Friday 11 May 2007

LA LEGGENDA DEL "SANTO" STUPRATORE - elogio dell'ipocrisia


Per fortuna, almeno per chi mi circonda, ultimamente sono troppo impegnata per deliri di questo genere. Infatti questo, decisamente allucianto, risale ad almeno due anni fa...bei tempi quando la laurea era ancora lontana e non dovevo pensare al lavoro!

Il signor Lucas andava sempre in chiesa e faceva beneficenza. Il signor Lucas aveva sostenuto la costruzione di una nuova casa di riposo per persone povere e sole. Il signor Lucas aveva aiutato tanti giovani ad uscire dal tunnel della droga. Il signor Lucas aveva salvato delle prostitute minorenni dalle “grinfie” del loro sfruttatore. In poche parole, il signor Lucas era una specie di santo, di eroe del quartiere. E tutti lo rispettavano e lo ammiravano. Tutti gli volevano bene, specialmente i bambini, verso i quali nutriva un affetto smodato. Questo era il signor Lucas, come tutti lo conoscevano. Persone così, inutile dirlo, sono rare.

Mary aveva quindici anni quando scoprì una realtà completamente differente. E ne divenne, senza volerlo, vittima.

Il signor Lucas era un fotografo amatore. Che bei paesaggi immortalava! Perché era un grande viaggiatore. E nei suoi pellegrinaggi niente sfuggiva al suo obiettivo. Tutti avevano ammirato le sue foto. Le aveva appese nella sua parrocchia, e molte donne con il rosario in mano ne avevano lodato la perfezione, lodando dio per avergli dato quel dono. Dio era buono e misericordioso. Tutti si dovevano sottomettere a lui.

Il signor Lucas stava partendo per un lavoro urgente. Una missione in Africa, nelle zone devastate dalla guerra e dalla fame, per salvare le donne dalle grinfie dei ribelli stupratori (parole sue!). Lontano dal suo amato quartiere per mesi, senza vedere la gente che più amava. Per questo aveva deciso di fotografare tutti i bambini e i ragazzini del quartiere. Perché li amava più della sua stessa vita, e fotografandoli li avrebbe sentiti meno lontani. E con loro avrebbe portato gioia ad altri bambini meno fortunati.

Quel giorno Mary era andata nel suo studio a farsi fotografare, come tutti. Che pensava lei di Lucas? Quando aveva dodici anni lo ammirava. Anche lei era corsa a farsi abbracciare da lui. Lo vedeva come il dio in terra. Arrivò quasi a sostituirlo al dio misericordioso che le avevano sempre insegnato ad amare e temere, fino alla più totale sottomissione. Ma lei credeva in dio e sapeva che era onnipotente, e non poteva essere il signor Lucas. Si era poi convinta, per un breve periodo, egli fosse la reincarnazione di un angelo o di un santo.

Crescendo la sua opinione era cambiata. Non facile da spiegare. Aveva avuto l’impressione che si nascondesse qualcosa dietro il viso bonario di quel cinquantenne tanto devoto. Non riusciva a capire cosa, e per questo le faceva paura. Non osava più guardarlo in faccia. E quando lui le chiedeva che cosa avesse, lei rispondeva in modo evasivo. Ma sentiva i suoi occhi che la scrutavano, la spogliavano, la penetravano con estremo e morboso interesse.

Arrivata nello studio, il signor Lucas la fa sedere su una panca di legno. Il suo studio è piccolo, buio, malsano. Spaventoso. Lei indossa la sua divisa scolastica, perché lui la vuole fotografare così. Lei frequenta una scuola di suore e non conosce niente del mondo. Non si rende conto di quanto stia diventando bella, di come il suo corpo si stia trasformando lentamente in quello di una donna estremamente avvenente. Il suo viso è pallido, quasi troppo fanciullesco per i suoi quindici anni. E quel pallore cinereo che la rende tanto speciale e tanto attraente!

Non se ne rende conto. È pura come un giglio. Vergine come Maria. Un corpo mai toccato da mano maschile. Qualche volta sfiorato con mani tremanti, che passavano sui seni e sul basso ventre. Un piacere di cui poi si vergogna a tal punto che non riesce nemmeno a pensarci. Mi donerò per amore, pensa sempre. A mio marito. Dio sia lodato.

Click, click, click…una, due, tre foto. Click, click, click. Lucas si ferma e la guarda. In modo strano. Come descriverlo? Perverso? Osceno? Lussurioso? E che ne sa Mary? Lei ha quindici anni. Frequenta una scuola di suore. Non ha mai avuto un ragazzo. È pura come la Vergine.

Il signor Lucas posa la macchina fotografica e si avvicina. Le dice che è diventata proprio una bella ragazzina. Un complimento? Non sa che rispondere. Ma ha paura. Poi il signor Lucas le sfiora una guancia, e lei comincia a tremare. Poi il signor Lucas le accarezza un braccio, e lei trema più forte. Infine le solleva la gonna e le accarezza la gamba. Mary è terrorizzata, si alza dalla sedia e corre verso la porta. Scappare, scappare. E non tornare mai più.

Lucas non è certo uno che si fa sfuggire le occasioni. La prende, la sbatte contro il muro. Le apre la camicia della divisa e la tocca. Lei urla. Lui la zittisce dolcemente, i suo modi sono blasfemi.

- Su non urlare uccellino mio- dice con dolcezza.

Non mi piace, non mi piace! Non voglio non voglio!, pensa.

- La prego, mi lasci!-

- Buona percorella mia! Sei bella e dolce. Sei il ritratto di Maria in terra. Altro che creatura immonda! Tu sei la santità in persona! Ed è giusto far propria la santità!-

Non ci vuole una grande esperienza per capire che quelle parole sono prive di senso.

Mary è spaventata. Non sa più cosa fare.

La porta sul retro. Vi è un letto li dietro. Spoglio, senza cuscino. La fa sdraiare e le toglie le mutandine. Mary chiude gli occhi e non vede cosa lui estrae dalla sua patta. Ma lo sente, doloroso, feroce. Avanti e indietro, prima piano, poi più rapido. Si morde il labbro. Fa male, fa male. Sente il respiro di quel mostro accelerare. Poi un mugolio. Infine si sente invasa da qualcosa di caldo che le cola lungo le gambe.

Tutto finisce in fretta. Quando riapre gli occhi vede Lucas davanti a lei. Inespressivo. Le sue mutandine sono per terra. Solleva la gonna e si guarda. Un liquido biancastro giace in mezzo alle sue gambe, venato di sangue. Sente dolore in mezzo alle gambe, un dolore che non ha mai provato.

- Non volevo- dice lui – ma non ho potuto evitarlo: lo capisci questo? Tu mi hai tentato, ed io sono solo un uomo-

– Ma…non…io…che cosa ho fatto?-.

Lui la guarda inespressivo.

- Vuoi negare l’evidenza? La tua bellezza dannazione. Il tuo peccato così terribile. Non è colpa mia. L’uomo non ha colpa se la bellezza demoniaca femminile lo seduce e lo spinge alla fornicazione. È solo colpa della bellezza femminile. Tu, femmina bellissima, mi hai sedotto! Ed era anche tu sei impura!-

Rabbia. Mary è sconvolta. Umiliazione. Mary è umiliata. È “sporca”. Cosa dirà alla mamma? E il prete, quando la confesserà? Cosa penserà di quella perversione che la macchia così nel profondo?

Scappa fuori dallo studio e sua madre l’aspetta in macchina. Non può dirle una cosa simile. Lei ne rimarrebbe sconvolta. Perché lei è troppo religiosa. Bacchettona, diciamo. E se sapesse una cosa così…che vergogna, che vergogna!

Sale in macchina. Il sangue non esce più, ma ha sporcato le mutandine. Dirà che le venuto il ciclo.

Passa la notte in preda ad un delirio assurdo. Colpevole, colpevole, colpevole. Dio la punisce per i suoi peccati, perché è bella ed empia. Ma dio può essere tanto crudele da punire quello che lui stesso ha dato? Può dio considerarla empia solo perché la sua bellezza ha mandato fuori di testa un uomo?

In una notte Mary smette di credere in dio e nella chiesa. Ed è talmente disperata perché non sa più cosa è giusto e cosa è sbagliato. Ha perso la sua identità, come il coraggio di aprire bocca.

La domenica è il giorno della messa. Aveva paura ad andare in chiesa. Aveva paura che quelle mura la rigettassero. Per due motivi: aveva osato sfidare dio smettendo di credere in lui. Ma soprattutto perché quella sporcizia la insozzava ancora, e non se ne voleva andare.

Taciturna e a testa bassa, Mary entra in chiesa. Nessuno sospetta di quello che le è successo. Si siede su una panca, ed aspetta. La gente le passa accanto, ma lei non vede nessuno. Pensa, riflette, rimugina. Devo parlare. Devo denunciarlo. Mi crederanno se lo denuncio. Ho le prove. Lui ha sbagliato e la legge punisce la gente come lui. E intanto pensa a come dirlo a sua mamma, e poi alla polizia.

La messa inizia. Lunga, noiosa. Mary è distratta. Pensierosa. Triste. Andare in chiesa è infule, pensa. Perché se Dio fosse esistito mi avrebbe evitato questa violenza e questa umiliazione.

Lucas farà un discorso. È il suo ultimo giorno a casa. Mary spera che lui non torni più. Che l’aereo precipiti e che lui muoia. Che i guerriglieri lo sgozzino. Che la lebbra lo sfiguri. Che la sua famiglia soffra. Mary, adesso, odia Lucas.

Lucas sale sul pulpito. Guarda tutti con occhio compassionevole. Lo sguardo si sofferma per un istante su lei, Mary, la sua “tentatrice”. I suoi occhi vogliono dire “sporca tentatrice”. Lei trema.

“Cari amici, sono qui per ringraziarvi. Per la vostra amicizia, per la vostra solidarietà, per il vostro buon cuore. Mi avete confortato con le vostre offerte, e sono sicuro che conforteranno chi, a differenza di noi, non sa a che santo votarsi”.

Ti darebbero ancora tutto questo amore, tutta questa solidarietà, se sapessero che razza di persona sei?, pensa Mary. E poi capisce che, forse, la verità sarebbe troppo dura e rischierebbe di fare danni enormi. Meglio una bugia avvolgente e calda che una verità fredda e dolorosa.

Lucas continua:

“Voi sapete meglio di me come sia la situazione in Africa. Perché in Africa, ogni ora, muoiono migliaia di persone. Ma in Africa, ogni ora, nascono anche migliaia di persone. E per loro la vita è già segnata. Mi riferisco ai bambini che sono costretti a combattere senza sapere nemmeno quello che stanno facendo. A togliere la vita, quando invece dovrebbero amarla. Ma, sopra ogni cosa, mi riferisco alle bambine, sfruttate, mutilate, violentate, costrette al mestiere più degradante: la prostituzione. Infanzia violata, infanzia devastata”

Lucas si fa più enfatico, alza la voce, alza una mano:

“E’ contro di loro che io punto il dito! Contro di loro che la mia ira è diretta! Ed io gli chiederei, se fossero qui, davanti a me: ma non hai una coscienza? Non pensi alla povera ragazzina violata nel fisico e nella mente, che porterà per sempre i segni di questa violenza? Odiata e disprezzata, perché sporca? Ed ecco, io ho schifo di quegli uomini. Perché non meritano la mia comprensione, ne la mia pietà. E mi riferisco a tutti gli uomini che compiono atti tanto empi, sia in Africa che da noi. Perché anche se sono cristiani, non meritano la mia comprensione. E nemmeno la vostra!”.

Scroscio di applausi. Le donne si alzano in piedi. E gridano “bravo”, lo lodano, gli danno del “sant’uomo”

Sua madre è commossa. Mary vede i suoi umidi di lacrime ipocrite. Poi si rivolge a lei e le dice:

“Spero che un giorno tu possa trovare un uomo come Lucas!”.

Mary sente che le manca l’aria. E le facce di quelle persone diventano maschere orribili e contorte. Tutto cambia colore, forma. Le sembra di essere finita nell’inferno. Si sente mancare, le gira la testa.

Esce di corsa, sotto gli occhi attoniti di tutti e sotto lo sguardo fiero di Lucas.

L’aria fredda nei polmoni. Mary respira profondamente, perché le gira la testa. Fa qualche passo in avanti, poi si volta. Guarda la chiesa. È stata da poco affrescata. Il 50% dei soldi li ha donati Lucas.

Comincia a ridere. Non sarebbe più entrata in quella chiesa. Poi ripensa alle parole di Lucas, alla loro potenza espressiva. Erano così credibili, che nessuno avrebbe il coraggio di metterle in dubbio.

Ripensa a pochi giorni prima, a ciò che ha fatto. La stessa cosa l’ha condannata poco prima.

Ride ancora. Ride forte, si sganascia dalle risate. Sembra una pazza. Ride di Lucas, di lei, del mondo.

Mary smette di ridere e si siede su un gradino della chiesa. Si guarda in giro. Perché è tutto offuscato? No, sono i suoi occhi che sono bagnati di lacrime. Piange. Speranze infrante. Può forse parlare, dopo quello che lui ha appena detto? Chi le crederebbe? Può essere stato uno dei tuoi amichetti, avrebbero potuto dire. E poi sarebbe stata vista come una piccola Lolita ipocrita che vuole gettare fango sulla brava gente. Una piccola puttanella che si fa scopare da ogni sorta di maschio e insulta un sant’uomo.

Mary si alza dal gradino perché è freddo. Si asciuga gli occhi. Si ferma di fronte alla porta della chiesa. Afferra la maniglia, fredda. Come il gradino. Come il cuore della gente per bene.

Tornerà a casa. Non se la sente di entrare in chiesa. Troverà una scusa per sua mamma. Le dirà che si è sentita male.

Torna a casa. Si sente debole. Si rende conto che il mondo è fatto di maschere belle e luminose, che nascondono orribili teschi sfigurati. Forse anche lei dovrebbe costruirsi una maschera. Si, la costruirà. E sarà più bella di tutte le altre. Mentre al di sotto il suo viso lentamente imputridirà.

Prima di tornare a casa, si volta. Dietro di lei, un buco nero. Si fa inghiottire, senza reagire.

La piccola Mary, pura come un giglio, non esiste più.


alla prossima (forse :-p)


2 comments:

Anonymous said...

La banalità del male...

Ombre said...

Leggere queste parole oggi, dopo che lo scandalo dei preti pedofili e' emerso chiaro in tutto il suo orrore, rende il tuo racconto ancora piu' terribilmente reale e vicino alla sensibilita' comune di quanto non potesse esserlo prima.
E tutto questo e' terrorizzante.
E' angosciante.
E' soffoncante.

Non posso dire che sia un racconto piacevole o un bel racconto: non e' nulla di tutto questo e se lo fosse non varrebbe cio' che vale. Perche' in un simile racconto non vi deve essere piacere, non vi deve essere bellezza, non vi puo' essere speranza. Nella realta' non vi e' nulla di tutto questo...
E la realta' e' anche piu' straziante del racconto, perche' la vittima difficilmente riesce a vedersi come tale in una situazione come da te descritta. La pressione psicologica, l'orrore che vive, la inibisce, la rende incapace di comprendere la propria posizione di vittima, aiuta l'aguzzino a compiere e ripetere volentieri la propria violenza.

Il discorso della violenza sessuale e' un discorso che mi fa sinceramente stare male nel ritrovarmi ad essere uomo. E' un discorso che in ogni modo cerco sempre di affrontare (spesso e volentieri sul forum PaniniComics.it che frequento da anni), perche' non puo' non essere affrontato in tutta la sua rude crudezza. Si deve parlare della violenza sessuale e della pedofilia... si deve star male parlandone, affrontandone l'argomento... si deve arrivare a disprezzare al punto tale da non poter neanche ipotizzare di girare la testa di fronte ad una violenza sessuale, di ignorare una violenza sessuale.
Perche' se e' terribile che esistano situazioni come quella da te narrata, e' terribile ancora di piu' che esistano situazioni come quelle di una ragazza che viene violentata a mezzogiorno su un autobus pieno di gente e nessuno si "accorge" di quanto sta accadendo. E' ancora piu' disgustoso che un giudice possa decretare che uno stupro ai danni di una ragazza che veste jeans o che non e' piu' vergine e' meno grave di altri stupri. E' angosciante la realta' e come tale deve essere recepita, per spingere dal profondo del cuore a dire NO. NO, ed ancora NO!