Friday 27 July 2007

ISPIRAZIONE IN VACANZA...

Ebbene si. In questi ultimi giorni sembra che la mia ispirazione sia andata in vacanza. Osservo la pagina bianca di word e non mi viene in mente niente. In altri momenti, quasi indipendentemente, dalla mia volontà, le mani si muovevano e cominciavano a digitare le lettere, e queste si trasformavano in frasi, e poi in un racconto! In questi ultimi giorni la mia creatività si è rifiutata di lavorare, e deduco che a mia insaputa abbia preso un volo low cost e sia volata ai Caraibi o in qualche posto da sogno. Spero che ritorni presto... :-)
Nel frattempo, ecco un racconto non molto vecchio (mi pare di averlo scritto ad aprile). Visto il tema "religioso" (nessuna conversione mistica, ma una critica spietata a come a volte la religione manipoli la mente delle persone remissive e inesperte), ho deciso di postare un'immagine religiosa, che fa da corollario perfetto al titolo.

IN LUI ABBIAMO FEDE

L’aveva obbligata. O meglio, come piace dire alle femministe, “violentata”. Beh, non esattamente! Lei voleva eccome! Diciamo piuttosto che lui, con la sua parlantina fluida e i suoi modi cavallereschi, l’aveva “convinta” a “giocare” senza protezione. Lui, alla fine, era esperto. Aveva vent’anni. Lei, appena quindicenne e proveniente da una scuola cattolica, che ne sapeva? Durante la lezione di educazione sessuale, una volta al mese, non si parlava di contraccezione, di malattie sessualmente trasmettibili. Si parlava di figli, di famiglia, di come è bella la maternità, di quanto la famiglia sia importante e che la famiglia è un pilastro fondamentale della società, ecc…. In poche parole, più che aiutarla a comprendere i rischi del sesso non protetto, le avevano inculcato in testa l’idea della maternità e della famiglia. Non sapeva nulla sul sesso, ed aveva accettato tutto con remissività, perché comunque loro avevano sempre ragione e lei ne era assolutamente convinta.

Lui l’aveva convinta a farlo senza protezione. Non ho l’aids, aveva detto. È vero, perché era donatore di sangue. Ma non è l’aids l’unico rischio del sesso non protetto dal preservativo. E poi aveva cominciato con la pappardella del preservativo che non era “il mezzo giusto”, che non era sicuro, e che lui conosceva modi più sicuri per non farla rimanere incita. Lei ci aveva creduto.

E così l’avevano fatto. Poi lui era sparito dalla circolazione. Era stato mandato dalla parrocchia in una missione in Brasile. Si, lui è missionario! Un bravo cristiano tutte le domeniche in chiesa che lavora come missionario laico. E lei si era ritrovata di nuovo sola. Ma i problemi dovevano ancora arrivare.

Due settimane di ritardo. Poi tre. Un mese. Aveva saltato il ciclo per un mese e mezzo. E la cosa era strana, perché lei era sempre stata regolare.

Poi il ciclo non era più venuto nemmeno il mese dopo. Di nascosto dalla mamma (cosa avrebbe pensato di lei, se avesse saputo che non era più vergine? Che era una puttana, ovvio!) aveva comprato un test di gravidanza. Era diventato blu. I suoi dubbi erano stati confermati, anche se aveva sempre pregato il buon Dio perché a lei non capitasse.

- O cacchio! Sono pregna!- aveva detto.

Non sapeva se piangere o se urlare. Inutile contattare lui. Ormai era lontano. Non sapeva quando sarebbe tornato. E poi non poteva dirglielo. A luglio si sarebbe sposato. Come poteva rovinare una famiglia ancora prima che questa nascesse?

Urgeva una soluzione, e in fretta.

Sua madre non aveva mai approvato che lei si connettesse spesso ad internet. Considerava la rete un posto poco sicuro, dove avrebbe potuto trovare cose non adatte alla sua età. Quindi la controllava a distanza. Trovare quello che le serviva non sarebbe stato facile.

Si era recata, per diversi giorni, ad un internet café a pochi passi dalla sua scuola, e si era documentata. Aveva saputo tutto riguardo i metodi d’aborto, come avveniva, se era rischioso o meno, e sul fatto che avrebbe potuto mantenere l’anonimato. E poi, aveva quasi sedici anni. Avrebbe potuto fare tutto senza che i suoi se ne fossero accorti.

Non le avevano mai parlato dell’aborto. E lei stessa era in dubbio. Insomma, andava a messa tutte le domeniche! Frequentava una scuola cattolica! Considerava oro colato tutto quello che diceva il papa! Era un po’ dubbiosa riguardo all’aborto.

Cominciava a fare sogni strani. Sognava dio che la puniva per aver ucciso una creatura che egli stesso le aveva donato. Finiva all’inferno a bruciare tra i dannati. Si svegliava di soprassalto, sudata. Pregava. Era disperata.

Era arrivata ad un punto in cui il suo cervello aveva cominciato, alla fine, a funzionare da solo. Sono un essere indipendente, aveva pensato. Nessuno mi può imporre qualcosa che non voglio e che non posso avere. Sono troppo piccola per diventare madre. Non so nemmeno come ci si comporta in questi casi. E poi una gravidanza, concludeva sempre, mi può solo rovinare la vita.

Ma come avrebbe fatto? Lei era così dubbiosa. L’aborto o no? Portare avanti la gravidanza e poi non riconoscere il bambino? In entrambi i casi, lo sapeva bene, sua madre non lo avrebbe permesso. Superato lo shock della perdita della verginità, l’avrebbe obbligata a diventare madre. Le avrebbe rovinato la vita.

La rabbia a volte prendeva il sopravvento. E allora si scagliava con quel bambino innocente e gli dava la colpa di tutti i suoi problemi. Poi si ravvedeva, e si rendeva conto che lui o lei non c’entrava niente. La colpa era solo sua. Avrebbe dovuto insistere per l’uso del preservativo. Avrebbe dovuto imporre la sua volontà, invece di sottomettersi sempre ai voleri altrui. Ecco perché lui aveva fatto quello che aveva fatto. Maledizione! Se solo avesse detto: “io voglio il preservativo!”. Anzi, se lei non avesse accettato! Sapeva che lui era fidanzato. Sapeva che lei era solo un trastullo. Nel fondo della sua anima, lo aveva sempre saputo. Lui l’aveva usata per divertirsi. Se solo avesse detto di no…

Quando pensava alla sua stupidità piangeva sempre. Ma piangere non serviva a niente. Aveva bisogno di aiuto.

Sapeva che nella sua scuola era stato aperto un consultorio per ragazze in difficoltà. Avrebbe potuto mantenere l’anonimato, nessuno avrebbe saputo nulla. Aveva deciso di andarci. In fondo, se le avessero consigliato di abortire, era ancora in tempo per farlo. In caso contrario…non osava pensarci.

Aveva preso l’appuntamento e si era presentata un venerdì pomeriggio, dopo la scuola. Indossava ancora l’uniforme scolastica, quindi per la ragazza che era li presente in ambulatorio non era mistero che lei fosse una studentessa della scuola.

Aveva notato subito una cosa in quel posto. Prima di tutto un enorme crocifisso appeso al muro, proprio di fronte all’ingresso. E il fatto che la ragazza fosse una faccia conosciuta. Sapeva chi era, perché la vedeva tutte le domeniche in chiesa. Suonava la chitarra e faceva da accompagnamento al momento della Comunione. Era una brava ragazza. Faceva anche la catechista. Era una devota irreprensibile.

- Ciao!- le aveva detto, quasi non l’avesse riconosciuta.

- Ho un problema-

- E’ per questo che sei qui!-

- Lo so-

- Dimmi-

- Sono incinta-

Lei l’aveva guardata come se non fosse sorpresa di sapere che una ragazzina che non aveva ancora le tette di una donna avesse già fatto “certe cose”. Lei, in quel momento, non solo non aveva il coraggio di pronunciare quella parola, ma nemmeno di pensarla.

- Come è successo? Hai avuto rapporti senza protezione-.

- Non proprio-

Lei aveva aggrottato le folte sopracciglia nere mai state toccate da pinzetta.- Cosa vuoi dire?-

- Beh, ecco, sono…sono…ecco…sono stata violentata!-

Perché aveva sparato una cazzata tanto abnorme? Non era vero! Lei aveva detto di si! Lui non le aveva usato violenza, al contrario! Eppure in quel momento si sentiva sporca come una discarica, si sentiva come la vittima di un sacrificio. Era stato lui! Lui l’aveva obbligata. Le aveva usato violenza. Con la sua parlantina. Con i suoi modi gentili. Lei era vittima, vittima!

Anche dopo aver sentito quella parola, la ragazza sembrava non essersi scomposta.

- Come è successo?-

- Niente, mi ha obbligata-

- Con la forza?-

- Più o meno-

- Cosa vuoi dire?-

- Si, con la forza-

- Capisco-.

Silenzio per due minuti.

- Che cosa devo fare? Io voglio abortire!-

Quella parola, che non era certo grave quando la parola “violentata”, sembrava aver sferzato la ragazza in modo violentissimo. Aveva spalancato gli occhi e la bocca.

- Cosa?-

- Sono troppo piccola e immatura per fare la mamma. E poi la scuola…io vorrei continuare a studiare. Vorrei diventare qualcuno…non posso fare la mamma adesso!-

Si era avvicinata a lei e le aveva toccato dolcemente la spalla. – Tu sei piccola. Non sei sicura di quello che dici!-

- So benissimo cosa sto dicendo! Non posso tenere questo bambino! Non voglio!-

Lei si era allontanata e aveva preso un libro da una libreria spoglia vicino alla scrivania. Lo aveva aperto ad una pagina sulla quale era stampata una grossa immagine: un feto al secondo mese.

- Vedi? È un essere vivente!-

- E’un embrione!-

- No, questo è quello che ti vogliono fare credere! È un essere vivente. Vuoi ucciderlo?-

- Ma io non posso farlo nascere! Io non ho le competenze. Sono piccola, sono inesperta. Devo studiare!-

- Ma non puoi ucciderlo! Come puoi uccidere una creatura che non c’entra niente con i tuoi errori? Se sbagli, paghi! E poi il papa…sai quello che dice e sai che è infallibile-

Sull’infallibilità del papa, adesso come adesso, nutro dei seri dubbi, aveva pensato. Tutto sembrava essere cambiato ai suoi occhi. Anche quella donna! Avrebbe dovuto aiutarla, no? Lo stava forse facendo? Sembrava invece le stesse remando contro.

In quel momento provava una rabbia infuocata che non aveva mai provato. Provava rancore per la chiesa, per la sua scuola, per il prete che diceva messa la domenica, per quella donna con il volto amabile…se non l’aveva violentata quel ragazzo, lo stava facendo quella donna! Perché? Perché volevano imporle qualcosa che non voleva? Perché dovevano a tutti i costi guidarla su una strada che sarebbe stata molto accidentata per lei?

Ma alla fine, a che serviva ribellarsi dentro? Che cosa poteva fare lei? Chi era lei per poter ribellarsi a chi ne sapeva di più? E poi credeva in Dio, in quell’entità superiore che aveva creato tutto. Che ne sapeva che cosa pensava dio. Poteva forse essere tanto superba da credere che dio approvasse o meno certe? Insomma, non sapeva che fare. E se dio non avesse approvato la sua scelta di abortire? E se era vero che il feto era vita? Che ne sapeva lei? Doveva farsi aiutare. Doveva.

La ragazza del consultorio aveva notato il dubbio nei suoi occhi.

- Ascoltami cara, so benissimo che adesso pensi che tutto il mondo ti sia contro, ma non è così. Non è successo niente di grave. Sei incinta! È una cosa bellissima! È il desiderio e il fine stesso della donna! Dare vita! Non è meravigliosa la vita? E perché devi spezzare una cosa tanto meravigliosa?-

- Che cosa devo fare?- aveva le lacrime agli occhi.

- Dai alla luce quel bambino!-

- Ma…non posso!-

- Si che puoi!-

- Mi rovinerebbe la vita!-

- Non che non lo farà!-

- Io…voglio studiare, voglio diventare qualcuno!-

- E diventare madre, non è forse diventare qualcuno?-

- Ascolta, io…non sono stata violentata!-

- L’avevo capito! Hai commesso un errore, come molte ragazzine della tua età. Ti sei lasciata andare ai piaceri del sesso. È una cosa normale, da non colpevolizzare. Eppure sei rimasta incinta, perché non hai saputo trattenerti!-

- Avrei dovuto usare il preservativo-.

- Beh, si…certo!-

- E adesso non so cosa fare-

- Si che sai cosa fare! Fai nascere quel bambino-.

- Io voglio avere un buon lavoro. Voglio diventare come mia sorella maggiore! Lei è laureata, vive con il suo convivente in una bella casa!-

- Beh, che sia laureata è una bella cosa! Ma che viva con un uomo senza essere sposata…sai, tua sorella non è un gran buon esempio per te!-

Ma che cosa c’entrava la convivenza di sua sorella con il suo problema? Aveva l’impressione che quella donna la stesse sviando.

- Vedo che sei molto dubbiosa. Io non saprei proprio cosa dire in questo caso. Se ti dico una cosa, tu non fai altro che ricadere nella confusione più nera. Posso capire. Sei piccola. Sei inesperta. C’è solo una soluzione: vai in chiesa, inginocchiati e prega. Lui ti saprà indicare la retta via!-

Adesso è seduta su una panca della cappella della sua scuola ed è più confusa di prima. Se solo Dio le indicasse la via giusta da prendere. Di lui si può fidare. Lui è Immenso. Ma non le ha ancora dato un segno.

Si inginocchia sul legno duro e freddo e comincia a pregare. “ Ave Maria, piena di grazia, il signore è con te…”

Le lacrime le bagnano il viso. Non c’è niente che possa fare. È nei guai, ecco il problema. È incinta. Non ha nemmeno sedici anni. Deve studiare. Vuole diventare qualcuno. Vuole diventare come sua sorella. E non è vero che lei è un cattivo esempio perché vive con il suo ragazzo e non è sposata. È una balla. Dio non può pensarla così.

È incinta. Non ha nemmeno sedici anni. Il suo futuro è in pericolo. Se sua madre sapesse, anche lei, l’obbligherebbe a partorire. E già sente le parole di sua sorella: sei una stupida a farti guidare così. Ma lei deve farsi guidare. Non sa che fare.

tu sei benedetta tra tutte le donne, e benedetto è il frutto del seno tuo o Gesù…”

Alza gli occhi appannati e la vede. Il quadro della Madonna, di fronte a lei. È così bella, bionda, con il bimbo in braccio. Che cosa doveva aver provato, lei, con il bimbo Gesù tra le braccia? Il suo compito era sicuramente più arduo, dover crescere il figlio di Dio. E se ce l’ha fatta lei, che doveva aver più o meno la sua età, perché non dovrebbe farcela una ragazzina del Duemila, che vive in tutte le comodità?

Sorride. La ragazza del consultorio ha ragione. È un dono il suo. E il futuro? Anche se non va all’università…sarà realizzata come madre!

Si alza, si segna, se ne va. Terrà il bambino, ha deciso. Sua sorella le dirà: stupida, ti stai rovinando il futuro. Te ne pentirai amaramente”

Ma che ne sa sua sorella? Lei non è mai rimasta incinta. Lei è un’agnostica odiosa e non va mai in chiesa. Lei non sa niente.

Lo dirà a sua mamma. All’inizio sarà scossa, ma poi sarà felice.

Se solo il mondo si rendesse conto di quanto è felice in quel momento! Si è riconciliata con Dio: che cosa conta di più?

“Hai subito una violenza psicologica”, le direbbe sua sorella. No, non ha subito nessuna violenza. Nessuna violenza…


See ya! :-)




2 comments:

L'ingeggnere said...

oh mamma! mi sta venendo l'orticaria perchè mi ricorda una mia ex compagna di classe... :-S

Ombre said...

Commento di corsa perche' ho paura altrimenti di non commentare piu' (scusami, ma sai che questo e' un periodaccio... uff... voglio le ferie!!!).

Una splendida storia fra l'introspettivo ed il sociale, con una chiara denuncia nei riguardi delle pressioni psicologiche e dell'indottrinamento che viene imposto alle persone fin da bambini, al fine di perseguire i propri scopi.

In parte mi ricorda una canzone...

Ma che piccola storia ignobile mi tocca raccontare, così solita e banale come tante,
che non merita nemmeno due colonne su un giornale o una musica o parole un po' rimate,
che non merita nemmeno l'attenzione della gente, quante cose più importanti hanno da fare,
se tu te la sei voluta, a loro non importa niente,
te l'avevan detto che finivi male...

Ma se tuo padre sapesse qual è stata la tua colpa rimarrebbe sopraffatto dal dolore,
uno che poteva dire "guardo tutti a testa alta", immaginasse appena il disonore,
lui che quando tu sei nata mise via quella bottiglia per aprirla il giorno del tuo matrimonio,
ti sognava laureata, era fiero di sua figlia,
se solo immaginasse la vergogna,
se solo immaginasse la vergogna,
se solo immaginasse la vergogna...

E pensare a quel che ha fatto per la tua educazione, buone scuole e poca e giusta compagnia,
allevata nei valori di famiglia e religione, di ubbidienza, castità e di cortesia,
dimmi allora quel che hai fatto chi te l' ha mai messo in testa o dimmi dove e quando l'hai imparato
che non hai mai visto in casa una cosa men che onesta
e di certe cose non si è mai parlato
e di certe cose non si è mai parlato
e di certe cose non si è mai parlato...

E tua madre, che da madre qualche cosa l'ha intuita e sa leggere da madre ogni tuo sguardo:
devi chiederle perdono, dire che ti sei pentita, che hai capito, che disprezzi quel tuo sbaglio.
Però come farai a dirle che nessuno ti ha costretta o dirle che provavi anche piacere,
questo non potrà capirlo, perchè lei, da donna onesta,
l'ha fatto quasi sempre per dovere,
l'ha fatto quasi sempre per dovere,
l'ha fatto quasi sempre per dovere...

E di lui non dire male, sei anche stata fortunata: in questi casi, sai, lo fanno in molti.
Sì, lo so, quando lo hai detto, come si usa, ti ha lasciata, ma ti ha trovato l'indirizzo e i soldi,
poi ha ragione, non potevi dimostrare che era suo e poi non sei neanche minorenne
ed allora questo sbaglio è stato proprio tutto tuo:
noi non siamo perseguibili per legge,
noi non siamo perseguibili per legge,
noi non siamo perseguibili per legge...

E così ti sei trovata come a un tavolo di marmo desiderando quasi di morire,
presa come un animale macellato stavi urlando, ma quasi l'urlo non sapeva uscire
e così ti sei trovata fra paure e fra rimorsi davvero sola fra le mani altrui,
che pensavi nel sentire nella carne tua quei morsi
di tuo padre, di tua madre e anche di lui,
di tuo padre, di tua madre e anche di lui,
di tuo padre, di tua madre e anche di lui?

Ma che piccola storia ignobile sei venuta a raccontarmi, non vedo proprio cosa posso fare.
Dirti qualche frase usata per provare a consolarti o dirti: "è fatta ormai, non ci pensare".
E' una cosa che non serve a una canzone di successo, non vale due colonne su un giornale,
se tu te la sei voluta cosa vuoi mai farci adesso
e i politici han ben altro a cui pensare
e i politici han ben altro a cui pensare
e i politici han ben altro a cui pensare...

(Piccola storia ignobile - Francesco Guccini)

Molto bella davvero!!!
(E non vedo l'ora di leggere a questo punto l'altra sempre intorno alla Big C.... sempre che riesca a trovare uno stramaledettissimo minuto... =.=)

Posso lanciare pero' una domanda "polemica", a cui non chiedo pero' una risposta... mi basta che tutti ci pensiamo ognuno anche per conto suo: al di la' della Chiesa e di tutti i suoi indottrinamenti... noi siamo a favore o contro l'aborto? E, soprattutto, perche'?