidentale esasperato dai media e dalle distorsioni della realtà provocate da questi e dai governi. Attento Hamad, che non c’è mezzo più potente della parola di un telegiornale.-

Hamad si alza con il suo vassoio. Non ha più intenzione di ascoltare il suo amico. Ogni volta che parla con lui succedono quei diverbi.

- Hamad, il pregiudizio è come un virus. Attacca una piccola zona e, se non curato, distrugge tutto l’organismo-

- Non siamo a quei livelli Farouk!-

- Questo è quello che credi tu!-

- Nel mio quartiere la gente mi rispetta. Sa che sono un uomo onesto!-

- Fino a quando non ti troverai nel posto sbagliato al momento sbagliato!-

- Ma piantala-

Davanti a loro tanta gente passa, tutti li ascoltano e nessuno li capisce. La loro lingua è troppo difficile da capire.

Suona la sirena.

- E’ ora di ritornare al lavoro!-

- Si Hamad, ritorniamo al lavoro, che è meglio!-

La sirena dell’uscita, finalmente. Un’altra dura giornata di lavoro, in una fabbrica bollente d’estate e gelida d’inverno, finisce. Hamad saluta calorosamente Farouk, che si avvia a casa a piedi. Saluta altri operai e si incammina alla fermata della metropolitana. Lo aspettano cinque fermate di metro e due di bus prima di arrivare a casa, in un paesino poco fuori Milano. Una zona tranquilla, immersa nel verde. Una casa che è riuscito ad acquistare con un mutuo trentennale dopo anni di vita in una squallida periferia a sud di Milano. Girava di tutto: prostituzione, droga, violenza. E lui lo sapeva che, se i pesci piccoli erano extracomunitari nella maggior parte dei casi, i pesci grossi che li dirigevano come manichini erano italiani. Ma alla fine chi pagava erano sempre i pesci piccoli, che uscivano di galera più criminali di quando ci erano entrati. Tutto ciò lo deprimeva.

Scende in metropolitana insieme ad un crocchio di gente che va di corsa. Tante cose li aspettano a casa, troppo grigia e fredda è la città di sera, d’inverno, quando il gelo è pungente come la lama di una scimitarra.

Scende in metropolitana insieme ad un crocchio di gente tutta uguale. Nessuno lo nota, nessuno fa caso alla sua tuta e al colore ambrato della sua pelle. Nessuno fa caso a quel viso scuro che una volta era bellissimo. Nessuno sa chi lui sia, né quello che fa. A nessuno interessa, alla fine.

Tre minuti per attendere la metropolitana, strapiena. Sale a fatica su quel vagone sovraffollato reso caldo dalla presenza umana che li vi staziona. Si mette in un angolino, contro la porta scorrevole. È li che distrattamente nota una ragazza dai lunghi capelli rossi, vestita con abiti semplici, appoggiata contro il palo intenta a leggere il giornale. È una donna come tante che affollano il metrò alle cinque di sera. Perché preoccuparsene?

Nota anche un uomo, apparentemente ubriaco, seduto su un sedile vicino alla porta di uscita. Probabilmente un povero disoccupato, o un povero barbone. Non sa. I suoi vestiti non sembrano quelli di un barbone, ma quelli di un lavoratore disgraziato che forse ha perso il posto e ha bevuto per dimenticare. Barcolla sul suo sedile, si porta una mano alla bocca quasi stia per dare di stomaco. Hamad lo guarda con occhi pieni di dolore: ci si può ridurre così? E poi pensa che il mondo non è giusto. E che la discriminazione non colpisce solo loro, ma anche i poveri Italiani diseredati. Questa cosa, vigliaccamente, lo rincuora.

Arriva la sua fermata. Insieme ad un gruppo di persone scende pure lui. Scendono anche la ragazza dai capelli rossi e il giovane ubriaco. Hamad lo osserva distrattamente per qualche secondo. È giovane: non deve avere più di trenta, trentacinque anni. Ancora tanta vita ha davanti. Si può rifare.

Prende la strada degli scalini e vede che la ragazza con i capelli rossi lo supera. Dietro di lei, il disgraziato ubriaco. Vanno solo nella stessa direzione, come altre centinaia di persone.

Si ferma a comprare un pacchetto di sigarette al tabaccaio sotto la metropolitana, poi sale in superficie. L’aria pungente lo pizzica. Rabbrividisce, si solleva il bavero della giacca. Per fortuna la fermata del bus non dista più di pochi passi. Ancora un po’ e sarà finalmente a casa. Sua moglie gli avrà sicuramente preparato un ottimo piatto caldo, e sua figlia gli racconterà la sua giornata scolastica. Ecco ciò che lo aspetta. È felice.

Cammina senza guardarsi in giro, con la testa bassa, come sempre. I suoni che giungono alle sue orecchie sono sempre gli stessi: le macchine, lo sferragliare dei tram, i clacson, le urla di una donna…

Le urla di una donna! Alza la testa e cerca di capire se è tutto frutto della sua mente stanca o se una donna ha veramente urlato.

Un altro urlo. Corre in direzione di quell’urlo. La vede. È la ragazza con i capelli rossi. C’è un uomo con lei, che la strattona per un braccio, la spinge contro un muro, le tappa la bocca. Getta la sua borsa per terra, quindi non è un tentativo di rapina. Con la forza cerca di abbassarle i pantaloni. E nel frattempo se li abbassa pure lui. Non può permettere una cosa simile!

- Lasciala stare tu!-

Si avvicina e strattona l’uomo che cade. Lo riconosce. È il ragazzo ubriaco che ha visto sul metrò.

- Che intenzioni hai è? Vattene via e lasciala stare!-

Non vuole che la cosa finisca a cazzotti. Lui è in tipo pacifico. Ma è pronto pure a questo se il ragazzo dovesse insistere. Non vuole che accada come quella ragazza polacca picchiata da un gruppo di italiani ubriachi, che poi hanno fatto scempio di lei. Che ha fatto allora? È stato li a guardare, mentre sua moglie chiamava i carabinieri. È stato li a guardare lo scempio, senza fare nulla. Forse non avrebbe potuto fare molto. Forse sarebbe finito all’ospedale. Ma almeno avrebbe distolto la loro attenzione e la ragazza sarebbe potuta scappare. Non permetterà che accada ancora.

Il ragazzo però non insiste. Barcollando, prende il largo. La ragazza è stesa a terra, esamine. Hamad si inchina su di lei.

- Signorina, si riprenda! Ora tutto è finito!-

Ma la ragazza non si riprende. Controlla che sia tutto a posto, che non le abbia fatto del male. Ma non c’è sangue e sembra non ci siano nemmeno ammaccature. È solamente svenuta. Chiamerà un’ambulanza. Giusto per accertarsi che non le abbiano fatto niente. Poi chiamerà sua moglie per dirle che farà più tardi del solito.

È in quel momento che arrivano altre persone, attratte dall’urlo. E accecate da quello che hanno loro inculcato in testa, e vedendo un uomo dai tratti tipicamente mediorientali chino su una donna italiana, non capisco più nulla. È lui: lo stupratore! Lui, che ha approfittato di lei, violandola nell’animo e nel corpo, perché per gente come lui le donne sono solo oggetti da picchiare e maltrattare. Per loro le donne sono bestie. Ma le bestie, pensa quella gente, sono proprio loro! E noi dovremmo dare loro la cittadinanza italiana.

- Eccolo li!-

- Cane!-

Hamad si rende conto di essere in una brutta situazione. Ma lui non ha fatto niente. Adesso lo spiegherà a quella gente. Del resto, è normale. Vedere un uomo chino su una donna svenuta…

- Tu cane! Che cosa credevi di fare!-

- No, io…-

- Cosa volevi fare eh? Fare i tuoi comodi sul suo corpo. Bestia!- urla una donna, dalle mani scheletriche e dal viso stravolto e deformato che sembra quello di un demone.

- No, io non ho fatto niente. Volevo solo aiutarla. Un uomo è scappato di là. Lui l’ha aggredita!-

- Vallo a raccontare a qualcun altro, marocco!- dice un ragazzo brufoloso, sui vent’anni.

- Io? Non sono un marocchino! E non ho fatto niente! Io…-

- Ma sentitelo! Per lui stuprare è niente. Sapete cosa ho sentito una volta: un musulmano, come quello lì, era rimasto scioccato perché volevano mandarlo in carcere per aver picchiato a sangue la moglie. Per loro è normale!-

- No io…-

- Ma stai zitto!-

Un pugno lo raggiunge alla mascella, facendolo cadere bocconi a terra. È il ragazzo brufoloso di prima.

- Tieni questo, islam!-

- Io…-

Un altro pugno che lo fa cadere a terra. In bocca sente l’acidulo e il metallico gusto del sangue.

- Io…-

Non capisce bene cosa succede. Sente solo una raffica di pugni, calci, bastonate. Ovunque. Una persona lo bastona in testa, lasciandolo confuso per qualche secondo. Poi un calcio nello stomaco. Sente un gusto acido salire su in bocca. È sangue misto a qualcosa d’altro.

Tossisce, sputando e vomitando sangue. Vorrebbe dire “basta! Non ho fatto niente io!”, ma nessuna parola gli esce.

Non sa dire per quanto dura il pestaggio. Il dolore che prova è fortissimo. Sembra che nessun organo o osso del suo corpo sia rimasto integro. Prega dio che lo faccia vivere. Chiede perdono per quella gente. Pensa alla moglie e alla figlia. Lei è brava a scuola. Deve andare all’università. Come farà senza i suoi soldi? Come farà?

Lo lasciano pesto ed esamine in mezzo alla strada.

Quando arriva l’ambulanza, pensano che lui sia morto. La ragazza invece si riprende e va dai carabinieri. Per denunciare il vero aggressore e scagionare Hamad.

Dieci giorni di prognosi. Lo zigomo destro rotto, una lieve commozione celebrale, due costole fratturate, qualche punto di sutura in testa e sul labbro inferiore, lividi e contusioni sparsi. Se l’è anche cavata. Con un pestaggio del genere, ha detto il medico, ha rischiato di rimanere menomato per tutta la vita. Del resto, dieci persone che ti prendono a calci, pugni e sprangate in testa non è cosa da poco!

Impossibile denunciare tutti. Ha riconosciuto il ragazzo che lo ha preso a sprangate, ma alla fine è stato rilasciato. Insufficienza di prove. Le prove, ha detto lui con voce flebile, ce le ho in testa! Ma i carabinieri non gli hanno dato ascolto.

Sua moglie è venuta a fargli visita tutti i giorni. Piangendo. Dicendo che nel quartiere non si parlava d’altro. La figlia, poi, un giorno è tornata a casa con un occhio nero. Glielo aveva fatto un ragazzo, dandole poi della “terrorista”. Solo l’intervento di un’amica aveva impedito che quel ragazzo le facesse più male.

- Non voglio più tornare a scuola!- ha detto piangendo, tutti i giorni.

Hamad non sapeva che dire. Ed ogni notte piangeva, nonostante lo zigomo fratturato che lo faceva soffrire come un cane.

Alla fine viene dimesso. I segni dell’ingiustizia sono ancora presenti in modo ben visibile.

Se ne va sotto lo sguardo degli altri malati. Da una stanza, sente un vecchietto dire:

- Mah, questi musulmani vengono qui a fare quello che vogliono loro, ad imporci la loro religione e le loro credenze! Ma che vadano tutti a casa, vadano!-

Hamad si morde il labbro per evitare di urlare. In quell’istante si rende conto che Farouk ha drammaticamente ragione.

Non sa se tornare a casa, in Egitto, o rimanere in Italia. Ma in Egitto non ha futuro. E nemmeno sua figlia. Per sua figlia, rimarrà in Italia. Ma come farà ancora a fidarsi? Come farà ad andare in giro tranquillo sapendo che quegli sguardi lo penetrano come una lancia infuocata, che ha sulla coscienza una macchia che non ha commesso?

Non sono integrato, pensa. E non per colpa mia. Loro…non mi vogliono. E non perché.

Il mio sangue è rosso. La mia mente è pura. Ma sembra che a loro non importi. Per loro sono come gli altri. Un criminale. E si sono dimenticati, loro, che pure erano stati “criminali” in passato, negli altri paesi. Si sono dimenticati che non sono migliori, ma sono come lui. Se lo sono dimenticato.

Torna al lavoro. Alcuni suoi colleghi lo hanno chiamato al telefono e gli hanno mostrato la loro solidarietà. Si sente meglio, dopo quelle telefonate. Ma alla fine non sa più se fidarsi delle loro parole oppure no.

Il mattino dopo, alle sei e trenta, è in strada. Si avvia alla fermata dell’autobus, con il viso basso, per evitare che gli altri vedano i segni della sua innocente vergogna.

Incontra alcuni suoi vicini e li saluta. Anche loro lo salutano, ma in modo freddo. Gli stessi vicini che una volta erano gentili e calorosi con lui e la sua famiglia, ora lo salutano quasi fosse un paria.

- Per me, è stato lui!- dice la sua vicina. – Cioè, voleva provarci anche lui!-

- E pensare che sembrava così una brava persona. Ma alla fine si sa: sono bravi e buoni, ma quando gli saltano i grilli fanno del male. Sono fatti così, loro-

- Colpa della loro religione-

- Mah, non solo. Hai mai sentito i loro predicatori? Incitano alla violenza sulle donne e sui cristiani. Sono intrisi di questa violenza. Che ci vuoi fare?-

- Io non mi fido di lui. Dirò a mia figlia di stare attenta quando lo vede. Non vorrei che gli saltassero ancora i grilli-

Hamad sente tutto. Sente quelle spade conficcarsi nel suo cuore. E sono intrise di veleno. E prima o poi lo uccideranno.

Sale sull’autobus. Ora si sente un estraneo in mezzo agli estranei.

See ya!

P.S. a novembre, se non muoio prima :-P, mi laureo! :-D

 
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Wednesday, September 26, 2007
SAPEVO CHE SAREBBE SUCCESSO...
Sapevo che sarebbe successo. Del resto i generali "testa di organo sessuale maschile" che stanno al potere da decenni non potevano certo rimanere a guardare il loro impero che poteva essere distrutto dalla "rivolta degli schiavi"!. qui l'articolo.
Un paese, la Birmania, che è sotto scacco da decenni. Un generale imbecille che si fa convincere da un indovino che le banconote multiple di nove gli porteranno guai e manda in malora il suo popolo. Un despota che sta depauperando e derubando la sua gente.
Odio ogni forma di dittatura. Perchè un dittatore punta solo al suo interesse personale. Bisognerebbe fare un quadro clinico di questa gente, che ci si renderebbe conto che hanno avuto una vita da asociali, abbandonati e allontanati da tutti, cosa che li ha spinti ad odiare il mondo e la gente, e a fare del male il più possibile. Come dire "prima voi mi avete disprezzato e adesso ve la faccio pagare!". Hitler fu così. Stalin pure. E forse pure i dittatori più sanguinari della storia. Forse. Non è una teoria infallibile. Sta di fatto che la dittatura è una delle maggiori maledizioni che possono ricadere su testa umana...
See ya! :-(
 
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Tuesday, September 25, 2007
VOCI SI TROLL
Perchè ho fatto si che tutti i commenti di questo blog vengano moderati dalla sottoscritta, ovvero che sia io a decidere quali commenti pubblicare e quali no? Semplicemente perchè, ultimamente, ricevevo circa due commenti troll al mese. Che io dovevo cancellare prontamente, semplicemente perchè certi commenti non sono certo gradevoli in un blog per bene.
Allora, sulle motivazioni dei troll, se ne è parlato in tutte le salse. Personalmente non tollero che un posto pubblico dove vige il reciproco rispetto venga "infangato" da pesanti insulti o affermazioni fuorvianti miranti a creare "flame".
Ad ogni modo, certi commenti troll sono veramente esilaranti. Uno che mi è rimasto impresso di circa un mese fa. Premettiamo, totalmente off tipic, come molti commenti troll, e non ricordo più nemmeno so a quale post si riferisse. Diceva più o meno così:
"Cosa? Non puoi essere tu la blogger. Questo è in blog palloso! Una blogger figa può solo parlare di shopping, della sua fica, delle sue tette e con cui tromba. Tu, che scrivi queste cose, non puoi essere altri che un cesso!".
Certo, e tu non sei altro che un deficiente! Naturalmente mi sono "permessa" di correggere la sintassi perchè era uno scempio! :-p
Credo che per oggi sia tutto. Domani racconto!
See ya :-)

 
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Monday, September 24, 2007
SENZA PAROLE
Non ci sono parole. Tutte le parole del mondo sarebbero inutili. In questo caso le foto valgono molto di più.
Avevo già parlato di anoressia. Quella malattia più mentale che fisica che riduce le donne ad essere scheletri senza più forma femminile. Ecco alcune foto: una sopravvissuta di Auschwitz sarebbe stata molto più grassa...

E' il corpo della modella trentenne Isabelle Caro. 15 anni di anoressia che l'ha ridotta a pesare solo 31 kg.

Per maggiori approfondimenti qui
L'unica cosa che mi domando è: come è possibile che una donna si possa ridurre così per diventare una modella? Può una donna essere tanto schiava del proprio corpo e della propria femminilità da ridursi così? Sono domande a cui non riesco a dare risposta...
See ya :-|



 
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Sunday, September 23, 2007
LAND OF CONFUSION
E' incredibile pensare quanto questa canzone dei Genesis, che ha più di vent'anni (1986) sia ancora tanto incredibilmente attuale. E un'ironia così pungente non è da tutti, oggiogiorno! :-)



See ya! :-)
 
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Saturday, September 22, 2007
UN PAIO DI ARTICOLI
Questi sono due articoli che ho letto oggi e che sinceramente ritengo degni di nota. Naturalmente non dirò molto, anche perchè le mie parole risulterebbero superflue. Vi lascio solo alla lettura, se volete, e pure ai commenti:
Viva il V-Day : un altro articolo sul V-Day di Beppe Grillo. Molto interessante
La tecnologia al servizio della democrazia : notare il titolo ironico e come certe armi che non hanno niente da invidiare alle bombe atomiche non si sappia come vengano usate e soprattutto su CHI vengano usate. Naturalmente il dubbio e, forse, la certezza è che siano usate su civili inermi...W La democrazia occidentale!
Credo che questo sia tutto, per oggi!
See ya :-|
 
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Friday, September 21, 2007
IL TERZO STATO
Oggi veramente non è giornata. E non solo perchè mi è tornato il mal di testa e ho un mood swing esagerato dovuto a "quei giorni" di cui, come fisicamente donna, sono purtroppo vittima!
Tutto è iniziato stamattina. Leggo i giornali online, come al solito. Poi leggo il mio forum preferito. Poi i blog di alcuni miei amici. E qui mi salta fuori il mal di testa ed una "crisi di male assoluto" tanto forte che ho dovuto alzare il gomito con la soluzione Shoum per cercare di mandare giù i calcoli biliari da rabbia che mi sono venuti.
Per maggiori informazioni vi invito a leggere i blog di ombre e di DuHangst che sicuramente sono molto più specifici del mio. Il mio post di oggi è solo un commento al mondo in cui viviamo, almeno in Italia.
L'Italia oggi assomiglia molto alla Francia prerivoluzionaria. Esiste la classe dominante e poi ci siamo noi, il terzo stato. Noi, che facciamo fatica a tirare la fine del mese ma dobbiamo pagare le tasse per i preti e i politici, che stanno seduti tutto il giorno a fare niente e ingrassano alle nostre spalle. Noi, che paghiamo affitti spropositati mentre loro ottengono tutto ad un prezzo irrisorio. Noi, che paghiamo le conseguenze dell'indulto (vedasi il caso drammatico di Gorgo) mentre loro sono al sicuro nelle loro auto blu con le loro guardie del corpo.
Viviamo una situazione ormai insostenibile, di cui il V-Day è stato una manifestazione più che importante. E ora Grillo propone le liste civiche e, se prima ero scettica, ora sono più che sicura che sia la soluzione migliore. Certo, non tutti gli Italiani sono in grado di poter decidere, ma ci sono molti Italiani che lo sono. Forse Beppe sta correndo un pò troppi rischi a mettersi contro il potere, ma è comunque un uomo molto coraggioso e con una grande voglia di giustizia, e lo ammiro molto per questo.
Forse, nel nostro piccolo, una piccola rivoluzione sta nascendo. Vediamo come andrà a finire. Vediamo se gli Italiani ripiegheranno ancora su se stessi, popolo bove che sbava di fronte a tette, culi e reality show, o se si darà una svegliata e andrà alla presa della Bastiglia.
See ya! >:-@
 
posted by inis fail at 12:35 PM ¤ Permalink ¤ 5 comments
Thursday, September 20, 2007
E ANCORA...
Ebbene si! Ritorno con il quarto capitolo della saga di "Un uomo senza importanza".
Una persona una volta mi ha chiesto: "ma perchè pubblichi il tuo racconto online? Speri di ottenere consensi e gloria?".
Ora rispondo: io non voglio né consensi né gloria. Voglio solo condividere, con qui vuole, ciò che mi appassiona. Ognuno può avere un giudizio positivo o negativo sul mio operato, ma questo fa parte della vita. Del resto non si può pretendere di piacere a tutti! Sarebbe da egocentrici e superbi e visto che di gente così ne conosco fin troppa e mi da i nervi, evito di comportarmi nello stesso modo.
E poi so che non diventerò mai una grande scrittrice: il grande scrittore è quello morto!
Ma non divaghiamo. Ecco il capitolo.

@NGELO1975

Fa sempre più freddo. Piove quasi tutti i giorni. Angelo ormai prende l’autobus regolarmente. Dieci minuti, o anche di più, di viaggio insieme a studenti sbarbatelli e studentesse dalle voci squillanti. Prendendo l’autobus ogni giorno, Angelo ha capito che non è un mezzo solo per studenti acneici e sfigati cronici. Avrebbe mai detto di rifarsi gli occhi in quel modo, guardando tettine in erba e culetti non sfigurati dalla cellulite? Ormai, ogni volta che sale sull’autobus, il volto di Angelo si tira in un sorriso beota che per lui significa “sono al settimo cielo”.
Un mattino di novembre particolarmente nebbioso e umido, Angelo arriva a scuola con due ore di anticipo. Non si è ricordato che al martedì inizia alla terza ora. Poco male, troverà nuovi modi per “torturare” gli studenti. Quell’anno gli sta venendo particolarmente bene. Specialmente con quel cretino dello Smilzi. Lui continua fargli pernacchioni e trattarlo con quel suo modo spaccone di fare, ma lui mica si intimorisce. Sa che ha un punto debole: suo padre. Ha parlato con lui settimana scorsa. È molto preoccupato per il rendimento del figlio. Ha paura che venga bocciato ancora. E se dovesse venire bocciato ancora, gli aveva detto battendo il pugno sul banco, lo gonfierò di botte. Se la ride alla sola idea di quel cretino di Luca picchiato dal quell’armadio umano di suo padre. Ora sa che cosa deve fare per piegarlo al suo volere: spaventarlo. Il problema è trovare le parole giuste. Lo Smilzi riesce sempre a contrattaccare.
Vede la Reiner seduta al suo tavolo e viene colto da un fremito. La saluta calorosamente e lei ricambia. Il suo saluto è però tiepido e distaccato. Ormai fa sempre così da quando è uscito allo scoperto.
Aveva iniziato a “provarci” a inizio ottobre. Aveva usato la solita tecnica. Prima di tutto, espressione facciale da “combattimento”: un sorrisetto strano e difficile da comprendere, a metà tra il beota e il troppo sicuro di sé. Con gli occhi accesi e quel sorrisetto dipinto sulla faccia, aveva cominciato la sua “offensiva”. Le stava sempre a “culo”, come si fa quando si vuole sorpassare una macchina. Aveva cominciato a fare il gentile. Le portava la borsa, i libri. Le faceva complimenti. Criticava i comportamenti negativi dei maschi. Diceva che le donne hanno sempre ragione, che gli uomini le sfruttano, e cose di questo genere. Voleva far colpo su di lei, sicuro che quelle parole l’avrebbero convinta della sua intelligenza.
Poi c’era la parte migliore, quella del “tuttologo”. Angelo è essenzialmente un insicuro, nonostante la sua faccia di tolla. Deve quindi mostrare le sue capacità sugli altri, cercare consensi. E doveva mostrarsi bello con la Reiner.
Aveva iniziato a leggere più quotidiani, perché aveva saputo che alla Reiner piacevano le persone informate. Leggeva soprattutto “Libero”, il suo quotidiano preferito. Poi aveva aggiunto “Repubblica” e il “Corriere della sera”, anche se li considerava troppo “comunisti” per i suoi gusti. Appena arrivava la Reiner, lui alzava il giornale per farle vedere che lo leggeva. Poi con finta indifferenza commentava. Eh guarda qui. Va bene tutto ma…Io non sono razzista, ma a certa gente bisogna insegnare a stare al loro posto, ecc…Si sentiva forte, perché catturava l’interesse di Margherita.
E lei? Sorrideva sempre. Sosteneva la conversazione. Creava un dialogo. Non lo mandava mai a quel paese, nonostante a volte fosse così fastidioso che sopportarlo era una specie di impresa titanica. Certo, aveva capito fin dall’inizio che Angelo non era il suo tipo. Troppo spaccone, troppo ottuso, incapace di fare distinzioni, incapace di capire quello che stava facendo. Ma aveva anche capito che, alla fine, era un bravo ragazzo. Ecco perché lo sopportava. E poi la divertiva molto. Le sue “perle” la mettevano di buon umore anche nelle giornate più nere. Era bello vedere uno che non si demoralizzava mai, almeno all’apparenza, e che comunque era sempre vicino, anche se le sue intenzioni erano quelle che erano. La Reiner aveva cominciato ad “affezionarsi” a lui. E, poco a poco, aveva cominciato a provare un affetto simile a quello che si prova per un bambino un poco stupidino.
Angelo, come al solito, aveva capito il contrario: secondo lui Margherita era “innamorata persa”. Adesso non doveva far altro che darle il “colpo di grazia”: un appuntamento.
Quindi, una mattina uggiosa mentre si avviavano alle aule, Angelo aveva attaccato:
- Sai – aveva detto una mattina – potremmo uscire una di queste sere. Che male c’è?-
Margherita si era fermata. Si era voltata e gli aveva sorriso dolcemente. Dentro di sé una voce urlava di mandarlo a quel paese. E lo avrebbe anche fatto. Poi, incontrando lo sguardo sicuro e beota del suo collega, aveva deciso di trattenersi.
- Guarda, te lo dico subito: sei molto gentile, ti ringrazio, ma devo dirti di no. Non amo avere troppa confidenza con i colleghi con cui lavoro. Siamo solo colleghi e tali dobbiamo rimanere. Non è una presa di posizione nei tuoi confronti, sappilo. Io ho un principio: non uscirò né darò mai un bacio ad un collega. Scusami, ma sono fatta così-.
Se ne era andata di corsa, lasciando Angelo impalato in mezzo al vialetto, preda di una cocente umiliazione.
Quando si era ripreso si era sentito più rinvigorito. Dice così, aveva pensato, perché è interessata a me. Quando una donna dice no vuol dire che è si. Vuole solo farsi desiderare.
Il sabato precedente una mezza tragedia. Lo Scalzi e la Reiner parlavano insieme. Come al solito. Il sabato la Reiner è inavvicinabile. E ad Angelo, di starsene in un cantuccio non andava proprio. Non poteva perdere tempo, doveva “provarci”. Come poteva farlo se Mike era in mezzo ai piedi?
I due se ne erano poi andati. Li aveva seguiti “per caso”. Con passo felpato. Li aveva sentiti confabulare qualcosa riguardo una cena e poi si erano salutati. La Reiner gli aveva dato un bacio sulla guancia. A lui, Angelo, non glielo aveva mai dato. Si era ricordato di quella frase, quella volta che ci aveva provato troppo spudoratamente, dandole un appuntamento. Non uscirò né bacerò mai un collega. Mike è un professore a mezzo servizio. Ma è pur sempre un collega. E allora perché lo stava baciando?
Si era sentito rodere di rabbia. Il suo viso era diventato rosso. Aveva voglia di andare li e spaccargli la faccia. Con la Reiner ci stava provando lui, e questa volta Mike lo sapeva. E vuoi vedere che la sua solita frase “guarda che non sei il suo tipo” significava che si voleva ancora mettere in mezzo? No, aveva pensato, questa volta non glielo permetterò. Doveva riflettere, trovare una soluzione. Ma era troppo arrabbiato.
Era tornato in sala professori infuriato come un toro. Aveva detto alla preside di stare poco bene ed era tornato a casa. Qui aveva insultato pesantemente sua sorella, aveva mandato a quel paese sua madre e si era chiuso in camera sua a sbollire. La sera era andato a sfogarsi con la sua solita prostituta. Era stato molto violento e l’aveva pure insultata pesantemente.
Alla fine si era calmato, nonostante i 50 euro spesi. E si era pure pentito di averla insultata.
- Tutto bene, vero?- trilla Angelo, facendo l’occhiolino.
Margherita sorride.
- Certo che va bene, grazie! Ho soltanto molto da fare. Anzi, adesso è meglio che vada in biblioteca a cercare del materiale che mi serve per la lezione. Ci vediamo-
Lo saluta tiepidamente, come succede tra colleghi, e se ne va.
Si sente abbacchiato perché lei se ne è andata in quel modo, senza dargli l’opportunità di “gettare l’amo”. Aveva già in mente una tattica infallibile che l’avrebbe fatta letteralmente cadere ai suoi piedi. Pazienza, pensa, sarà per la prossima volta. Ho “interessanti prospettive per il futuro”.
Per riprendere il buon umore trotterella senza scopo attraverso i corridoi vuoti. Le gambe lo portano davanti all’aula d’informatica. Perché non navigare?, pensa. E’ gratis! Tutto ciò che è gratis è buono: questa è la sua filosofia.
Naviga per una mezz’ora senza scopo. Passa da uno stupido sito di vendite matrimoniali per corrispondenza ad un sito di omosessuali che per poco non gli fa vomitare le quattro tazze di caffé e lo spicchio d’aglio mangiato a colazione.
Vola poi su un motore di ricerca e digita “incontri on-line”. Gli si apre una pagina di un sito italiano che nemmeno conosceva. Migliaia di uomini e donne in rete, da ogni parte del paese. Quasi tutti giovani. Questa cosa lo incuriosisce. Si decide: mentre cerca un modo per conquistare la Reiner, farà nuovi incontri.
Al sito bisogna iscriversi. Lo fa senza esitazioni. Si iscrive come @ngelo1975 e con questa descrizione:
sarebbe troppo semplice definirsi bello, intelligente e simpatico. Detesto l’ipocrisia e la falsità. Amo molto fare sport, viaggiare e cerco una bellissima donna a cui dedicare tutto me stesso”
Rilegge la sua descrizione. Gli piace. Poi allega una foto che porta sempre con sé sul “floppy dei compiti in classe”. L’ha scattata al mare l’estate precedente. È un’angolatura particolare: mette ben in risalto il suo fisico latino, che piace tanto alle donne. Invia il tutto. Intanto suona la campanella della seconda ora.
Esce dall’aula computer prima che una frotta di ragazzini allegri la invada come un branco di locuste affamate. Ma prima di andar via rilascia un “vento”che, mischiandosi all’odore di aglio, rende l’aria decisamente pesante. Un bel ricordino per quelli studenti stupidi che non lo apprezzano.

Classe II F, ore 11.00. Angelo entra senza salutare. È nero. Questa cosa proprio non riesce a digerirla.
La Reiner lo ha fermato poco prima in corridoio. Sorrideva. Era bellissima. Lui si è sentito al settimo cielo. La sua mente aveva iniziato a galoppare verso mete irraggiungibili.
- Posso farti una domanda?- aveva detto lei, con un sorriso.
- Certo. Puoi farmi tutte le domande che vuoi!-
- Ecco…non so come chiedertelo-
- Dimmi pure-
- Senti, dovrei mandare una mail a Mike. Il problema è che al suo indirizzo e-mail non riesco a mandare niente. Forse ha un problema. Non sai per caso se ha un altro indirizzo di posta elettronica? Sai, è una cosa piuttosto importante. È…un affare di lavoro!-
Angelo è lento, ma non certo un cretino totale. Che cosa avrebbe potuto mandare un’insegnante di inglese ad un professore di fisica a mezzo servizio? Era ovvio che…Angelo aveva sentito i fumi dell’ira uscire dalle orecchie. Ma non poteva dirle di no. Non a lei.
Le aveva dato l’indirizzo di posta elettronica del suo ufficio. Poi era suonata la campanella. Stavano iniziando le lezioni.
Getta la sua valigetta per terra e si siede alla cattedra con fare “imperiale”.
- Oggi interrogazione!- dice freddo.
La solita pernacchia muore nella strozza dello Smilzi. Le risatine moleste delle studentesse ricadono nelle loro gole esterrefatte.
- Prof. – azzarda Lucrezia Michelucci, la seconda in classifica di bellezza stilata da Angelo. – Oggi aveva detto che spiegava!-
- Ah si? Beh, ho cambiato idea!-
- Ma prof.- continua lei – noi non abbiamo studiato: abbiamo avuto il compito di inglese oggi!-
- Di inglese? E chi se ne frega!-
- Mah…-
- Non mi interessa quello che avete fatto. Interrogo e basta!-
La povera Michelucci si siede al banco, sconsolata. Angelo è talmente arrabbiato che non nota nemmeno la sua maglietta scollata.
Il dito di Angelo scorre veloce sul registro. In classe è calato un silenzio sepolcrale. Sembra di essere sul set di un film ad alta tensione. Tutto può accadere, in quel silenzio irreale. E in una giornata di scuola non c’è niente di peggio di un’interrogazione a sorpresa.
- Bene! Allora chiamiamo…-
Angelo guarda gli studenti. I loro volti tirati lo fanno ridere di soddisfazione. Il potere che assapora in quel momento è più dolce del frutto immacolato di una vergine.
- Allora chiamiamo…Luca Smilzi!-
Lo Smilzi si alza dal banco e va alla cattedra. Angelo lo osserva con sguardo “imperiale”. Quanto si sente onnipotente! Potrebbe dominare il mondo, in quel momento, se solo ne avesse il potere.
- Prof.- inizia lo Smilzi con calma – non ho studiato-
- Oh beh, mi sarei veramente stupito se mi avessi detto il contrario!-
Apre il registro, sempre con fare “imperiale”.
– Allora che voto vuoi che ti metta? Un due o un tre? Scegli! Io sceglierei un tre: più facile da recuperare-
Scoppia in una fragorosa e stonata risata da ritardato mentale.
- Prof. non è giusto comportarsi così-
- Ma va? E allora dimmi: che cosa propone il tuo cranio vuoto?-
- Prof. lei dovrebbe essere più gentile e collaborativo con gli studenti-.
Angelo lo fissa dall’alto del suo “trono”.
- Ah si? Allora mi conviene inginocchiarmi e baciare a tutti il popò!-
Ride ancora. Si sente bene come non mai in vita sua.
Si alza dal suo “trono” e lo guarda, tronfio dell’autorità che sente scorrere nelle vene. Sta superando ogni limite umano, ma l’Ego da cui è posseduto bisbiglia nelle sue orecchie parole infuocate. Un Ego reso più “cattivo” dalla frustrazione cocente provata poco prima.
La sua mente galoppa. Ed eccolo in preda ad una crisi di “male assoluto”. Si immagina cinto da un grosso mantello con il bordo di ermellino. Ha una corona in testa e una frusta in mano. E con questa frusta fustiga furiosamente lo Smilzi, che urla di dolore e implora pietà. E lui ride, e ride, felice della sua onnipotenza!
L’illusione si dissolve in una bolla di sapone non appena Luca Smilzi appoggia entrambi i piedi sul supporto che separa i banchi dalla cattedra. Angelo se lo trova davanti, e nota che è più alto e grosso di lui. E sembra anche un po’ contrariato. Ma alla fine non può fargli niente. Lui è lo studente. Se facesse del male al professore verrebbe espulso. E suo padre lo picchierebbe a sangue. Vincerebbe sempre lui, in ogni caso.
Ma sembra che Luca non abbia alcuna intenzione di alzare le mani su di lui.
- Prof. lei non ha il diritto di trattarmi in questo modo!-
Angelo sgrana gli occhi. Cosa? Luca Smilzi, mediocre studente ripetente che dice a lui, il professore, cosa deve fare? Ormai vede solo rosso.
- Cosa hai detto tu?-.
- Sei sordo? Ma chi ti credi di essere? Entri, fai i tuoi comodi, non insegni un cazzo e poi pretendi anche di dettare legge? Guarda lì-
Lo obbliga a guardare la scaletta delle verifiche e delle interrogazioni appesa al muro.
– L’abbiamo fatta all’inizio dell’anno. È utile per alleggerire lo studio. La rispettano tutti i professori. L’ha approvata anche la preside! Dimmi adesso, chi sei per permetterti di non rispettarla?-
- Luca Smilzi, fuori dalla classe-
Angelo scende dal suo “trono”, apre la porta della classe e ritorna nella precedente posizione.
- No professore, stavolta non me ne vado!-
– Luca Smilzi, ho detto fuori dalla classe!-
- E io ripeto che non me ne vado!-
- Ti darò una nota di quelle che…-
- E fallo, se ne hai il coraggio!-
Scoppia la bomba di Hiroshima. Questo è veramente troppo. Angelo attacca con una sfuriata che fa impallidire tutti gli alunni.
- Come ti permetti tu, brutto stupido?-
Urla come un dannato. Piccole gocce di bava gli bagnano le labbra e schizzano sulla cattedra e sul registro.
- Chi sei tu per dirmi cosa devi fare? Sei laureato tu? Eh? Dimmi, sei laureato? Tra me e te esiste un abisso che tu non colmerai mai. Io sono ingegnere. E tu non lo diventerai mai perché non hai la capacità mentale per studi di questo genere! Hai capito, stupido ignorante? Io sono ingegnere, io ho cultura, mentre tu rimarrai “inioranto” a vita!-
La troppa rabbia gli è deleteria. E il peggio è che questo errore lo sottolinea con particolare violenza.
Smilzi scoppia in una risata fragorosa, seguita dal resto della classe.
- Eh già, tu sei “ingegnere” ed io sono “inioranto”!-
Quando Luca sottolinea la parola “inioranto” tutti i ragazzi ridono a crepapelle.
Angelo è rosso in viso. Sputacchia e suda.
– Basta! Brutti…brutti…-
Le risate non cessano.
- Vi do tre a tutti!-
Giù risate più forti. Gli occhi di alcuni ragazzi lacrimano per il troppo ridere.
- Vi mando dalla preside!-
Niente da fare. Le risate non cessano. Angelo sente che sta per esplodere.
- Basta! Basta! Io…io…io…maledetti! Maleducati! Stupidi cretini!-
Basta. Non lo ascoltano più. Ed è tutta colpa di Luca Smilizi.
Non gli resta che sbatterlo fuori di peso.
Mentre si prepara “all’azione” inciampa nella sua borsa e fa un “volo” ad arcangelo reale che lo fa “decollare” fuori dalla classe.
“Atterra” davanti ad un paio di piedi femminili calzati da scarpe da ginnastica bianche. Alza lo sguardo e si ritrova davanti la Reiner, che trattiene a stento una risata. Al suo fianco c’è la peggiore di tutti: Claudia Pizzi, meglio conosciuta come “transiberiana”, per via della sua lunga lingua. Angelo sa già che farà un gran bel resoconto a tutti i professori dell’istituto.
- Tutto bene Angelo?- domanda Margherita.
Non riesce più a trattenersi.
Sia Margherita che la Pizzi scoppiano in una risata fragorosa che sconquassa il silenzio irreale del corridoio. Attirati dalle risate, alcuni studenti escono dalle classi. Vedere un professore prono ai piedi di uno studente e di due insegnanti è troppo esilarante anche per i più seri e rispettosi.
L’Anonimo echeggia di risate variopinte. “Che scemo”, sente Angelo. “Ma chi è?”, dice una voce femminile nasale. “E’ il prof. Angelo”. Il professor Angelo di matematica, il coglione, il puzzone, l’alitone, ecc.
La scena è buffa, veramente irresistibile. Angelo si sente come Gesù Cristo al martirio. Le risate lo sferzano, gli occhi della Reiner sono come una lancia che si conficca nel suo costato. La faccia gli brucia come se il sole lo stesse prendendo a schiaffi. Zitti!, vorrebbe urlare. Zitti brutti stupidi! Come vi permettete? Io sono… Ma non emette un fiato. Si sente troppo umiliato per parlare.
Si alza lentamente, con la testa bassa, mentre le risate continuano.
- Non prendertela – gli dice la Reiner – in fondo non è successo niente. Gli studenti domani non ricorderanno più nulla-.
La sua voce è dolce e fiduciosa. Gli mette pure una mano sulla spalla, ma stavolta Angelo non ha nemmeno voglia di guardala in faccia. Ha fatto una figura barbina di fronte alla donna che a lui interessa più del suo lavoro. Dopo un incidente simile, pensa, che cosa potrebbe pensare di me se non che sono un coglione? Gli viene quasi da piangere.
Si rintana in bagno, come un animale ferito, fino al suono della campanella. Poi corre in classe, prende la sua borsa e si defila. Ha l’impressione che le risate degli studenti lo rincorrano, feroci e squillanti, per tutto l’edificio.

Forse non ho successo con le donne perché ho la faccia troppo da ragazzino, pensa Angelo. Si guarda allo specchio: in effetti la sua faccia è poco pelosa. Come può pretendere di piacere alle donne con una barba di soli sei giorni? Da quanto ne sa, alle donne piacciono gli uomini fisicamente virili. Come lo sa? Lo suppone. A dire la verità, è troppo orgoglioso per chiedere a qualcuno se è vero. Ma è anche troppo sicuro di sé per pensare di avere torto.
Verso metà novembre decide di farsi crescere il pizzetto. Per fine novembre il suo mento è coperto da un folto pizzetto nero, incolto e arruffato. Non mette più il dopobarba e pochissimo deodorante. All’improvviso si sente più figo.
Cambia la foto sul sito di appuntamenti, sostituendola con una recente che mostra il suo pizzetto “maschio”. La risposta concitata di una donna pochi giorni dopo il cambiamento gli fa credere di aver fatto la scelta più intelligente della sua vita.
Sono Bellasempre” dice il messaggio “ ti trovo molto interessante e vorrei conoscerti. Perché non mi racconti più di te?”.
Angelo, curioso, va a vedere la foto della tizia. È una bellissima ragazza bionda, di non più di vent’anni, in posa sexy con un tanga da far svenire Elton John. Il suo cuore comincia a palpitare. Sente qualcosa nei pantaloni che si muove. È amore!
Le risponde in fretta e furia. Si dà un tono da “tuttologo” intelligente. Inventa una marea di palle. Dice di essere un affermato ingegnere elettrico. Di lavorare in una grande azienda di Milano. Di avere un attico in corso Buenos Aires e una mercedes ultimo modello. Tra una balla e l’altra va ad ammirare la foto. Prorompe con un “Che figa!”, ed un sibilo serpico carico di libido.
Si scambiano messaggi teneri e ammiccanti per circa una settimana e mezza. Angelo, che di solito non si connette a casa per non spendere, sta connesso alla rete tutte le sere. Per non meno di un’ora. Chattano. Dicono stupidate, lui inventa una palla dietro l’altra. Bellasempre né risulta estasiata. Angelo è ormai sicuro di averla nelle sue mani. Se solo non avessi come obiettivo Margherita, pensa, a quest’ora me la sarei già portata a letto. Ma è Margherita il suo obiettivo, e quella deve essere solo un gustoso aperitivo prima del piatto principale.
Un venerdì di sole pallido e malaticcio, arriva la risposta-bomba:
Voglio incontrarti stasera, al Dolcevita, attorno alle dieci. Voglio vedere se dal viso sei veramente così eccitante come in fotografia. Tanti baci, abbracci e qualcosa di più. Bellasempre”
Un invito. Al Dolcevita, il locale più esclusivo (e caro!) nei dintorni di Milano. Ed è stato invitato da una bellissima donna. E’ la prima volta in tutta la sua vita. Angelo sente come se il cuore si fosse fermato. È talmente sorpreso che non ha nemmeno la forza di sibilare.
Angelo risponde che ci sarà e poi va in classe.
Non riesce a concentrarsi su niente. Spiega peggio del solito, non reagisce alle provocazioni degli studenti, né alle loro risatine. Ha solo Bellasempre in testa, con quel suo corpo da mozzare il fiato.
Appena a casa cominciano i preparativi. Doccia, capelli, profumo. Poi abito elegante: ancora più bello di quello che ha indossato per la prostituta nigeriana, una ferita ancora aperta che fa fatica a rimarginarsi.
Alle otto di sera è già pronto. Proprio mentre sua madre lo chiama per la cena.
Si strafoga di pollo alla diavola e di salame pieno d’aglio e non fa commenti sulle notizie del telegiornale.
Dopo aver emesso un paio di sonori rutti, si precipita per le scale e frega l’auto di suo padre. Sono le nove e mezza.
Con la solita disattenzione che lo contraddistingue (taglia di netto uno stop, non si ferma ad un semaforo rosso, per poco non investe un pedone), si ritrova al Dolcevita alle dieci e venti. Parcheggia la macchina lontano dall’entrata (mica possiede il mercedes lui) e si posiziona davanti all’ingresso. È elegante come non mai, e si è pure deodorato un pochino.
Cammina nervosamente avanti e indietro davanti al buttafuori. Sembra una rana gettata nell’acqua bollente. Ha le mani sudate, la fronte grondante e comincia pure a puzzare come un’acciuga lasciata al sole. Ripete ad alta voce “il suo copione”. Il buttafuori lo guarda e ride.
Attorno alle dieci e mezza sente una voce che lo chiama.
- Sei Angelo?-
Angelo si volta. È una donna di circa cinquant’anni. Bassa, chiatta e molliccia. Ha una faccia da far spavento ed è truccata pesantemente. Indossa un vestito che la rende particolarmente ridicola.
- Sono Angelo. Ma tu chi sei?-
- Cristina, ovvero Bellasempre!-
Angelo ha un attacco di nausea. Per poco non vomita il pollo alla diavola che fa su e giù tra il suo esofago e il suo stomaco (non avrebbe dovuto mangiarne così tanto). Dov’è finita la bella ragazza in tanga? Dove sono quelle superbe forme che lo hanno fatto sognare per giorni e notti intere?
- Scusa, ma…aspettavo una ragazza di massimo vent’anni-
- Scusami, ti ho preso in giro. Non avrei voluto. Quella è la foto di mia figlia. Lo so, adesso penserai che…-
Si guardano senza spiccicare parola. Ma si, pensa, alla fine me la devo solo scopare. E chi se ne frega! Gli dispiace solo per i soldi che spenderà al Dolcevita. Lui non li trova mica sugli alberi, i soldi. Se solo fosse davvero un ingegnere affermato…
Entrano, si fanno un paio di caffé (costano meno!), parlano. A quanto si capisce, non è solo Cristina/Bellasempre quella che ha detto balle. Angelo ne ha sparate di più grosse, dicendo che è un affermato ingegnere e lavora in una ditta di Milano, eccetera. Una balla che avrebbe retto, se la figlia di Cristina non stesse facendo uno stage nella segreteria della sua scuola e non lo conoscesse di fama. I due si guardano ancora, imbarazzati.
- Ti va di ballare?- domanda Cristina.
- Va bene-.
Ballano allacciati per un po’. Il profumo di quella donna gli riempie le narici, facendogli venire forti attacchi di nausea. Il pollo alla diavola sembra voglia schizzare tutto intero fuori dal suo stomaco e ritornare a razzolare felice. Cerca a fatica di trattenere due sonori rutti. Che figura ci farebbe?
Ballano allacciati nonostante la musica sia da discoteca. Angelo comincia a “tastare il terreno”. Si struscia contro le sue tette, le tocca: sono mollicce. Le tocca il sedere: idem. Cristina non fa una piega. Poi la bacia sul collo, trattenendo la nausea. Le passa la lingua dietro l’orecchio. Le solleva la gonna e le infila una mano nelle mutande, sul davanti. Lei è sempre immobile come uno stoccafisso. Si, pensa Angelo, ci sta.
Escono dal locale verso le due di notte. Non si parlano, non si guardano.
Si siedono nella macchina di Angelo. Che non è una mercedes ultimo modello, ma una vecchia Ford Escort che odora di “Arbre Magique”. Lì si “accoppiano” ferocemente sul sedile posteriore. Durata totale della copula: sette minuti, con urlo inarticolato come “sigla di chiusura”. Si ritrovano stesi sul sedile posteriori, nudi e ansanti.
Si salutano tristemente davanti al parcheggio di un grande magazzino.
- Ci vedremo ancora?- domanda lei.
Angelo alza le spalle. – Può darsi-.
Lei abbassa gli occhi. – Va bene-.
Ha capito benissimo che quello è stato il loro primo e ultimo incontro.
Angelo la vede andarsene e si sente triste. Poverina, pensa. Non ha uno straccio d’uomo. Stranamente si sente in sintonia con lei.
Rimonta in macchina e torna a casa. E’ in preda a violenti rutti al sapore di pollo alla diavola e di pensieri peccaminosi sulla Reiner.
Entra in casa e si getta sul letto senza accendere la luce. Batte una teschiata colossale contro il muro. Bestemmia furiosamente sottovoce, maledicendo il mondo che lo umilia in continuazione.
Si spoglia con estrema lentezza, mentre i rutti al sapore di pollo alla diavola si fanno meno intensi. In preda ad un attacco di fame isterica, va in cucina e si mangia una testa d’aglio intera condita con olio, sale e pepe.
Si getta ancora sul letto, battendo ancora la testa. Ma stavolta non bestemmia. Chiude semplicemente gli occhi, facendo finta di dormire. Immagina la bellezza che credeva “Bellasempre”, nuda e ammiccante, intrecciata a lui in un’estrema posa di erotismo da Kamasutra.

See ya!

 
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Tuesday, September 18, 2007
OTTO COSE CHE NON SAPETE DI ME

Onestamente, non mi piace molto parlare di me stessa. La considero una perdita di tempo, anche perchè sono convinta che a nessuno interessi sapere di me, perchè esisto e perchè ho fatto determinate cose. Inoltre, sono una persona estremamente orgogliosa e qualsiasi "macchia" del mio passato la vedo come un'onta incancellabile. Si, lo so, sono scema. Comunque...
...visto che già Aries e Mony76 hanno fatto questo giochino, perchè non dovrei farlo anche io? Alla fine, non è un così grande sputtanamento...dopo tutto!
Otto cose che non sapete di me:
1- quando ero piccola mi diedi i voti sul mio quaderno di prima elementare. E li scrissi in penna rossa, ben visibili! Non seppi perchè lo feci, ma le mie maestre ci risero sopra. I miei genitori mica tanto :-S;
2- sono paranoica all'estremo. Se un amico non si fa sentire per più di tre giorni consecutivi, allora comincio subito in modo stupido a pensare che quella persona non mi chiamerà più, che ha trovato qualcuno meglio di me e che, come al solito, io sono stata messa da parte. E' vero, quando ero adolescente mi succedeva all'ordine del giorno. Questo però non significa che tutte le persone debbano essere come stronze delle mie compagne di classe;
3- a volte sono superba. E ogni volta che divento superba, arriva qualcosa che mi fa capire che devo abbassare la cresta;
4- da piccola, mentre le altre bambine sognavano di fare le ballerine, io sognavo di fare il meccanico. Quando lo dissi alla mia maestra d'asilo lei si mise a ridere e disse: - no, disegna che da grande vuoi fare la ballerina!- mi obbligarono a fare quell'orrendo disegno e da allora odiai qualsiasi cosa che assomigliasse anche vagamente ad un tutù;
5- quando ero piccola amavo le arti marziali, il mio mito era Chuck Norris e volevo fare karate. Ma mia mamma non voleva, perchè diceva che era uno sport "da maschi". Così mi iscrisse prima a danza classica e poi a danza moderna. Visto già l'odio per i tutù, quella forzatura mi fece detestare qualsiasi cosa che fosse anche lontanamente frivolamente femminile;
6- da piccola ero sempre vestita di rosa. Mia madre aveva una strana concezione della bambina: tutta vestita di rosa, o colori pastello, quasi fosse una bambola. Da bambina assomigliavo ad una bambolina, e purtroppo non solo da bambina. Ecco perchè adesso vesto prevalentemente di nero e non sopporto nemmeno di vedere i colori chiari!
7- per tutta la vita sono stata paragonata a modelli, in teoria, più positivi di me. Non facevano altro che bombardarmi con "quello è più bravo di te in matematica", oppure "quella è più obbideinte di te", ecc... A parte che i paragoni non hanno mai fatto bene al mio self-esteem, quello che detestavo era il fatto che mi paragonavano a modelli che, alla fine, si sono rivelati dei veri fallimenti. Dunque la domanda che mi sono posta è: il bambino modello è inevitabilmente un fallito? Allora sono contenta di non essere mai stata una bambina modello;
8- i miei volevano iscrivermi all'Università Cattolica. Erano più che convinti che, grazie alla Cattolica, avrei trovato sicuramente un buon lavoro perchè la Cattolica è un nome! A parte la grande cazzata centrale del loro pensiero, non mi ci hanno mandato per via della retta universitaria troppo alta! Non sono mai stata tanto contenta di avere dei genitori operai!
Credo che questo sia tutto!
See ya! :-)
 
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Monday, September 17, 2007
DOPO IL V-DAY: BEPPE GRILLO PROPONE LE LISTE CIVICHE

Il V-Day è stato un avvenimento molto importante. Era infatti dagli anni '70 che non si vedeva una tale mobilitazione della popolazione italiana. 300.000 firme raccolte (e sarebbero forse state di più se a Milano non avessero esaurito i moduli!) sono sintomo di un disagio profondo e di una gran voglia di rinnovamento. Gli Italiani non ce la fanno più. Ora vogliono una vera democrazia.
Ma...c'è un ma! Sembra che Grillo abbia deciso di andare oltre e, forte del trionfo del V-Day, ha deciso di proporre delle liste civiche che avranno il suo "bollino". Giustifica questa scelta come la volontà di dare rappresentanza ai cittadini, dare loro la possibilità di scegliere. Nelle liste possono entrare solo incensurati e persone non iscritte ai partiti.
Le reazioni non sono mancate. Sul suo blog Beppe propone la cosa. I giornali e anche i lettori del blog non si sono certo astenuti. Il corriere della sera non solo parla della proposta ma pubblica anche le opinioni dei lettori del blog: qui.
La Repubblica fa lo stesso qui
Che dire? E' una proposta molto ambiziosa. Onestamente non saprei proprio cosa pensare. Da una parte sarebbe una bella cosa. Dall'altra mi sembra una proposta un pò troppo avventata.
Forse Grillo sta cominciando a "pisciare fuori dalla tazza". Forse sta esagerando e, se non si da una calmata, potrebbe anche avere dei guai.
Ad ogni modo, le liste civiche dei cittadini potrebbero varamente essere una piccola soluzione al mal governo. Ma il "mah" rimane ugualmente. Non è detto che tutti sappiano veramente cosa fare. E non è detto che tutti i cittadini siano veramente in grado di migliorare le cose. Forse sarò conservatrice ma credo che la politica non sia per tutti. Ma solo per coloro che capiscono veramente i problemi del paese e siano in grado di risolverli. Per quanto mi concerne, quasi tutti i politici che si trovano oggi seduti comodamente sulle sedie del parlamento non sono assolutamente in grado di governare, perchè vivono in un mondo tutto loro, fatto di moralità medioevale, tradizioni putrefatte e opportunismo incontrastato.
Forse potrei limitarmi a dire "chi vivrà vedrà". Sta di fatto che sicuramente un cambiamento è in atto in Italia. Bisognerò solo vedere se questo avverrà in modo pacifico o in modo violento.
See ya :-|
 
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Sunday, September 16, 2007
LEAVE BRITNEY ALONE
Oggi niente fantasia e niente voglia di discutere su cose serie.
Posto questo video. Un video che gira da parecchio. Un fan disperato di Britney Spears che urla al mondo di lasciarla stare.
Sta veramente piangendo? Se si, doveva essersi fatto parecchio! Notare inoltre l'occhio truccato...



Si, lo so, non c'è limite alla follia! :-S
See ya!
 
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Saturday, September 15, 2007
INTERVISTA DOPPIA


Della serie...abbiamo tutto e non ce ne rendiamo conto!
 
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Friday, September 14, 2007
MI DOVREI VERGOGNARE...
...Una blogger seria non pubblica certe cose sul suo blog! Ma visto che non ho niente di meglio da pubblicare, sputtaniamoci pubblicamente! Ecco il terzo capitolo del racconto "Un uomo senza importanza".

LA VENERE NERA

Patrizio lo aspetta fuori dal cancello della scuola, che Angelo ha ribattezzato “Alcatraz”. È venuto a trovarlo dopo un lungo periodo di assenza per motivi di lavoro. Ad Angelo la cosa fa un piacere immenso. Può scroccare un passaggio, visto che è venerdì, piove e fa un freddo cane.
Prende sempre l’autobus adesso, dopo che i suoi gli hanno impedito di usare la macchina. Per evitare altri danni. Lui però la cosa non l’ha mandata giù. Lui, Angelo, che prende l’autobus con i perdenti e i ragazzini brufolosi! Come farà a farsi bello davanti alle donne senza la macchina? Ma soprattutto, come farà con la Reiner? Non potrà nemmeno offrirsi di accompagnarla a casa, e non potrà “provarci”! Come si sente sconsolato! Ma adesso Patrizio è lì, suo salvatore, e può riporre nella tasca della sua giacca l’abbonamento stropicciato e con la scritta sul retro “viva la figa e chi la castiga”.
- Ciao! Da quanto tempo!- lo saluta calorosamente.
- Troppo!-
Si abbracciano amichevolmente. Angelo sente le sue ossa scricchiolare sotto le possenti e robuste braccia dell’amico.
Patrizio è un ragazzone di trent’anni alto e massiccio. Lui e Angelo, come è successo con lo Scalzi, hanno studiato insieme all’università. Poi Patrizio si è laureato con il massimo dei voti, mentre Angelo ha “vegetato” altri tre anni, per poi laurearsi con mediocri risultati.
Patrizio è laureato in ingegneria meccanica. Anche Angelo all’inizio aveva pensato di seguire quel corso. Ma di ingegneri meccanici ce n’erano e ce ne sono troppi. Di ingegneri elettrici ce ne sono pochi. Quando aveva visto Patrizio fare quella scelta gli aveva quasi riso in faccia. Rimarrà un disoccupato a vita, aveva pensato.
Eppure non è stato così. Stipendio non altissimo ma discreto, lavoro di responsabilità: quasi sempre in giro, in Italia o nel mondo. A volte in luoghi che pullulano di “materia prima”, come direbbe Angelo. Altre volte, come l’ultimo viaggio, in posti dimenticati da dio e dagli uomini, a malapena popolati da vecchi sdentati e sclerotici.
- Allora Pat – riattacca Angelo – ti va di uscire domani?-
- Uaoo! Certo che mi va? Dove si va?-
- Non lo so. Sulla statale?-
Patrizio lo guarda sornione. – Conosco di meglio-
- Eh? Meglio delle slave? Ma che stai dicendo?-
Patrizio scuote la testa con gli occhi fuori dalle orbite. – Si, c’è di meglio! È un fenomeno-.
E gli racconta di Omphale. È una nigeriana di trent’anni, bella e giunonica. Una prostituta libera. Una che in dieci anni è riuscita a “farsi” un attico poco fuori Milano. Un po’ cara, 120 euro, ma che li vale tutti.
- Fa tutto quello che vuoi- dice Patrizio – e anche di più! E poi è una persona piacevole. Si parla molto con lei, si scambiano battute, si parla di politica. È una donna intelligente. Cavolo, se non fosse una prostituta…mi accaserei volentieri con lei. Ma lei non ama intrallazzi sentimentali con i clienti. Peccato!-
Angelo ride tra sé. Sposare una puttana negra, pensa. Che fine ha fatto il Patrizio che la pensava come lui? Che fine ha fatto il ragazzone leghista con cui passava lunghissime e memorabili nottate a fare il “puttantour” per le statali nord di Milano?. Sospira: tutti i miei amici sono cambiati. Possibile che sono solo io quello rimasto uguale? Si sente depresso. Fra poco non ci sarà più nessuno con cui fare baldoria e rimarrà solo. Non pensa che, forse, arrivati ad una certa età bisogna anche cambiare “strategie d’approccio”.
L’idea comunque di una prostituta “particolare”, che fa cose diverse, lo stuzzica parecchio. La sua fantasia comincia a galoppare, senza che la ragione possa controllarla.
Lo accompagna fino sotto casa.
– Allora ci vediamo domani?- domanda Angelo.
- Domani alle nove!-
- Andiamo con la tua macchina-
- Perché? La tua Ka consuma di meno-
Angelo gli spiega tutta la storia. Patrizio se la ride di gusto e gli dà un’enorme pacca sulle spalle. Lo compatisce, perché Angelo gli fa pena. Esce con lui solo perché tutti i suoi amici sono “accasati”, e alla sera preferiscono stare a casa con le fidanzate piuttosto andare nei locali a bere e “sparare” quattro minchiate. Si fa di necessità virtù, come dice quel vecchio proverbio che pure i sassi conoscono. Ma sa che tutto questo prima o poi finirà. Ha conosciuto una bella ragazza, simpatica, intelligente. Ha perso la testa per lei. Sente le campane ogni volta che la vede. È anche sicuro che lei ricambi i suoi sentimenti. Ma fino a quando non si passerà a cose serie, uscirà con quello sfigato superegocentrico. Alla fine, pensa Patrizio ridendo, è comunque simpatico.
Si salutano e Patrizio parte in sgommata. Angelo entra in casa con un sorriso beota stampato sul volto mal rasato.
Passa tutta la serata a fremere. Quanto vorrebbe che le ore cominciassero a correre, e che fosse subito sabato sera. Ma non può certo comandare il sole. Ma l’idea di quella bella pelle nera, del suo “frutto” esotico, succoso e dolcissimo…mamma mia, non ce la fa più! La spaccherà in due!
Comincia ad immaginarsela, a comporla, scomporla, creare un’immagine virtuale della donna dei suoi sogni. La crea alta, con due tette esagerate, un culo tutto da succhiare e mordere…Dopo aver emesso un paio di sibili serpici, si rende conto di essere eccitato.
Per sfogarsi un po’ si guarda qualche filmetto scollacciato anni ’70 e si fa un po’ “da solo”. A mezzanotte si addormenta, esausto, dopo aver “inondato” il muro con il suo caldo fluido biancastro.

Generalmente il sabato non passa mai. È lungo quanto la fame, pesante come un macigno e noioso come un film intellettuale di sinistra. Gli studenti sono più svogliati del solito, i professori esausti. Angelo è l’unico ad essere in piena forma, quel sabato.
Entra in II F e viene accolto da una pernacchia dello Smilzi. È d’uopo ormai. Infastidito per essere stato insultato nella sua “autorità”, lo prende per l’orecchio, gli urla dietro quattro insultoni e lo scaraventa fuori dalla porta.
- E stai lì imbecille!-
Lo Smilzi se la ride. Angelo non sopporta la risata. Gli urla dietro che è un “figlio di buona donna”.
- Come dici tu, capo!- dice Luca, ridendo. – Però tu vieni sempre prima di me!-
Angelo lo manda a quel paese. Si sente forte come non si è mai sentito in vita sua. Tanto forte da riuscire, per la prima volta nella sua vita, a dare un 4 a Lucia De Luca, la più bella della II F, molto spesso protagonista dei suoi sogni proibiti. Del resto, in sogno nessuno può sbatterlo in galera perché si fa una quindicenne.
All’intervallo va in sala professori, come al solito. Trova lo Scalzi e la Reiner che parlano amichevolmente di politica. E su niente sembrano dare giudizi positivi.
Angelo arriva proprio nel momento in cui si parla di giustizia, il tema più spinoso: la giustizia. Gli indulti, gli indultini, tutti fuori, le leggi “ad personam”. Si fanno quattro risate amare su Mr. S., mentre il Semeranza sputa sugli immigrati, come suo solito.
Poi Mike fa una battuta che Angelo non capisce. Sia lui che la Reiner ridono come due matti.
Si parla poi dei media. Del grande numero di culi e tette che affollano i telegiornali e di come le notizie semi-serie durino al massimo cinque minuti, mentre quelle stupide occupano tutto il telegiornale.
- Io ormai mi informo solo in rete!- dice la Reiner. – Ma la cosa che più mi sconvolge è il fatto di leggere certe cose sull’Italia sui giornali stranieri!-
Poi Mike fa un’altra battuta. E giù risate. Anche il Semeranza ride come un matto.
Angelo li guarda tutti e tre e si rende conto di non capire: perché parlano male dei telegiornali? A lui piacciono i telegiornali, specialmente il tg quattro che dice sempre cose molto interessanti sulle veline.
- Se mi permettete un’osservazione – si intromette Angelo con fare “sapiente” – Berlusconi, perché è di lui che state parlando, è solo un coglione. Insomma come potete pretendere che l’Italia vada bene se c’è lui al governo? E poi, non parliamo della sinistra!-
Snocciola alcune cose sulla sinistra, che ha letto a memoria su “libero”, che nemmeno lui capisce. Sa solo che sono tutti comunisti, mentre quelli di destra sono tutti fascisti. Non fa distinzione. Poi arriva la sua “illuminazione”:
- La Lega! Ecco chi potrebbe veramente mettere ordine in Italia! Umberto Bossi. Quello è da una vita che dice cosa bisogna fare! La Lega ha potenzialità infinite. L’istruzione migliorerà senza gli immigrati che ci impongono i loro programmi. Anche la criminalità diminuirà, con meno marocchini tra le palle. E il terrorismo…vedrete come andrebbero bene le cose se ci fosse Bossi al governo!-
Conclude la tirata con un sospiro di sollievo. Sembra un comizio elettorale. Lo Scalzi ride di sottecchi. La Reiner lo guarda a bocca aperta. Poi ride pure lei. Angelo non capisce che cosa abbiano da ridere tanto. Si sente bene come non si è mai sentito prima.
Il Semeranza ride e poi dice scherzando: - Hai ragione scemo!- ma è chiaro che lo sta prendendo in giro. Ma Angelo non si sente per niente umiliato. Ben altre “meraviglie” lo aspettano quella sera. Ormai la sua testa è solo sulla statale.
Mike si accomiata salutando affettuosamente la “Meggy” e dando una pacca sulla spalla di Angelo. Lui si siede accanto alla Reiner e decide di preparare il primo compito di matematica dell’anno scolastico. È metà ottobre, è ora di “spremere” quei bei “limoni” e quelle stupende “arance”. La dolcezza che ricadrà sulla sua lingua sarà meglio del miele. Il suo volto, all’idea dei 3 e dei 4 che rifilerà a quel branco di ignoranti, si tira in un sorriso soddisfatto.
Apre il libro di matematica e copia qualche esercizio a caso, sicuro che quelli lì non abbiamo mai aperto il prezioso volume.

È sera finalmente! È l’ora, è l’ora!
Si fa una doccia. Il momento è catartico. Si lava abbondantemente le parti intime, i capelli, le ascelle. Si profuma esageratamente con un profumo trovato nell’armadietto di suo padre.
Indossa uno dei due completi “buoni” che ha nell’armadio: il completo estivo che ha indossato per il matrimonio di sua zia, nonostante fuori ci siano solo cinque gradi.
Et…voilà! Angelo è pronto. Sembra un dirigente. Si osserva allo specchio e sorride. Si vestirà così tutti i giorni quando abbandonerà quella fogna di scuola e diventerà finalmente quello per cui ha studiato tanto: un ingegnere strapagato! Eh si, pensa, finirà questa crisi prima o poi!
Si fa bello per una prostituta. Anche troppo cara, bisogna dirlo. 120 euro. Quando infila i soldi nel portafogli, gli tremano le mani. Ma ha troppa voglia e ha deciso di fare questo grosso “sacrificio”. E poi si fida di Patrizio. Se ne intende, lui.
Beeeeep! Il clacson della macchina di Patrizio. Angelo si precipita in strada “divorando” i gradini due a due. Inciampa, per poco non cade, si ricompone, e finisce di “divorare” gli ultimi scalini.
Si fionda in strada in giacca e camicia leggera.
- Allora, sei pronto?-
- Prontissimo!- risponde Angelo.
- Andiamo!- dicono all’unisono.
Si fermano in un pub tranquillo e puzzolente di fumo, in barba alla legge antifumo.
- Non dovevi portarmi da…-
- Sono le nove e mezza. Lei inizia a lavorare alle undici-.
Cazzo, pensa Angelo. Troppo bello per essere vero! Non gli resta che aspettare.
Si bevono una birra e parlano di stronzate. Per fortuna la consumazione la paga Patrizio. Intanto una bella cameriera passa ogni tanto davanti a loro. Angelo ne approfitta per farle una strizzata di occhio. Lei non lo degna di uno sguardo. Quando lei porta il conto, Angelo le infila in tasca un tovagliolo di carta dove ha scritto il suo numero di cellulare. Lei lo prende, lo guarda con indifferenza e lo straccia. Angelo ride. In un altro momento si sarebbe sentito depresso. Ma quella sera è troppo gasato. Squadra la cameriera da capo a piedi, le manda un bacio e pensa: stupida, non sai cosa ti perdi!
Finalmente arrivano le undici. Angelo non sta più nelle mutande. Comincia ad emettere sibili serpici preoccupanti. Patrizio lo guarda e scuote la testa. La birra l’ha pagata lui, ma lo spettacolo comico è gratuito. In effetti, se ci pensa bene, perché cercarsi altri compagni di bevute quando si ha un clown a disposizione?
In macchina conta i metri che lo separano dalla “bella”. I suoi pensieri sono affollati di parolacce e insulti razzisti. E poi ricominciano le visioni. Non sono mai state tanto eccitanti. Lui e lei fanno di tutto: sotto, sopra, di lato, dietro, davanti, fruste, catene, cinghie della macchina ecc. Se potesse dare forma a quelle immagini confezionerebbe un film porno da best seller. Diventerebbe uno degli attori più famosi del mondo porno, guadagnerebbe un sacco di soldi! Fare film porno…la nuvoletta di illusioni scoppia, come nei cartoni animati. Troppa concorrenza in quel mondo, pensa.
Finalmente arrivano. Ci sono tre donne di colore attorno al fuocherello. Tutte grasse, bruttine, cellulitiche.
- Dov’è la negra?- domanda Angelo.
Patrizio lo squadra, ma lui non ci fa caso. È troppo impegnato a pensare ad altro.
Si guarda intorno. Dov’è questo fenomeno? Se è veramente così bella, pensa, non è certo tra quelle tre. Sarà magari nel suo locale profumato ed esotico, avvolta da fumi di profumo in un’atmosfera erotica eccitantissima.
- Hey Omphale!- urla Patrizio.
La donna di mezzo, quella più alta e più grassa, si fa avanti. Quella? Ma è bruttissima!, pensa. Tette grosse, ok. Ma leggermente mollicce. Culo enorme e pieno di cellulite. Viso grassoccio e butterato. E lui dovrebbe spendere 120 euro con una ranocchia simile? Le slave sono molto più belle e costano molto di meno.
Angelo la guarda per un secondo.
- Ma…è questa?- domanda a Patrizio.
- Certo, è Omphale!-
Cerca di dire qualcosa ma ogni parola gli rimane sulla strozza. Doveva essere “bellissima”. No, a dire il vero Patrizio non ha mai detto quella parola, ma solo “particolare”. E particolare non è sinonimo di bellissima.
Angelo deglutisce. Si sente preso in giro. Ma ormai non può più tirarsi indietro. Deluderebbe Patrizio. E visto che lui lo ha accompagnato fin li e ha pagato pure le birre…
- Ciao bello- dice lei. E dà un bacio a Patrizio.- Allora, tutto bene? Sei venuto a sfogarti un po’ dopo tanto lavoro? Ti faccio lo sconto del 50%!-
- Ti ringrazio, ma stasera io non c’entro. Qui c’è il mio amico Angelo. Gli ho parlato tanto di te.-
- Che onore!- dice.
Strizza l’occhio ad Angelo. Lui fa un lieve cenno con la testa.
Omphale accompagna Angelo nel suo “angolo”: un container riscaldato da una stufa elettrica. Non assomiglia nemmeno lontanamente ad un “rifugio esotico eccitantissimo”. Una branda in un angolo, la stufa in un altro, un tavolo al centro. Pulito, certo, ma povero e desolante.
- Questo è il mio regno, bello – dice – Quando fuori fa freddo, nel rifugio di Omphale è sempre estate!- ride.
- Capisco- dice Angelo, cacofonico.
Una volta che se la trova davanti nuda, si ricrede. Non è poi così male. Le tette enormi sono veramente eccitanti. E a parte la pancia e la cellulite sulle cosce, è comunque desiderabile. L’eccitazione di Angelo si risveglia ancora. Adesso è ad un livello che lui chiama “possibile esplosione atomica”.
Si spoglia con furore. Per poco non si strappa di dosso le mutande. Nel giro di pochi secondi è nudo anche lui. Ansima. Suda. Allunga le mani.
Omphale lo allontana. – Eh no! Prima i soldi!- e fa il gesto con le due dita.
Angelo sbuffa. Gli costa molto separarsi da quei 120 euro.
Angelo le allunga due banconote da cinquanta e una da venti. Lei, come un prestigiatore, le fa sparire nella borsetta.
– ok, adesso…-
Angelo non dice niente. La sbatte solo sul lettino, e fa quello che vuole. Non pensa a niente, soprattutto a lei. Pensa solo a divertirsi, a sfogarsi, a sognare e volare.
Urla come un lupo agonizzante. È durata solo tre minuti. Il suo record in negativo. Il sogno svanisce come una bolla di sapone.
- OK, finito!- dice lei.
- Come finito? Ehi bella, ho appena iniziato!-
Per 120 euro, pensa, ci manca solo che non faccia il bis!
- Se vuoi ancora, altri 120!-
- Ma sei matta?-
- Ehi, è sempre stato così. Si paga a “venuta”-
- Ma è durato pochissimo!-
- Mi dispiace. Non è colpa mia. Se vuoi, dammi altri 120. Visto che sei amico di Patrizio, sono disposta anche a farti pagare solo 90. –
- Non ho questi soldi-.
A dire la verità li ha. Ma non ha intenzione di darglieli. Per 120 euro vuole il bis. Ed è fermissimo sulla sua posizione.
- Allora mi dispiace ho finito-
- Non è giusto! Il cliente ha sempre ragione!-
- Tu hai dei problemi di eiaculazione amico mio. Prendine atto. Il tuo amico dura molto di più, e anche gli altri- e si fa una grassa risata.
Questo è troppo. Deriso da una prostituta che gli dice pure che dura poco. Ma che cazzo ne sa lei di sessualità maschile?, pensa incavolato. E poi, per 120 euro…120 euro! Quella cifra gli martella il cranio. 120. Come ho potuto dare retta a Patrizio? Come ho potuto?
La donna esce. Fa freddissimo. Patrizio l’aspetta in macchina, con una sigaretta in bocca.
Angelo si precipita fuori dal container. Non ci vede più dalla rabbia.
- Tu, brutta schifosa!- urla – Mi ha preso per il culo, negra di merda!-
Ha fatto un grosso errore.
Si scaraventa su di lui e lo mitraglia di borsettate. Poi gli tira un pugno in pieno viso, tanto forte da far invidia a Tyson. Angelo barcolla e cade nel fango, sporcandosi il bel vestito. Gli sanguina il labbro inferiore.
- Brutto schifoso maschilista e razzista! Tiè!- e ancora una borsettata. – Io non sono la tua pezza da piedi, capito? Io voglio rispetto, cane!- Gran finale con un calcio di tacco.
Poi Omphale ha un crollo di nervi e si mette a piangere. Patrizio l’abbraccia, la consola, battendole amorevolmente la schiena con il palmo della mano.
- E’ un poveraccio- dice – non prendertela. È un povero sfigato, ignorante e stupido. Guardalo! È un meschino, uno che ha trent’anni, ingegnere e ha un lavoro di merda. Non ha uno straccio di donna perché nessuna lo vuole. Compatiscilo!-
Angelo assiste a tutta la scena, ammutolito. Perché dice cose simili? No, pensa, sta fingendo. Consola la puttana per poi farsela gratis, il furbacchione. È mio amico, mi stima. Sa benissimo quanto io valga. Me lo ha detto tante volte.
- Oggi basta lavoro, va bene? -
Lei abbozza un sorriso e sussurra: - Grazie-
Patrizio sorride bonario.
Salgono in macchina. Angelo, ancora scombussolato, fa per aprire la portiera posteriore. Ma Patrizio parte in sgommata, senza nemmeno dirgli una parola. Lo lascia lì, sulla statale, al freddo, sporco di fango, sanguinante e pieno di atroce umiliazione.

Non gli resta che tornare a casa a piedi. È notte fonda. Ha freddo, sonno, sente dolori dappertutto e non sa nemmeno che ora è. Ha dimenticato l’orologio (gli era costato ben 20 euro!) nel container di quella prostituta.
Comincia pure a piovere. Le macchine sfrecciano veloci accanto a lui, senza degnarlo di uno sguardo. Fare l’autostop, pensa, non servirebbe a nulla.
Una macchina gli passa accanto e lo schizza da capo a piedi.
- Brutto…- le parole gli muoiono in gola.
Cammina lentamente con la testa bassa. Che giornata di schifo, pensa. Tutto fa schifo ormai. La gente, gli amici, le puttane. E rimugina su quei 120 euro che ha perso, solo per una cosa di neanche cinque minuti. Io avevo ragione, pensa ancora. Io ho sempre ragione!
Si ferma un attimo, fa un sorriso e riprende a camminare. Capisce che non se la deve prendere per gli errori commessi da altri. Perché tutti commettono errori, anche lui. Ha infatti commesso un errore a fidarsi di Patrizio. Adesso non potrà sfogarsi “seriamente” per almeno due settimane. Ma fa niente, pensa. Le cose miglioreranno.
Torna a casa tardissimo. I suoi dormono della grossa. Va in bagno, getta i vestiti da lavare e torna in camera sua nudo.
Va a letto completamente nudo e si addormenta. I sogni che fa gli fanno dimenticare cosa lo aspetta non appena riaprirà gli occhi, il giorno dopo.

See ya! :-S

 
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Tuesday, September 11, 2007
11 SETTEMBRE

Sull'11 settembre del 2001 e l'11 settembre del 1973, due date nefaste. Non dirò nulla. Già Ombre ha detto tutto quello che doveva essere detto, e non vedo cosa potrei aggiungere di più.
Vi lascio solo alla lettura di questi due articoli:
- sull'11 settembre del 1973, il golpe di Pinochet: la vera morte di un presidente
-sull'11 settembre 2001, ovvero l'inganno globale: perchè la versione ufficiale dell'11/9 è un falso
See ya :'-(
 
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Monday, September 10, 2007
RACCONTO PERSO
Oggi, durante la "pausa pranzo", ho deciso di fare le pulizie autunnali nel mio vecchio computer da tavolo, per liberare almeno uno dei miseri 10 giga di hard disk. Sorvogliamo sul fatto che, al momento dell'aquisto, l'hard disk aveva una capacità di 20 giga, che poi si è fulminato, che ho installato successivamente un disco da 40 giga e che è partito pure quello lasciandomi il mio misero 10 giga utilizzato per il vecchissimo computer datato 1997, mentre spulciavo qua e la ho trovato questo.
Un racconto privo di data. Un racconto breve, una specie di "esercizio di scrittura" o anche una prova sperimentale. L'ho letto e l'ho trovato...no, non dico niente. Ogni volta che parlo di ciò che scrivo finisco inevitabilmente per svilirmi. Quindi lascio la parola agli avventori di questo blog (niente macchie di uovo sulla carrozzeria o arrapare tredicenni please. Essì, sembra che alcune chiavi di accesso ai motori di ricerca per arrivare sul bloggazzo mio fossero queste :-p).
Vabbé, lascio il commento ai lettori.

Sulla sua scrivania in mogano ci sono cinque coltelli. Lui li osserva con intensa passione e soddisfazione. Li accarezza con i polpastrelli delle dita, ne saggia la lama lucente e tagliente. Si sente un vincitore, perché oramai non ha più rivali. Quei coltelli sono le sue “bandierine”, con cui delineerà i suoi territori, così vasti eppure tutti sotto le sue grandi mani.
Si benda gli occhi. È più divertente così. Con la mano destra afferra il primo coltello, con la mano sinistra gira il mappamondo. Spera solo di non conficcarlo nella zona oceanica, altrimenti dovrà ripetere il giro.
Il mappamondo gira. Lui, con il sorriso sulle labbra, pianta il primo coltello. Si conficca nel centro, su un continente enorme. Un continente ricco di minerali, di flora e di fauna. Un continente che, se solo potesse, potrebbe diventare ricco. Ma lui non vuole. Quella gente gli serve. Sarà artefice della diffusione dell’aids, non mandando medicinali. Farà si che si ammazzino tra di loro, vendendo loro armi. Farà “importare” le loro belle e giunoniche donne, così potrà dire che le donne negre sono tutte delle grandissime puttane. Lascerà la popolazione a se stessa e si prenderà tutto il materiale.
- Io dovrei promuovere l’istruzione? E poi come gli vendo le armi? E perchè dovrei impegnarmi per la prevenzione sessuale? Dopo a chi venderò preservativi fallati? E perché dovrei far si che si diffonda l’emancipazione tra le donne? E dopo che faccio se non ho più la scusa dello sfruttamento delle donne negre per aizzare le femministe? Ma siamo diventati matti? Non se ne parla nemmeno!-
E continua, passeggiando su e giù per lo studio.
- Però posso fare costruire più ospedali e mandare laggiù dei medici di mia fiducia. Così potrò sperimentare i farmaci e avrò pure una copertura-.
Ride. Ha grandi progetti per quel continente. Africa.
Il coltello conficcato sull’Africa diventa rosso sangue. Il sangue cola sul pavimento. Lui si sposta per evitare che le sue belle scarpe di pelle cucite a mano dai bambini dell’India non si macchino.
Adesso si gira di spalle. Farà il tiro al bersaglio.
Afferra il secondo coltello, ne accarezza la lama, bacia il manico. Si fa il segno della croce e prega perché dio lo aiuti a mirare il bersaglio. Sa che dio lo ascolterà, perché dio è giusto e sta dalla parte delle brave e oneste persone come lui, che fanno solo il bene dell’umanità.
Lancia il coltello. Sente il rumore della lama che si conficca da qualche parte. Con il cuore in gola si volta. Sull’Asia. O meglio, sull’Iraq. Si, dio lo ha ascoltato. Non poteva andargli meglio.
- Ho grandi progetti per questo posto – dice felice. – Sono degli incivili. Vendono le donne, si sposano con bambine di sei anni e praticano lo stupro sulle neonate. O almeno, questo è quello che ho detto io su di loro. In realtà sono un popolo evoluto, civile e con una cultura millenaria migliore della nostra. -
Pesta i piedi come un bambino. Si accorge di aver calpestato la pozza di sangue, impreca e si pulisce le scarpe sullo zerbino cucito a mano dai bambini del Bangladesh.
- Una cultura migliore della nostra! Nessuno ha una cultura migliore di quella del mio paese! Nessuno! E poi sono troppo ricchi. Nessuno può essere più ricco del mio paese. Ho grandi progetti per loro. Esporterò la mia democrazia. La mia cultura. Strapperò il velo alle donne. Le “emanciperò”. Si, li farò diventare come me. Saranno tutti amici miei e così la mia gente non avrà più paura del terrorismo (che alla fine è una mia invenzione ma a fin di bene). E chi si opporrà ne pagherà le conseguenze! Del resto è per il loro bene! -
Si sofferma davanti al mappamondo. Sfiora con le dita la riproduzione in scala della catena dell’Himalaya, il deserto del Gobi, la penisola indiana.
- Si, lo faccio per il loro bene! Sono incivili. Torturano gli innocenti in modo orrendo (pure noi a G., ma è per una giusta causa), stuprano le donne e…- non gli vengono in mente altre minchiate.
Ride felice. Il pugnale diventa incandescente, poi prende fuoco. Una puzza di carne bruciata invade lo studio. Lui storce il naso, apre la finestra. Non vuole che la sua bella giacca cucita a mano dai bambini cinesi si impregni di quell’odoraccio.
Ha ancora tre coltelli. Dove metterli? Egli se li rigira tra le mani, senza scopo. Ma devono pur servire a qualcosa! No, i suoi preziosissimi coltelli non possono rimanere inutilizzati. E lui è troppo intelligente per aver sbagliato il calcolo.
Cammina avanti e indietro. Pensa. Accende la TV, guarda un po’ di reality show, ride come un cretino a battute insulse di un comico da baraccone, si incuriosisce sull’ultima follia del vip da lui più amato: pensate, si è dipinto i capelli di verde!
Egli prende uno dei coltelli e lo conficca al centro di un continente relativamente piccolo, ma ricco. Le sue lingue sono tantissime, la sua economia a volte in stallo, a volte in ascesa, ma comunque florida. Esistono grandi differenze tra i paesi. Alcuni sono più acculturati e avanzati, altri più arretrati. Un paese in particolare è dominato da un omino intelligente ma succube del suo estro, un suo grande amico. Infatti il paese è molto simile al suo grande stato: ignorante, arrogante, cafone, semi-libero. Un suo grande alleato. L’Europa
- Europa – dice con le lacrime agli occhi. – Tu mi fai felice. Perché sai che è tutto merito del mio grande paese se sei quello che sei. E tu sei brava, Europa mia, e fai quello che ti dico io. Mi sei riconoscente. Sei amica mia e farai quello che ti ordinerò-
Stampa un grosso bacio sull’Italia. – Ti voglio bene!-
E’ un continente forte. Con grosse possibilità. Ma lui non si preoccupa. Sono amici suoi. E la minaccia costante del terrorismo fa si che gli quegli stati così uniti ma al contempo così divisi pendano dalle sue labbra.
Il coltello conficcato in Europa diventa rosa carne. Dopo poco la carne comincia a marcire. Vermi bianchi cominciano a strisciare ai suoi piedi. Uno entra nella scarpa. Lui urla, si toglie la scarpa e getta via il verme. Non deve rovinare i suoi preziosissimi calzini cuciti a mano dai bambini tailandesi.
Eh ma rimangono due coltelli. E vabbé anche lui sbaglia. Uno lo chiude a chiave nel primo cassetto della sua scrivania. L’altro…se lo rigira tra le mani e non sa che farsene. No, deve metterlo da qualche parte. Non vuole chiudere anche quello nel cassetto.
Si affaccia alla finestra del suo ufficio. La bandiera del suo paese sventola allegra davanti ai suoi occhi. Il suo cane pascola felice nel giardino. La gente passa davanti al cancello della sua casa, facendo l’inchino. Guardano tutti con deferenza quel regno inviolato e perfetto nel qualche loro non sono ammessi. Loro, i sudditi, devono solo rispetto.
Egli ora sa dove conficcare l’ultimo coltello.
Fa girare il mappamondo poi lo ferma con il dito indice della mano destra. Questo mostra un grande continente, ma solo uno stato in quel grande continente ha valore per lui. È un gruppo di stati. Alcuni hanno leggi diverse da altri. La costituzione è però uguale per tutti. Egli è il re di questo enorme stato.
Spinge l’ultima lama nel cuore del suo stato. Ha grandi progetti per lui. Già vede palazzi distrutti, gente disperata che reclama cibo e aiuto. Pezzenti per le strade, violenze, massacri, rapine, disperazione. E lui, vestito di bianco quasi fosse dio, che cammina su teschi bianchi che ghignano sinistramente, e ride: ha vinto. Ma è colpa dei terroristi, non sua! L’aquila, ferita, si accascia ai suoi piedi. L’animale simbolo dei più illuminati ideali mai creati dall’uomo, muore affogata nel suo stesso sangue.
Il coltello esplode, scaricando sulla sua faccia litri di sangue caldo. Urla per il dolore, anche se quel sangue non può seriamente ferirlo. Urla perché il suo bel vestito cucito a mano dai bambini indiani è rovinato.
- Maledizione! Dopo tutte le piccole schiene che sono state frustrate per questo vestito! È da buttare via! Questo è ingiusto!-
Il fiume di sangue scorre intanto per tutto lo studio. Il livello sale, ha già raggiunto la scrivania.
Lui esce dallo studio, mentre il sangue lo allaga fino al tetto, e scheletri con carni a brandelli nuotano in quel liquido. Scheletri di donne, uomini, bambini. I loro occhi, guardano la porta, sembra vedano oltre, a quell’uomo. E le labbra scheletriche sussurrano maledizioni in tutte le lingue.
Lui sospira. – Vabbé, lo farò rifare. Così almeno non posso dire di non aver favorito il lavoro-
Ride. Crede che andrà a farsi una doccia.

See ya! :-)



 
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Sunday, September 09, 2007
NON CI SONO PAROLE...

Bisognerebbe parlare del V-Day di ieri. Ma ne parlano già tutti i giornali. Credo che una mia parola sia di troppo. Oggi, invece, vorrei far riflettere molto su una piaga che in Italia sta assumendo una sfumatura preoccupante: il razzismo.
"Io non sono razzista" sentii una volta dire ad un cittadino saronnese, il classico borghese perbenista "ma i musulmani vengono qui a imporci la loro cultura medioevale. Bisogna insegnarli a stare al loro posto!".
Premetto che, quando sentii questa frase, l'istinto di gettarmi su quell'uomo era fortissima, ma credo che leggendo questo articolo si capisca quando in realtà questa idea sia fortemente diffusa: qui si nota come il razzismo possa toccare punte estreme. Se pure un prete abbandona l'aula gridando "questo è razzismo allo stato puro", allora significa che siamo messi male.
Il succo è questo: liti per la sistemazione della nuova moschea a Bologna. E naturalmente la maggior parte non sono d'accordo. Si evocano i fatti più sanguinosi legati a individui di fede musulmana tanto che si urla pure "loro ci insegnano ad uccidere i nostri figli" o anche "l'Italia è cristiana e non musulmana".
La situazione è nera. Si sdrammatizzi quanto si vuole, ma è così. E la colpa di tutto ciò è soprattutto dei media, asserviti alla politica che, per motivi di convenienza, deve comunque additare qualcuno come capro espiatorio delle proprie malefatte. Nella nostra epoca, sono i musulmani. Loro pagheranno, anche negli anni a venire, tutte le colpe e le frustrazioni degli occidentali.
Forse ci sarà un nuovo Olocausto. Non ora, magari nemmeno fra dieci anni. Magari fra venti, trent'anni. Ma non un olocausto come quello ebraico. No. Quello è "passato di moda". E poi darebbe troppo nell'occhio. Un olocausto culturale. O come noi o "terrorista". Un'identià eliminata a favore di quella "giusta" occidentale. Un'assimilazione forzata, così che anche loro possano essere "giusti".
Forse è questo che ci aspetta. Posso solo dire che, ora come ora, il razzismo è uno dei fattori "culturali" italiani più preoccupanti. E quando si arriva a dare "degli assassini" e degli "invasori" ad un gruppo etnico, allora ci si rende conto che non siamo molto lontani dalla mentalità pre-nazista.
See ya! :-|

P.S. Ovvio, ogni contestazione e suggerimento sono sempre bene accetti. I miei deliri sono "impugnabili" :-p
 
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Friday, September 07, 2007
8 SETTEMBRE 2007: V-DAY
Sono scema. Ormai non posso più negarlo. Vado a parlare di dubbi esistenziali banali e non parlo del V-Day. E pensare che ho pure il banner qui a fiando! Bastonatemi le mani!!!
Credo non ci sia da dire molto ancora sul V-Day: qui e anche il recente post di ombre dicono molto di più di quanto non possa dire io.
Ormai le proposte del V-Day sono note, almeno per i blogger: chiedere che non vengano più eletti in parlamento condannati in via definitiva, che la carica duri al massimo 2 legislature e non tutta la vita e che i cittadini possano scegliere il candidato di loro preferenza come aspirante a presidente del consiglio.
Tre richieste semplici e che ogni italiano ha diritto di formulae. Perchè siamo noi che dobbiamo avere potere decisionale. Perchè i parlamentari devono rappresentare noi in parlamento. E se non ci rappresentano, se ne devono andare!
Ma...
1- ci sono dei rappresentanti che sono condannati in via definitiva, e non solo lo psiconano che tutti conosciamo! Ecco, per me il parlamentare deve essere un esempio di rettitudine morale. E quando dico rettitudine morale non intendo con fini religiosi o tradizionali come molte persone intendono. Ma una persona che rispetti la legge, che quindi possa essere un esempio per i cittadini. Un parlamentare che non rispetta la legge, in qualsiasi modo sia, non può fare il parlamentare;
2- l'età media dei parlamentari è di 70 anni. Come si può pretendere che dei nonnetti possano mandare avanti un paese? Queste persone hanno idee di sessant'anni fa. Idee tradizionali su famiglia, donne, lavoro, moralità e religione che non coincidono più con le idee dei giovani italiani di oggi. Si ritrovano a parlare di crocifisso nelle aule e non notano in che stato di degrado si trova la scuola oggi. Parlano del lavoro senza rendersi conto delle difficoltà che hanno i giovani d'oggi a trovare un lavoro stabile. Parlano di famiglia e non si accorgono di quanto la famiglia tradizionale non esista più, e di come essa si stia sfaldando sotto le loro inutili mani. Possono uomini ( e donne) di questo genere mandare avanti una paese che è nelle mani dei giovani?;
3- Non è detto che il candidato scelto dal partito sia in grado di fare il presidente del consiglio né sia gradito al popolo. I cittadini hanno il sacrosanto diritto di scegliere chi deve rappresentarli. E' un diritto sancito dalla democrazia. E deve essere mantenuto.
Questo è tutto. Io domani andrò a firmare.
See ya
 
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DUBBI ESISTENZIALI
Sinceramente non so perchè ho deciso di pubblicare "Un uomo senza importanza" su questo blog. In effetti non è niente di speciale. Non è come gli altri racconti pubblicati. La cosa che mi lascia basita, però, è il fatto che i lettori di questo blog fossero più entusiasti di raccontini adolescenziali che io ho sempre considerato "bassi" e "troppo stereotipati" invece che a questo, che viene considerato una specie di esperimento.
Ammetto di essere stata influenzata dalle letture di Fantozzi. E ho compreso che a volte, l'uso volontario dello stereotipo, è un buon mezzo per criticare la società e le sue idee. Pongo due esempi: I libri di Fantozzi e anche "l'incontinente bianco" di Giobbe Covatta. In questo caso lo stereotipo si trasforma in sarcasmo allo stato puro e un "j'accuse" molto forte.
Il mio lavoro non ha queste pretese. Ma solo quella di denunciare alcuni lati degli uomini. Angelo raggruppa in sé tutti questi lati fastidiosi. E', in poche parole, uno, nessuno e centomila (citazione pirandelliana fuori luogo .-p).
Però, io avrei anche un altro lavoro nel "cassetto". Questo lo scrissi ancora prima dell'ultimo, forse nel 2004. E' la storia di un giovane che, dopo essere stato abusato sessualmente da piccolo e usato per girare film porno-pedofili (ce ne sono molti purtroppo :-((), cerca di costruirsi una nuova identità felice tramite il personaggio femminile di Sybil. Cerca di distruggere il suo passato, ma questo lo tormenta sempre.
E' un pò "forte" come storia. Il mio ragazzo, quando la lesse, disse che un libro così avrebbe dovuto essere "vietato ai minori" per via dei temi spinosi.
Ed ora nasce il mio dubbio esistenziale: continuare con "Un uomo senza importanza" oppure cominciare la "pubblicazione" a puntate di "Sybil"? Scommetto che questo potrebbe attirare di più l'interesse dei lettori di questo blog, essendo molto simile al racconto "l'immigrato", che ha ricevuto molti consensi.
Che fare?
See ya :-)
P.S. premetto: non mi rovino nessuna "carriera" letteraria, non avendone mai iniziata una e, con molta probabilità, non inizierà mai!!!!
 
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Thursday, September 06, 2007
UN UOMO SENZA IMPORTANZA: CAPITOLO DUE
Secondo capitolo del "romanzo" di Angelo.

MIKE VS ANGELO

Michael Scalzi entra in istituto alle otto e venti di un sabato autunnale attanagliato da un’insolita afa estiva. Parcheggia la sua Alfa Giulia blu metallizzato sul retro, davanti alla finestra dell’ufficio della preside. Quell’Alfa è ammirata animosamente dai grandi alfisti dell’istituto: il Galli e il viscido Semeranza, professore leghista di francese. Colui che si vanta di aver stretto la mano ad Umberto Bossi. Che da sempre del “terrone” ad Angelo, per via delle sue origini meridionali. L’uomo che Angelo considera il più viscido ed invidioso di tutti. Perché è ignorante (nonostante la fede leghista che Angelo stesso condivide). Perché gli puzza sempre l’alito di fogna al caffè e ha il vizio di alitargli sempre in faccia. Ma soprattutto perché non è ingegnere come lui, naturalmente, e si da delle arie da manager in carriera.
Lo Scalzi è un biondino italo-americano alto e magrissimo. Porta degli occhiali sottili e, nonostante abbia trent’anni, me dimostra dieci di meno. Fa battute alla Beppe Grillo e risolve sempre i problemi degli altri. Specialmente quelli del computer di Angelo.
È ingegnere chimico in una grande industria di Varese. Un buon lavoro e un buon stipendio. E visto che ha sempre avuto la vocazione per l’insegnamento, insegna chimica in quell’istituto tecnico di periferia. Un’ora per classe, al sabato. Un doppio stipendio è sempre utile, specialmente se si vive soli e si deve pagare l’affitto.
Michael entra nell’istituto e va diretto in sala professori. Lì trova Angelo chino sul libro di matematica, mentre “prepara” la lezione, ovvero legge distrattamente il testo.
– Ciao Angelo!- dice.
Gli dà una grossa pacca sulle spalle. Angelo sorride amichevolmente. Ma dentro è inacidito.
Conosce Michael da una vita. Hanno pure frequentato l’ultimo anno delle superiori insieme, e poi pure l’università. Lo considera intelligente, sveglio. All’università lo aiutava sempre. È grazie a lui se Angelo ha passato degli esami di chimica e di fisica che lo tormentavano come una pulce nell’orecchio. Era stato lui, Michael, ad aiutarlo a prepararsi. E visti gli scarsi risultati gli aveva passato poi le risposte del compito. Angelo non ha ancora capito come Mike abbia potuto passergli le soluzioni senza farsi beccare dall’occhio d’aquila del professore o dei suoi assistenti.
Angelo si sente inacidito guardando la faccia sorridente e sbarbata di Mike. Ma non perché è più bravo di lui in certe cose. Né perché ha un lavoro migliore. Del resto è convinto che anche lui, un giorno, avrà un buon lavoro. È ingegnere. Il problema è un altro. Lui è convinto che l’amico l’abbia profondamente ferito nel suo orgoglio di “maschio ”.
L’anno precedente, al posto della Reiner, c’era un’altra insegnante d’inglese. Clementina Cantoni si chiamava. Trentacinque anni, anche se a vederla gliene davi almeno ventotto, trenta. Bella, alta, formosa, bruna di pelle. Una bellezza fenomenale, meglio di Margherita. Ovvio che Angelo strabuzzasse gli occhi per lei. Clementina era una donna dal carattere aperto. Le piaceva fare nuove esperienze. Era per questo che Angelo, dopo un breve “corteggiamento” durato cinque mesi, era riuscito ad invitarla fuori a cena. Si era ripromesso di essere un galantuomo. Di affascinarla con la sua intelligenza e cultura. Ma complici un’ubriacatura molesta e un’eccitazione oscena, aveva “esagerato” un poco. Dopo cena, arrivati sotto casa sua, aveva cominciato a metterle le mani addosso. Aveva rovinato tutto. Lei le aveva tirato un cartone alla Mike Tyson e da quel momento non gli aveva più rivolto la parola.
Che c’entra lo Scalzi con tutto ciò? C’entra eccome! Perché proprio mentre stava andando a scusarsi (dopo un mese e mezzo dal fatto: Angelo è un po’ “lento”, specialmente se deve chiedere scusa alle donne) aveva scoperto che lui era riuscito a “farsela”, come direbbe Angelo. Tradotto in parole povere, Michael si era messo con Clementina. E non per fare dispetto ad Angelo. Ma solo perché Clementina gli piaceva. E, soprattutto, non aveva mai saputo niente del fattaccio con Angelo.
Angelo guarda negli occhi Mike, mentre pensieri strani gli affollano la mente.
- Ciao Mike!- risponde alla fine.
- Tutto bene?-
- Come al solito, diciamo-
Mike si siede al suo fianco. Lo guarda con una luce laida negli occhi.
– Allora, come va con la cinquantaseienne che ti facevi tempo addietro? Mi hai raccontato di quelle cose! La vedi ancora?-
La cinquantaseienne?, si domanda Angelo. Ah, già, la cinquantaseienne. Come si chiamava? Nemmeno se lo ricorda. Sa solo che era molliccia, puzzava di sudore ed aveva un alito di fogna che lo faceva sempre star male. Però dal punto di vista sessuale era un fenomeno.“Cavalcava” come una valchiria. Faceva di quei “giochini” che… Però dopo un po’ Angelo si stufa di certi diversivi. E soprattutto si era stufato del suo alito di fogna. L’aveva mollata, una sera, dopo l’ultima “cavalcata”. Aveva “interessanti prospettive per il futuro”.
- Lei…- sta per iniziare Angelo.
Proprio in quel momento si accorge che la Reiner è ferma davanti a loro. E, cosa peggiore, ha sentito tutto. Adesso nei suoi occhi azzurri riesce a vedere l’opaca luce del disgusto. Deglutisce a fatica, fa una risatina nervosa e posa i suoi libri sul tavolo di Angelo.
- Hai avuto una relazione con una donna così vecchia?-
- Io? Ma va, era solo…- Angelo deglutisce – era solo…come dire…- Non ha niente da dire.
- Angelo è un grande latin-love- dice Michel, scherzando.
Margherita allora si accorge di quel bel ragazzo biondo seduto a fianco di Angelo.
- Io sono Margherita-
Gli tende la mano.
– Michael Scalzi, professore di chimica-
- Sei inglese?-
- Mia madre è americana-.
- Io sono insegnante di inglese-.
- Veramente?-
Lei sorride.
Cominciano a parlare tra di loro. Metà in italiano e metà in inglese. E sono in confidenza, quasi si conoscessero da anni. Angelo, nel suo cantuccio, comincia a “sbavare” dalla rabbia. E attacca con una crisi di “male assoluto”: la sua mano che afferra lo Scalzi per il collo e lo strangola lentamente.
Suona la campana. Lui ha la prima ora in II F. Un’altra giornata sta per iniziare.
In classe viene accolto da un pernacchione da competizione e risate tonanti. E’ Luca Smilzi, diciottenne milanese pluripetente. Una testa di cazzo ciccione e brufoloso. Di solito Angelo gli urla dietro quattro insulti e lo sbatte di peso fuori dalla classe. Allo Smilzi fa comodo, così può andare al cesso a leggersi i giornaletti sconci e a farsi una canna. Quel giorno, però, la testa è altrove. Sta pensando a come umiliare mortalmente lo Scalzi. Per fargli capire che non deve mettere il naso nei suoi “affari”.

All’intervallo li trova tutti in sala professori: la Reiner, lo Scalzi e soprattutto quel viscido di Semeranza, che parla amichevolmente con i due.
- Ciao Sanciopanza: tutto bene?-
- Mi chiamo Semeranza, barbun!-
Tutta l’aula professori tuona di risate divertite. Angelo non ci fa caso.
Michael e la Reiner stanno parlando di politica, di scuola, di programmi. La scuola è in decadenza perché non si investe abbastanza, dice Mike. E visto che tutti hanno diritto di studiare, bisognerebbe agevolare e invogliare allo studio. Bisognerebbe passare i libri gratis alle persone bisognose, propone la Reiner. Ma visto che, secondo il Semeranza, le persone bisognose sono tutti “negri” e “musulmani”, la cosa non lo eccita molto. Bisogna fare distinzioni, aggiunge questo. E passare i libri gratis ai tanti italiani bisognosi che lo stato non nota perché troppo intento a fare il “buonista” con negri, musulmani e altra “gentaglia”.
Angelo sente questi discorsi e decide di intromettersi. Vuole semplicemente farsi notare dalla Reiner.
- Il Semeranza ha ragione – attacca – sono solo loro che beneficiano di ciò, non i poveri italiani. E questi arriveranno poi qui in massa, a stuprare le nostre donne-.
Il Semeranza ride. Mike pure e scuote la testa. Margherita lo guarda esterrefatta. Non sa che pensare.
Angelo la guarda e pensa: “forse ce l’ho fatta!”
Lo Scalzi si prepara per andarsene.
- Te ne vai già?- domanda Angelo.
- Ho finito e torno a casa: ho avuto una settimana terrificante-
- Posso capire: tutta la settimana a guidare un branco di operai ignoranti. Non deve essere facile per te!-
Quando vede la luce del disappunto negli occhi di Mike, Angelo decide di cambiare argomento. Sa benissimo come la pensa in proposito. È un po’ comunista, ma lo perdona.
- Senti, volevo chiederti se stasera ti andrebbe di uscire con me. Magari a farci una birra. È da così tanto tempo che non ci facciamo due chiacchiere-
- Va bene. Anche a me farebbe piacere parlare un po’ con te. -
- Tu non sai quanto io voglia uscire a svagarmi! Gli studenti…non hanno rispetto di nessuno! Sono dei cafoni!-
- Sei tu il stupido, terün!- dice il Semeranza – sei minga buono di spiegare! Vai a impastare mattoni, così eviti che un negro ci rubi preziosi posti di lavoro!- e ride come un matto.
Angelo non lo ascolta. – Tu come fai ad essere così amico loro?-
- E che cosa ci vuole scusa? Certo all’inizio è un po’ difficile. Ti vedono come un’autorità superiore.-
-Ma lo siamo!-
- Beh, solo perché noi insegniamo e loro sono li ad imparare. Ma alla fine che cosa ci vuole a mostrasi gentile e disponibile? Loro si sentono più liberi di aprirsi, di parlare se sanno che di te ci si può fidare. Gli adolescenti si sentono sicuri quando sanno di poter contare su qualcuno-.
- Mi dici che devo fare l’amico?-
- Beh, devi essere amichevole.-
- Ho capito – taglia corto Angelo.
- Lo sai, solo perché tu sei laureato e loro no non significa che siano una manica di ignoranti-.
Angelo rimugina. Manica? Che significa “manica di ignoranti”? Gli viene in mente la manica della giacca. Ride.
Se ho capito bene, pensa mentre si avvia al cesso, devo abbassarmi al loro livello. Abbassarmi al loro livello? Ma io sono il professore! Io sono laureato! Non posso abbassarmi al loro livello, perché sono superiore! Si mette a ridere. E poi, pensa ancora mentre fa pipì, io sono addirittura superiore agli altri insegnanti. Io sono ingegnere. E presto me ne andrò dall’insegnamento. Ho “interessanti prospettive per il futuro”.
Esce dal bagno e lo trova che parla con il Semeranza.
- Ci vediamo stasera alle nove sotto casa mia!-
- A stasera, ciao!-
Mike saluta Angelo e il Semeranza poi si allontana con passo spedito. Saluta alcuni studenti e finalmente se ne va. Angelo tira un sospiro di sollievo.
Ritorna in sala professori e becca la Reiner mentre riordina i suoi libri. Lo vede e gli sorride. Angelo sente che il cuore gli sta salendo in gola.
- Vi conoscente da tanto?- domanda la Reiner.
- Qualche anno. L’ho conosciuto alle superiori e poi abbiamo fatto l’università insieme-
- Allora siete amici-
- Si, più o meno-.
- E’ un ragazzo molto simpatico-.
- Già- dice lui. – E anche molto bravo. Sa fare cose che io non so fare. Lo ammiro molto, mi aiuta tanto-
E poi pensa anche alla sua grande disponibilità. Inutile negarlo purtroppo: forse senza Mike non sarebbe riuscito a laurearsi nemmeno con quel voto mediocre. Del resto, al liceo dicevano sempre che la sua testa era “più dura del suo pisello”. Un motivo sicuramente c’era.
L’intervallo è finito. Il trillo della campanella riporta tutti all’ordine.
- Io vado a casa- dice la Reiner – ci vediamo lunedì-
- A lunedì-
L’ammira mentre si avvia all’uscita. Il suo bel sedere sodo avvolto in un paio di jeans scoloriti danza in modo sensuale davanti agli occhi di Angelo. Me la devo fare, pensa. E Mike questa volta non me la soffierà sotto il naso.

Alle nove il motore della Giulia di Mike romba sotto casa di Angelo. Lui scende i gradini due a due. Indossa una camicia di seta verde che mette in mostra il suo pelo pettorale e ciabatte infradito dello stesso colore, nonostante fuori ci siano 16 gradi. Ma lui ha sempre caldo. E poi, quell’abbigliamento mette bene in evidenza il suo fisico.
Se ne vanno con la macchina di Mike. Durante il viaggio parlano un po’ di tutto: di politica, di donne, di immigrazione. Angelo espone le sue solite idee, che lui ritiene le uniche giuste.
- Io sono convinto- inizia Angelo – che il mondo sarebbe migliore se tutti stessero al loro posto-
- Che vuoi dire?- domanda Mike.
- Ecco, se gli uomini lavorassero e le donne stessero a casa-
- E perché?-
- Guarda, io non sono maschilista eh, ma ci sono donne che non sanno fare proprio niente. Non sanno guidare, non sanno lavorare e tolgono il lavoro a chi invece sa fare molte cose. E poi ci sono gli extracomunitari, i negri. Quelli proprio non li sopporto: hanno tutti i vantaggi e a noi niente. Non è giusto. Loro devo stare al loro paese e non venire qui a fare quello che vogliono-
Mike non risponde.
Entrano in un tranquillo pub di periferia. Mike si beve una media e Angelo una media e due whisky. Nel giro di poco comincia ad essere alticcio, anche se pensa di avere il pieno controllo della situazione.
- Il problema caro Mike - inizia – è che tutto va a rovescio perché non si capisce più che ruolo si deve assumere-
- Cosa vuoi dire?- domanda Mike, sorseggiando la sua birra.
- Insomma, le donne vogliono essere come gli uomini e gli uomini si stanno effeminando. Di chi è la colpa? Delle donne, ovvio! Insomma, la dovrebbero piantare di fare cose che non sono capaci di fare e ritornare a fare cose che sanno fare bene-
- E cioè?-
-Prendersi cura della casa-
- E secondo te non dovrebbero lavorare?-
- E perché dovrebbero lavorare, secondo te? Non pensi che un uomo sarebbe benissimo capace di mantenerle? Perché rompere le palle in questo modo?-
Si scola il secondo whisky, leccando il bordo del bicchiere.
Mike ride.
- Perché ridi?-
- Non so. Forse perché tu vedi un mondo che non esiste più-
- Già, purtroppo no-
- Del resto, se proprio vogliamo essere maschilisti, le donne sono utili!-
- Certo, chi lo ha mai negato? È sempre bello avere qualcuno che cucina per te, che ti lava i vestiti e che ti sfoga quando ne hai bisogno. Le donne sono molto utili!-
Mike si sganascia dalle risate.
- Perché ridi? È vero! E poi anche questo è un lavoro. Perché andare a cercarsi un lavoro fuori casa?-.
- Insomma, secondo te, non devono avere libero arbitrio!-
Angelo lo guarda interrogativo. Comincia a grattarsi con insistenza il mento mal rasato.
- Non devono usare il loro cervello!- chiarifica Mike.
- Visto quello che combinano di solito le donne, non sembra che siano capaci di usare il cervello!- dice Angelo, serio.
Angelo ride sfrontatamente. Si sente bene. Si sente maturo. Si sente un uomo. Si sente forte come nessun altro. Si sente meglio degli altri. Ed è pronto a dimostrarlo.
- Sai una cosa Angelo? Credo che giudicare a priori sia sbagliato!-
Angelo lo guarda con un grosso punto interrogativo dipinto sul volto.
- Ho detto che non devi pensare così in generale. Insomma, è sbagliato! Non esistono i modelli fissi. Per nessuno!-
Angelo ride. Non ha capito niente-
- Non sarà facile per te trovare una ragazza! Non fino a quando continuerai a pensarla così-.
- Hey guarda che a me basterebbe schioccare le dita ed avrei subito una donna pronta a soddisfarmi. Non ce l’ho perché non ho il tempo di trovarmela. Sai, il lavoro…-.
Mike scuote la testa, divertito. Deve ammetterlo: se è giù di morale, uscire con Angelo lo rinfranca. Solo lui può essere capace di tali perle!
Angelo finisce di “tazzare” con allegria. Poi prende Mike per un braccio e gli dice: - Vieni che ti porto in un bel posto-
- Dove?-
- A vedere donne che lavorano-
La statale, di sera, pullula di ragazze succinte e bellissime. Sono le signorine della notte, le operatrici sessuali, le lucciole. Tutte giovani. Tante minorenni. E sono di una bellezza esagerata. Alte, bionde, formose, perfette. Sono le slave, le migliori. Portate in Italia direttamente dall’est, vendute a prezzi concorrenziali, stanno sulla strada per soddisfare gli uomini e i propri “padroni”. Un business colossale. Angelo, più di una volta, ha pensato di diventare un pappone. Ma anche in quel campo c’è troppa concorrenza. Bisogna avere gli agganci giusti per aggiudicarsi le ragazze migliori.
- Perché mi hai portato qui?- domanda Mike.
- Per farti conoscere la mia lavoratrice preferita-
Gli dice di fermarsi vicino ad un gruppo di ragazzine vestite da cubiste.
- La vedi quella là?-
Angelo indica una ragazzina dai capelli rossi con un vestito nero attillato. Le forme acerbe vengono ben evidenziate da quell’abito per nulla adatto alla sua giovane età.
- Quella là costa circa cinquanta euro a botta! È un po’ tanto, ma ne vale la pena!-
- Ma…quanti anni avrà?-
- Boh! E chi se ne frega? Forse sedici, non so!-
- Cosa? Ma è una ragazzina? Come fai a fare “cose” con una così giovane?-
- Di che cosa? E' il suo lavoro. E poi sai che non sono maschilista-
Angelo sibila in modo osceno. Si, bella troia, pensa. Ma nessun suono esce dalla sua bocca impastata di alcool.
- Ma non ti vergogni?-
Angelo lo guarda con un’espressione interrogativa. Si gratta il mento. Non capisce perché dovrebbe vergognarsi. Lui è un uomo, lei una donna. Lui è il cliente, il “fornitore”. Una donna molto utile alla società, secondo Angelo, e dovrebbe vergognarsi di usufruire dei suoi servizi?
Ride. Michael è troppo ingenuo. Corre dietro alle donne sbagliate e poi si mette a fargli la predica. Ma presto, pensa Angelo, gli farò passare io la voglia di fare il saputello.
Angelo tira fuori cinquanta euro dalla tasca posteriore dei suoi pantaloni.
– Adesso vado là. Sai, è dall’altro ieri che…-
- No, mi dispiace, io non ci sto!-
- Eh vabbé, se non vuoi fa niente. Vado da solo-
Michael lo guarda stupito, senza sapere che dire. Angelo si sente bene.
- Senti, io vado e torno. Tu stai pure qui, ma attento agli “adescamenti”- E ride.
Michael lo guarda ciabattare con fare menefreghista fino alla ragazzina. Senza salutarla, inizia a discutere. Le allunga il cinquanta. Poi ritorna alla macchina.
- No, non nella mia macchina!-
- Tranquillo, ho il preservativo-
- Ho detto no!-
Angelo sbuffa. – E va bene, fuori-
Mike si raccomanda di andare lontano. Non ci tiene a fare il “voyeur” per forza. Ma Angelo si allontana di pochi metri, tanto da essere ancora sotto la sua visuale. Perché fa tutto ciò? A dire la verità, non lo sa nemmeno lui. In effetti non ha alcun senso comportarsi così. Sa benissimo che sta facendo qualcosa che al suo amico non piace. Che lo sta offendendo. Ma…in quel momento non capisce niente. Complice l’alcool e la disinvoltura che questo gli provoca. Complice un sentimento di gelosia nei confronti di Michael. Perché sotto sotto Angelo sa che lui è migliore. Che lui può piacere alla Reiner. E questo non lo vuole. Lei è sua. Ma in quel momento non si rende conto che sta sbagliando tutto.
Si stendono su un materasso lercio sotto un pino. Angelo si abbassa i pantaloni, mettendo in mostra un paio di chiappone pelosissime e leggermente cadenti.
Comincia la “performance”. Ansimi molesti e bestemmie sono di routine. Nel giro di due minuti è andato. Si rialza dal materasso senza nemmeno badare alla ragazza. Intanto cerca di riprendersi “dall’estasi”.
Tempo un minuto ed è di nuovo in macchina.
- Possiamo andare-
- Fai schifo!-
- E perché? Anche tu hai chiavato almeno una volta nella vita, no?-
- Ma non ti vergogni?-.
Angelo lo guarda con la solita espressione interrogativa.
Mike scuote la testa con energia. E che può dire? Non è il caso di sprecare fiato per una persona che non capisce. Lo sa che tipo è Angelo. Lo conosce da una vita. È sempre stato così. Anche se ultimamente è peggiorato. Povero Angelo, pensa. Si sta scavando la fossa da solo. Gli vuole bene, dopo tutto. È suo amico. Gli dispiace vederlo rovinarsi. Ma che può fare lui? Che cosa?
- Angelo, non pensi forse che a lei non piaccia fare quello che fa? È obbligata, e lo sai. Dovresti trattarla con più umanità-.
Angelo non risponde. Si è addormentato. “Dopo”, gli succede sempre.
Lo sveglia quando sono arrivati sotto casa. Lui sbadiglia, rutta, e poi finalmente si decide a scendere dalla macchina.
– Ci vediamo- e sorride come un beota.
Mike sospira.
- Ci vediamo-.

Tornato in camera sua Angelo ha l’impressione che qualcosa non vada come dovrebbe andare. Ha fatto sesso con la sua prostituta preferita. Ha scaricato così l’astio che provava per Michael. Non è soddisfatto. Ha fatto la figura del cretino. Ha mancato di rispetto al suo amico. E, in un certo senso, pure a Margherita.
Che effetto voleva ottenere con quel gesto? Voleva umiliare Mike? No, ha solo umiliato se stesso. Non aveva fatto la figura del figo, ma quella del frustrato maschilista e insensibile. Non è colpa mia, pensa per giustificarsi. Lei mi ha tentato. Io…ma a chi voglio darla a bere?
E se stessi sbagliando tutto?, pensa. E se tutto quello che sono adesso è il risultato di miei errori? E pensa al fatto che come ingegnere avrebbe già dovuto aver un buon lavoro, e non avere solo “interessanti prospettive per il futuro”. Alla soglia dei trent’anni, poi, avrebbe già dovuto avere una ragazza fissa. E se non ce l’ha, forse, non è dovuto al fatto che lui non voglia cercarsela.
Si ricorda di quella bella ragazza con cui stava a diciotto anni. Era durata sei mesi. Non lo avevano mai fatto, nonostante lui ci avesse provato più volte. Quella ragazza gli piaceva sul serio. Poi lei lo aveva mollato e lui ci era rimasto malissimo. Le aveva dato della troia, della cretina, ma non era servito a molto. Ripensandoci, forse era colpa sua. Se non si fosse comportato da imbecille, “facendo conoscenza” con sua madre in modo tanto volgare…forse…
Accende la televisione, per dimenticare. Ci sono i filmini sexy. L’eccitazione che lo prende gli fa dimenticare tutti i suoi pensieri.
Dopo un “maniglione” di un minuto e mezzo viene, rantolando di un piacere osceno. Si lascia andare sul letto, ridendo. È felice. Ha dimenticato i suoi problemi.

See ya!
 
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Wednesday, September 05, 2007
GATTE A CONFRONTO
Oggi post leggero, per via di un mal di testa che mi perseguita e sembra non voglia darmi tregua.
Comunque...gatti! Aries e tutti coloro che posseggono gatti sicuramente sanno cosa vuol dire. E' quasi come avere dei bambini piccoli. Si coccole, giochi, carezze, ma anche "bombe" micidiali nella sabbiera, unghiate in giro, miagolii disperati nel cuore della notte.
Sono quattordici anni che questa specie di gatta vive in casa mia (oddio, assomiglia più a un boiler che a un felino):
Qui durante una delle sue numerosissime sieste (passa almeno 20 ore su 24 a ronfare in giro per casa. Cosa faccia le altre quattro ore è mistero, visto che è notte e io dormo).
E ancora:
Qui ronfa sul divano, e viene mostrata in tutta la sua opulenza felina (la foto è pessima, scattata con un cellulare).
Allora...felina dal pelo medio-lungo. Si direbbe felino strano. Ama le carezze...quando vuole lei. In caso contrario prepararsi con i cerotti perchè le sue unghie non scherzano.
Non è difficile capire di che umore sia. Se ti avvicini e soffia, allora vuol dire che non è giornata! In caso contrario, alzerà il muso con un "prrr" di approvazione e starà li ad osservarti fino a quando non ti deciderai a darle una carezza. Allora partirà il suo "diesel" felino, con fusate imbarazzanti. Le fusa raggiungo l'apice quando le si accarezza la gola. Lì si scioglie letteralmente.
Ama mangiare ciò che vuole lei. In caso contrario, si troveranno "ricordini" sgradevoli su tappeti e divani.
E' viziata da capo a piedi. Tutti (tranne me!) pendono dalle sue vibrisse.
Ha un caratteraccio e la voglia di prenderla a calci nelle terga è fortissima.
Ma ecco il suo contrario:
Micina meticcia di sangue certosino. Quattro mesi circa. Gettata nel giardino del mio ragazzo tre mesi fa, ove risiede tutt'ora.
All'inizio avevo intenzione di portarla a casa mia, pur conoscendo il problema (il felino sopra descritto). Ma ora è grandicella e sembra stia meglio a casa del mio ragazzo, dove ha tanto prato a disposizione per giocare e la ciotola sempre (fin troppo!) piena.
Micina, come l'ho chiamata, cammina sempre davanti a te. Appena ti vede inizia a fusare dolcemente. Ti siedi, e ti sale sulle ginocchia. Iniziano i giochi. Si strucia amabilmente. Farebbe sciogliere chiunque.
Micina è una dolce gattina. Che ha conquistato il cuore di chiunque l'ha conosciuta. Ed è naturalmente il contrario della mia felina isterica e cicciona.
Un post che non ha uno scopo particolare, se non quello di mostrare quanto due animali appartenenti alla stessa specie siano a volte diametralmente diversi, e quanto uno possa risultare più amato solo perchè sa giocare meglio le proprie carte (si sa benissimo quanto i gatti siano leccaculo).
Distinzione, ovvio, che vale anche in qualche modo per gli uomini.
See ya!
 
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Tuesday, September 04, 2007
I LIBRI/3: ADDIO, MISS MARPLE
L'ho letto in due giorni. Mi succede sempre con i libri "leggeri" e semplici da leggere. Anche se, a volte, sono ciofeche.
Il titolo originale di questo libro è "Sleeping Murder" e avrei voluto veramente leggerlo in lingua originale, solo che ho trovato il libro tradotto sepolto sotto una marea di libri, comprato chissà quando e mai letto, e allora ho deciso di leggerlo tradotto.
Il titolo italiano (disgustoso a mio dire) si riferisce al fatto che questo romanzo venne scritto dalla Christie durante la seconda guerra mondiale, ma pubblicato solo dopo la sua morte, avvenuta nel 1976. E, comunque, la traduzione italiana del titolo non ha senso.
TRAMA
La giovane Gwenda Reed ha vissuto tutta la vita in Nuova Zelanda, presso gli zii di sua madre, ma è di origini inglesi. Arriva in Inghilterra perchè, insieme al marito, vuole stabilirsi nella terra dei suoi genitori, morti quando lei era piccolissima. Cerca casa nel sud dell'Inghilterra e la trova, in un villaggio sul mare. Mah...qui iniziano strane coincidenze. Come fa a sapere dei gradini interrati in giardino, della porta murata che metteva in comunicazione la sala da pranzo con il salotto, della carta da parati nella stanza dei bambini se in quella casa non vi era mai stata? Ma soprattutto, di chi è il volto di una donna bionda, morta strangolata in anticamera, che lei sa si chiamasse Helen, che le apparso misteriosamente in mente durante la rappresentazione teatrale della "Duchessa di Amalfi"?
Piano piano si scoprono molte cose. Che lei, da piccola, era già stata in quella casa. Che Helen era la seconda moglie del padre, che tutti conoscono come "donna leggera", e fuggita anni prima con un amante misterioso. Che il padre era convinto di averla uccisa, e che successivamente è morto suicida in un ospedale psichiatrico. Ed Helen? E' ancora viva, oppure è veramente morta? E se è morta, dove si trova ora il suo cadavere?
VOTO
6-
PERCHE' QUESTO VOTO
E' un giallo affascinante e ben scritto, non vi sono dubbi. La Christie è una maestra nel creare situazioni contemporanee e colpi di scena inaspettati. Ma il romanzo, in se stesso, è veramente banale, e assai più banale è il finale.
Prima di tutto, già a metà avevo capito chi era l'assassino, perchè e perchè gli altri indiziati erano da escludere. Secondo, la storia dell'uomo pazzo e crudele e della fanciulla indifesa fa ridere i polli ed è un artificio retorico tipico del romanzo d'appendice dell'Ottocento. Terzo, il fatto che dopo vent'anni l'assassino torni a colpire per far tacere chi ha disotterrato le vecchie ossa dell'omicidio è un altro artificio letterario del romanzo giallo vittoriano. Quarto...ma dai, il finale! Mentre la povera Gwenda sta per fare la fine della matrigna...arriva Miss Marple e impedisce che lei muoia! E poi il "povero" assassino che confessa tutto, così, con le lacrime agli occhi! Dai! Molto "femminista" ma decisamente poco reale! Se tutti gli omicidi, nella vita reale, fossero così tutti gli assassini finirebbero in galera nel giro di poche ore!!!
A CHI E' CONSIGLIATO
A chi non ha pretese, ama i gialli della Christie e i gialli in generale, e ama tirare un sospiro di sollievo quando una vecchietta arzilla salva dalle "grinfie" di un pazzo omicida una giovane donna curiosa! :-D
Per oggi è tutto!
See ya! :-D
 
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Monday, September 03, 2007
LE MINIME DI INIS FAIL: 3 SETTEMBRE 2006- 3 SETTEMBRE 2007

Tanti auguri a lui! Tanti auguri a lui!
Ebbene si! Oggi è il primo compleanno del mio blogguzzo!
Il mio blog è nato per caso. Da tempo un amico mi aveva ventilato l'ipotesi che io aprissi un blog, avendo partecipato qualche volta al suo. L'idea, all'inizio, non mi sconfinferava molto. Non so, ero convinta che non avrei avuto niente di buono da dire. O che non avessi avuto né tempo né voglia di aggiornarlo. Non è stato così.
Il mio blog ha passato momenti di relativo abbandono, di depressione, di gioia. Più volte ho desiderato chiuderlo anche a causa a volte di commenti poco graditi e di fastidiose visite di pseudo-troll di seconda categoria che si divertivano a lasciare insulti e niente altro. Ma comunque sempre qualcuno mi incoraggiava a tenerlo aperto. E adesso ha un anno.
Quante cose sono passate in un anno. Quante persone ho conosciuto. Ed è tutto merito di questo blog.
Forse, senza saperlo, questo blog mi ha aiutato a tirare fuori me stessa, ad essere un pò meno insicura (ma solo un pò eh :-p) e a fare nuove interessanti conoscenze.
Grazie a questo blog ho scoperto Ombre, che ha cominciato a lasciarmi commenti costruttivi e poi mi ha invitato sul forum dove ho conosciuto altre meravigliose persone che ogni tanto passano di qui e che io ho linkato.
Il blog mi è servito anche come "trampolino" per lanciare alcuni miei racconti che consideravano stupidi e banali e che alla fine sono piaciuti. E non ho ancora capito come mai! :-O
Quindi, devo molto a questo blogguccio piccolo piccolo, covo delle mie ansie, dei miei deliri letterari, politici, culturali. Il blogguccio che quasi nessuno cagava e che adesso sta a"conoscendo" nuovi visitatori (grazie Ombre!).
Beh...che dire d'altro? Credo non ci sia più niente da aggiungere. Se non il primo post di questo blog:

"Ebbene si, un'altra aggiunta in questa giungla che si chiama web!
Diciamo che l'idea del blog è nata grazie al suggerimento di un amico. Da tempo partecipo con qualche post sul suo blog. E visto che sembra abbia una propensione allo scrivere, mi ha consigliato di aprirne uno io. "anche se non ti legge nessuno o poche persone" ha detto " lo potrai usare come sfogo".
Se devo essere sincera, di cose da dire ne ho molte. Anche se non tutti apprezzeranno quello che dirò, non importa. Del resto non si può assolutamente pretendere di piacere a tutti, ed il bello della vita è proprio avere amici, nemici, critici feroci e ammiratori.
Ma...aspettate un pò...mi sono dimenticata di presentarmi! Errore fatale! Spero mi perdoniate! :-P Comunque io mi chiamo Inis Fail. In irlandese significa "isola di pietra" (più o meno) ed è l'antico nome dell'Irlanda. E dall'Irlanda arriva questa foto. Sono le Cliffs of Moher. Non so voi, ma io provo una specie di presa al cuore a guardare questa foto. La considero estremamente poetica. Come poetica è la terra d'Irlanda, fonte di ispirazioni per i miei racconti. Eh già, perchè io mi diletto a scrivere racconti brevi e lunghi. Forse non vedranno mai la stampa, ma è un modo per liberarmi l'anima. Anche se il mio ingresso nel mondo letterario è avvenuto con una poesia pubblicata nel marzo di quest'anno su una rivista letteraria (Il Laboratorio del Segnalibro, giusto per informazione).
Per ora concludo qua. Spero che gli avventori del web abbiano modo di conoscermi. Non amo come molte persone descrivermi con termini lusingheiri o meno. Deve essere il lettore a decidere come sono. Secondo il suo punto di vista.
Per ora finisce qui. Un saluto."
Eheheh...povero, banale, striminzito. Tipico della neofita! Spero solo che dopo il tono sia cambiato!
Si, adesso è veramente tutto!
See ya! :-)


 
posted by inis fail at 4:45 PM ¤ Permalink ¤ 3 comments
Sunday, September 02, 2007
BLOGDAY 2007
Ma...dove sto con la testa? Perchè invece di scrivere quelle domande del cavolo, ieri, non ho postato questo post? Perchè sono sempre l'ultima a fare le cose? Bastonatemi le mani, che me lo merito! :-p
Comunque, venerdì era il blogday. Ogni blogger avrebbe dovuto segnalare cinque blog che, secondo lui/lei erano degni di nota.
Diciamolo subito: molti blog sono degni di nota, anche se spesso e volentieri poco vistati. Molti blogger hanno grandi capacità e tante cose potrebbero fare, anche nella vita reale, peccato che questo mondo cane non gliene dia l'opportunità.
Comunque...ringrazio Mony76 per aver postato sul blogday e Aries1974 per avermelo ricordato con il suo post di ieri.
Allora, quali cinque blog cito? Naturalmente non in ordine di importanza! Non mi piace dare ordini di importanza, per non offerendere o creare dissapori. Comunque, ecco quelli che per me sono i più degni di nota (escludo naturalmente il blog di Beppe Grillo perchè tutti lo conoscono. Qui solo i blog meno conosciuti e degni di nota):
1- ombredenuit: un blog molto ricco, ben fatto, di una persona molto intelligente che ho conosciuto per caso ed è stato uno dei più bei casi della mia vita. Mi ha fatto conoscere gente simpatica e intelligente. Grazie ancora!
2- 525.600 minuti : è il blog di Aries1974. Persona intelligente, brillante, dotata di grande verve comica. Le sue strisce (in collaborazione con Ombre) dedicate ai suoi fantastici gatti (chissà se avrò mai l'onore di conoscerli? Magari mi farò rilasciare un autografo .-p) sono spassose ed esilaranti. Una persona molto simpatica, che posso orgogliosamente annoverare tra le mie conoscenze (sempre grazie ad Ombre)
3- vadoalmax : blog di Mony76 e Max, suo marito. Un blog simpatico e serio allo stesso tempo, dove mai niente è fuori posto
4- memorie di un sognatore : blog di Shogun, una persona che non conosco di nome ma sicuramente per bravura. I suoi racconti sono stupendi e ben scritti, e credo che chiunque dovrebbe leggerli.
5- Porca Eva: già blog segnalato da Mony76, lo segnalo anche io perchè è uno dei blog più divertenti che abbia mai visitato. Con intelligenza ed una granve verve comica, l'autrice crea delle vignette spassose e decisamente critiche nei confronti della nostra società.
Che dire? Credo sia tutto.
See ya! :-)
 
posted by inis fail at 10:20 AM ¤ Permalink ¤ 2 comments
Saturday, September 01, 2007
PERCHE'?

Oggi post "interrogativo". Semplicemente non ho idee migliori. Ma, visto quello che ho visto ultimamente in rete, e visto certi post di alcuni blog che evito di citare, ho deciso di non essere sempre o seriosa o scrittrice fallita (il mio ultimo fallimento: il primo capitolo del romanzo citato l'altro ieri).
Comunque, ecco una piccola scelta di perchè che di solito mi pongo: perchè che mi fanno incazzare!!!
1- Perchè noi dobbiamo pagare una marea di tasse e la Chiesa no?
2- Perchè i nostri dipendenti al governo, pur non facendo niente di buono per la collettività (collettività? si domandano sempre, che cos'è la collettività? un dolce?) prendono fior fior di stipendi e ci sono in giro un esercito di laureati senza uno straccio di lavoro o con un lavoro precario pagato da schifo?
3- Perchè i nostri dipendenti non fanno niente?
4- Perchè i preti parlano quasi sempre di cose che non comprendono e pretendono di avere ragione?
5- E perchè loro avrebbero ragione? Dove sta scritto?
6- E perchè dio è visto come maschio quando in tutte le religioni monoteiste porta un nome femminile? :-O
7- Perchè le donne in parlamento parlano parlano, fanno le vittime, ma se ne fottono di quelle donne che hanno effettivamente bisogno?
8- Perchè esistono uomini di seria A e uomini di serie B?
9- Perchè esistono donne di serie A (le occidentali) e donne di serie B (quelle dei paesi poveri)?
10- Perchè ci sono in giro tante persone che, pur essendo visibilmente incapaci, si ostinano a fare o dire qualcosa mostrandosi come dei geni?
Ma soprattutto...
...perchè una volta, in campagna, quando moriva un gatto si cucinava coniglio? :-O :-O
Credo di aver delirato abbastanza...
See ya! :-p
 
posted by inis fail at 12:33 PM ¤ Permalink ¤ 2 comments