Tuesday 19 September 2006

LUNGA VITA AL “PROFETA” ORWELL

1984 è un romanzo che lo scrittore inglese George Orwell, al secolo Eric Arthur Blair, scrisse nel 1948. Il titolo da lui scelto sembra fosse stato addirittura 1948 (infatti 1984 è l’anagramma di 1948), ma gli editori lo considerarono troppo esagerato, quindi scelse il titolo che oggi ha. Per chi non lo avesse letto, il romanzo è ambientato in un futuro post-atomico e spettrale, dove la gente vive costantemente controllata da mega-schermi, e sotto lo spauracchio di un fantomatico Grande Fratello, che tutto sa e tutto vede. La mente di questi individui è fortemente controllata dal governo, così come il linguaggio. L’invenzione del new-speak è un’arma che permette al Grande Fratello di ridurre il più possibile il linguaggio delle persone, quindi la loro capacità critica, sottomettendole totalmente al suo controllo. Il protagonista del romanzo Winston Smith (Winston da Churcill e Smith diffusissimo cognome inglese, a prova che tutti sono coinvolti) si ribella, prima tenendo un diario e quindi violando le leggi perché pensa autonomamente, poi amando una donna, quando l’amore era proibito e sostituito da un freddo e distaccato atto sessuale al fine della procreazione della razza. Winston cerca di mantenere la sua umanità e individualità in un mondo che lo vuole manichino del Grande Fratello e totalmente asservito a lui. Farà una brutta fine.

Non scrivo queste cose perché non ho altro da fare che farmi seghe mentali su un libro mortalmente noioso (no, non è assolutamente noioso!) di uno scrittore morto e sepolto da un pezzo. Pur nella sua esagerazione letteraria, Orwell ha visto lontano. Il mondo di 1984 è il mondo in cui noi viviamo.

Proviamo a ragionare. Ci controllano. È innegabile. I mass media controllano la nostra mente. Ci fanno credere quello che i governi vogliono che noi sappiamo (ci stanno mettendo anima e corpo per farci odiare i musulmani). I tre minuti d’odio nel romanzo, quando tutti si scagliano contro gli “oppositori”, a me sembrano molto i primi minuti del telegiornale, quando parlano degli attentati, della guerra in Libano, dell’Iran, ecc.

E poi c’è il Grande Fratello. E non mi riferisco al noto reality show. Il grande fratello è la televisione stessa. Lei riduce il nostro potenziale critico mostrandoci ogni giorno immagini oscene fatte di reality show, gossip a go-go, tette rifatte e ochette prive di cervello. Ci schiavizza, ci strega. Andiamo a letto che siamo totalmente rintronati. La nostra capacità di pensare è ridotta al minimo. Come zombie, accettiamo passivamente tutto ciò che i nostri governi dicono, e non andiamo a concentrarci su quello che invece NON dicono. Siamo come gli abitanti di Londra di Orwell. E gli altri, quelli che per ora riescono ancora a sopravvivere, disperatamente, sono come i prolet. Destinati però a rimanere ai margini della società, inascoltati, esclusi. Se vuoi far parte della società devi ascoltare il Grande Fratello. Devi evitare di pensare.

Forse l’unico modo per liberarsi è fare come in Matrix. Un certo filo invisibile lega questo a 1984. apparentemente sembrano diametralmente diversi, ma il tema di fondo è lo stesso. Se ci si fa troppo controllare, si finisce per vivere in una realtà parallela.


1 comment:

Anonymous said...

Aye, in effetti quanto dici è abbastanza vero.
Del resto ammetto che quando mi dice qualcosa una con due tette enormi in genere le credo a prescindere! :-)))
Maledette tettone! :-P